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Molestie sessuali sul luogo di lavoro: tutte le novità

13 Gennaio 2018 | Autore:
Molestie sessuali sul luogo di lavoro: tutte le novità

Ecco le novità introdotte al codice delle pari opportunità in tema di molestie sessuali sul luogo di lavoro

Gli atti e i comportamenti lesivi della dignità delle persone non possono essere tollerati. Pertanto, quando questi si verificano sul luogo di lavoro è necessaria una reazione più aspra da parte dell’ordinamento verso il datore di lavoro responsabile e una tutela del lavoratore che ne è vittima. Ecco perché tra le novità in tema di molestie sessuali sul luogo di lavoro, spunta quella per cui il dipendente (sia esso un uomo o una donna) che denuncia il datore di lavoro per molestie sessuali non può essere licenziato o trasferito salvo che non abbia deliberatamente dichiarato il falso. Ma vediamo nel dettaglio le novità introdotte dalla legge di bilancio nel cosiddetto Codice delle pari opportunità [1] in punto di tutela di chi agisce in giudizio per molestie sessuali sul luogo di lavoro.

Molestie sessuali sul luogo di lavoro: quando scattano?

La legge [2] qualifica come molestie sul luogo di lavoro l’insieme di comportamenti indesiderati che vengono attuati per motivazioni che hanno a che fare con il sesso e che hanno l’effetto o lo scopo di violare oppure ledere la dignità di un dipendente generando un clima degradante, ostile, intimidatorio, offensivo o umiliante. Le molestie possono provenire da un uomo nei confronti di una donna, da una donna nei confronti di un uomo, da una donna nei confronti di una donna e da un uomo nei confronti di un uomo. Insomma, al di là dello stereotipo del dirigente che “ci prova” con la sua sottoposta, la varietà di circostanze possibili è molto ampia. Le molestie sul luogo di lavoro, inoltre, possono avvenire non solo durante l’orario di lavoro ma anche nel corso di eventi aziendali. Le molestie possono assumere diverse forme: può trattarsi della presentazione di materiale pornografico in ufficio, di un contatto fisico non gradito, di commenti equivoci sull’aspetto fisico di una persona, di insinuazioni e anche  di barzellette o battute che hanno a che fare con l’orientamento sessuale e il comportamento altrui.

Molestie sessuali sul luogo di lavoro: le novità del 2018

Come anticipato, la manovra di fine anno, in vigore solo da qualche giorno è intervenuta sulla normativa già esistente in punto di molestie sessuali sul luogo di lavoro, in particolare quella contenuta nel citato «Codice delle pari opportunità tra uomo e donna». L’intervento legislativo di fine anno inserisce due nuove previsioni: la prima è volta a ribadire come obbligo del datore di lavoro [2] sia quello di assicurare al lavoratore condizioni di lavoro tali da garantire l’integrità fisica e morale, nonché la sua dignità e prevenire il fenomeno delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro.

La seconda e fondamentale previsione è quella relativa alla nuova e più energica tutela nei confronti del lavoratore che agisce in giudizio per aver subito una molestia o una molestia sessuale sul luogo di lavoro. La nuova norma prevede che la lavoratrice o il lavoratore che agisce in giudizio contro le discriminazioni per molestia o molestia sessuale sul luogo di lavoro non può – se la misura è la conseguenza della denuncia stessa – essere:

  • sanzionato,
  • demansionato,
  • licenziato,
  • trasferito
  • o sottoposto ad altra misura avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro

Molestie sessuali sul luogo di lavoro: che succede in caso di licenziamento?

La finalità della norma sopra menzionata è quella di tutelare il lavoratore vittima della molestia da atteggiamenti ritorsivi da parte del datore di lavoro. Ne consegue che l’eventuale licenziamento ritorsivo o discriminatorio nei confronti del dipendente denunciante è nullo e questi ha diritto non già al risarcimento del danno, ma alla reintegra sul posto di lavoro. Allo stesso modo devono ritenersi nulli anche l’eventuale mutamento di mansioni nonché qualsiasi altra misura discriminatoria adottata nei confronti del denunciante. La disciplina in questione, ovviamente, opera nei casi in cui non sia accertata la malafede del lavoratore. Se questo, infatti, dichiara il falso con la finalità di giovarsi delle previsioni anzidette non può godere della tutela prevista dalla norma.


note

[1] D. lgs. n. 198 dell’11.04.2006, recante Codice delle pari opportunità tra uomo e donna e, in particolare.

[2] ai sensi dell’art. 2087 Cod. Civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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