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Dopo i sacchetti della spesa, in arrivo una nuova tassa sulla plastica

11 Gennaio 2018
Dopo i sacchetti della spesa, in arrivo una nuova tassa sulla plastica

Dopo i sacchetti della spesa bio e a pagamento è in arrivo una nuova tassa sulla plastica. Ecco di cosa si tratta

Dopo i sacchetti della spesa bio e a pagamento è adesso la volta degli imballaggi di plastica. Dopo la tassa sui sacchetti della spesa, infatti, è in arrivo una nuova tassa: la tassa sulla plastica.  Ecco di cosa si tratta.

La nuova tassa sulla plastica

Mentre in Italia imperversa la polemica sui sacchetti della spesa bio e a pagamento (leggi sul punto: Ecco la tassa sulle buste della spesa: solo bio e a pagamento), qualcosa di più grande ed imponente si sta già muovendo. È in arrivo, infatti, una tassa nuova di zecca: la tassa sulla plastica per difendere mari, animali, pesci, mammiferi e paesaggi dall’inquinamento. Ancora non si sa a spese di chi sarà combattuta questa necessaria battaglia per un “mondo più pulito”. Ciò che è certo è questa proposta viene direttamente dall’Europa. Il Commissario europeo al Bilancio, il tedesco Guenther Ottinger, infatti, ha promesso una «legislazione fiscale più incisiva» volta a debellare l’uso della plastica. Ciò in quanto, lo sanno tutti: ridurre il consumo della plastica è fondamentale per la sopravvivenza del nostro Pianeta e non c’è miglior modo di ridurre i consumi se non attraverso l’imposizioni di costi e tasse. Di qui la nuova tassa sulla plastica.

In arrivo la nuova tassa sulla plastica

La nuova tassa sulla plastica è prevista allo scopo di ridurre – a livello globale  –  i consumi della plastica inquinante. Di conseguenza, quindi, ne calerà la produzione e il gettito finirà direttamente nelle casse del bilancio europeo, andando così a colmare in parte quel buco da 12-14 miliardi, la cui voragine si aprirà dopo la Brexit. L’idea, come anticipato, è stata presentata dal commissario al bilancio europeo, Gunther Oettinger e  la proposta relativa alla nuova tassa sulla plastica sarà presentata il 16 gennaio.

La nuova tassa sulla plastica: chi la pagherà

Lo scopo è sicuramente nobile e più che condivisibile, ma passando al meno sofisticato livello pratico, ci si domanda: chi pagherà la nuova tassa sulla plastica? Chi dovrà mettere mano al portafoglio per un mondo più pulito? A pagare sanno i consumatori (come già avviene per i sacchetti della spesa) o i costi graveranno sui produttori? Ancora non si conosce la risposta. Il Commissario europeo, infatti, non ha voluto chiarire se questa tassa colpirà i produttori oppure i consumatori: «dobbiamo vedere come ridurre la quantità generale di plastica, se partendo dalla fabbricazione o dalla fine della catena di consumo», ha affermato. Non è ancora chiaro, inoltre, cosa andrà a colpire la tassa – se le componenti che si usano per fabbricarla oppure il prodotto finito – né se ci saranno esenzioni e deroghe, ad esempio, per prodotti di uso quotidiano come nel caso del latte o per motivi di igiene.

La strategia europea delle plastiche

La previsione della nuova tassa sulla plastica, in realtà, si inserisce nel novero di una più ampia strategia europea, vale a dire la cosiddetta “Strategia europea delle plastiche” ed è il frutto dell’imponente lotta che, da tempo, l’Unione europea conduce contro le plastiche inquinanti. Sul punto da Bruxelles il monito è chiaro: «noi utilizziamo e produciamo troppa plastica, che nonostante il riciclaggio finisce nei rifiuti». Inoltre, ad aggravare la situazione, si consideri che dal 1° gennaio 2018 la plastica non va più nemmeno più in Cina, dove “diventava giocattoli per bambini”, ha affermato il commissario; «dal primo gennaio la Cina ha chiuso il mercato e noi dobbiamo ridurre la quantità di plastica», ha poi aggiunto. Come? L’unico modo è disincentivarne la circolazione, attraverso l’aumento dei costi di produzione e/o di utilizzazione.

Come anticipato non sono ancora chiare le “modalità operative” di questa nuova tassa e molti punti restano ancora oscuri. Torneremo, pertanto, molto presto sull’argomento.


note

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Ad esempio gli imballaggi di apparecchiature elettroniche (tv, radio, pc, smartphon) giocattoli etc, una soluzione semplice per limitare l’uso della plastica sarebbe, a mio avviso, sostituire questa montagna di polistirolo con del cartone pressato, adatto allo scopo e completamente biodegradabile

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