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Figlio disoccupato: se i genitori non lo mantengono?

27 Gennaio 2018 | Autore:
Figlio disoccupato: se i genitori non lo mantengono?

L’obbligo di mantenere i figli disoccupati spetta ai genitori. Che fare però se i genitori non possono mantenerli? A chi, i genitori, possono chiedere aiuto se non riescono a mantenere i figli?

Il fenomeno dei figli che, pur in età avanzata, continuano a chiedere l“aiuto da casa” è dilagante. Nell’attuale periodo storico, infatti, non solo è aumentata l’età per andare in pensione, ma anche quella in cui i giovani raggiungono l’indipendenza economica. Il mondo del lavoro negli ultimi 10 anni è diventato molto avaro di opportunità soprattutto per i giovani, tanto che la disoccupazione degli under 25 è schizzata dal 21% al 35%, quella dei 25-30enni dall’11% al 21,4%. Le cose, però, potrebbero non andar meglio per i genitori, che parimenti potrebbero essere in forti difficoltà, con in più il peso di dover mantenere i figli. Sempre più spesso, dunque, ci si domanda: chi deve mantenere i figli disoccupati? La risposta è presto data: spetta ai genitori l’obbligo di mantenere i figli. Di tanto abbiamo parlato nell’articolo: Figlio disoccupato: chi lo mantiene?. Ebbene, dopo aver letto l’articolo, in molti ci hanno posto un altro interrogativo, vale a dire: cosa fare se i genitori non riescono a mantenere i figli? Eventi sopravvenuti e imprevedibili possono portare i genitori a non avere più la possibilità economica di mantenere i propri figli. Un’invalidità lavorativa, la perdita del posto per licenziamento, l’incremento delle spese mediche dovute a una malattia improvvisa, la stessa separazione e il conseguente divorzio tra i coniugi sono tutti eventi che possono mettere in ginocchio l’economia domestica. Ovvio che in questi casi i figli dovrebbero fare la propria parte, rimboccarsi le maniche e mettersi alla ricerca di un lavoro. Come anticipato, tuttavia, ciò non sempre è possibile. Cosa fare, dunque, in queste ipotesi? Cosa fare se i genitori non riescono a mantenere i figli? A tanto risponderemo nel presente articolo. Vediamo, dunque, cosa succede se i genitori non riescono a mantenere i figli, fino a quando i genitori devono mantenere i figli; se esiste un limite di età massimo del figlio maggiorenne al raggiungimento del quale non si è più tenuti in alcun caso al mantenimento dello stesso, cosa accade se i genitori non riescono a mantenere i figli disoccupati e a chi possono rivolgersi per chiedere un aiuto.

Fino a quando i genitori sono obbligati a mantenere i figli

L’obbligo dei genitori di mantenere i figli  sussiste per il solo fatto di averli generati, per cui vale sia per i figli delle coppie non sposate che per quelle unite da matrimonio. Non di meno, l’obbligo grava anche nei confronti dei genitori adottivi. Se i genitori si separano le cose non cambiano. In tal caso, tuttavia, la misura del mantenimento viene determinata dal giudice della separazione o del divorzio. In particolare, il tribunale fissa un contributo fisso mensile (cosiddetto assegno di mantenimento) a carico del coniuge che non vive con i figli, da versare in favore dell’altro. Tale contributo serve a coprire le spese fisse e ordinarie (scuola, acquisto di cibo, vestiario, ecc.). In più il giudice stabilisce che le spese straordinarie (ad esempio quelle mediche o per gite scolastiche) devono essere divise tra i genitori in misura percentuale (di solito al 50% ciascuno). genitori sono obbligati a mantenere i figli fino a quando questi non sono in grado di provvedere da soli alle proprie esigenze, il che coincide con l’inizio di un lavoro stabile e duraturo. Quindi, anche se maggiorenne, il figlio disoccupato o precario ha diritto a ottenere dai genitori l’assistenza economica.

Una volta divenuto maggiorenne il figlio va mantenuto?

L’obbligo di mantenere i figli riguarda sempre i figli minori e quelli affetti da handicap grave. In linea di massima, il mantenimento non viene meno, in automatico, con il compimento dei 18 anni, ma solo quando il figlio acquista una propria autonomia economica. Pertanto bisogna comunque provvedere ad assistere i figli maggiorenni disoccupati o privi di un’occupazione stabile, ossia tutti coloro che, non per loro colpa, sono economicamente non autosufficienti. Ne consegue che il giovane indolente che non conclude gli studi per pigrizia o che, pur avendo acquisito una formazione scolastica, non si dà da fare per cercare occasioni di lavoro, non può più ottenere il mantenimento anche se disoccupato. 

Figlio disoccupato: chi lo mantiene

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non cessa, automaticamente, con il raggiungimento della loro maggiore età, ma perdura immutato finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un comportamento inerte o di rifiuto ingiustificato dello stesso, il cui accertamento non può che ispirarsi a criteri di relatività, in quanto necessariamente ancorato alle aspirazioni, al percorso scolastico, universitario e post-universitario del soggetto ed alla situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione.

Fino a quando bisogna mantenere il figlio maggiorenne?

L’obbligo di mantenere i figli viene meno quando questi iniziano un’attività lavorativa che permette loro di raggiungere l’indipendenza economica oppure quando i genitori provano che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende da inerzia, rifiuto o abbandono ingiustificato del lavoro stesso da parte dei figli. 

Chi deve provare la raggiunta indipendenza economica del figlio?

Alla luce di quanto detto, dunque, spetta al genitore che chiede di essere esonerato dall’obbligazione di mantenere il figlio, fornire la prova che il figlio è divenuto autosufficiente, ovvero che il mancato svolgimento di attività lavorativa sia a quest’ultimo imputabile.

Esiste un limite massimo di età per il mantenimento del figlio?

Non è possibile prefissare un termine di durata dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni. Non esiste, dunque, un limite di età massimo del figlio maggiorenne al raggiungimento del quale non si è più tenuti al mantenimento dello stesso. Qualsiasi sia l’età del figlio l’obbligo cessa solo quando questo raggiunge l’indipendenza economica, ovvero non raggiunge l’autonomia per sua colpa.

Che fare se i genitori non possono mantenere i figli?

Ciò premesso, possiamo rispondere alla domanda che ci siamo posti ad incipit del presente articolo, vale a dire: che fare se i genitori non possono mantenere i figli. Per rispondere alla domanda partiamo da ciò che prevede la legge. Nel codice civile, infatti c’è una norma “chiave” per la risoluzione di questi problemi [1]. Sul punto, infatti, la legge dispone che  quando entrambi i genitori non hanno i mezzi sufficienti per mantenere i figli, gli altri ascendenti in ordine di prossimità sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere ai loro doveri nei confronti dei figli. Quando parliamo di ascendenti ci riferiamo ai nonni dei propri figli. Vi rientrano anche i bisnonni, ma non sempre sono in vita. Sul punto, è bene sapere che l’obbligo dei nonni di aiutare i genitori nel mantenere i figli (ossia i loro stessi nipoti) non rimane solo finché questi sono minorenni, ma – come per l’obbligo di mantenimento dei genitori – fino a quando non hanno la capacità di mantenersi da soli per aver trovato un reddito stabile e quindi l’indipendenza economica. Dunque, se i genitori non riescono a mantenere i figli potranno in primis chiedere aiuto ai propri genitori (i nonni dei propri figli) e ciò sia che i figli siano ancora minorenni, sia che gli stessi, sebbene maggiorenni, siano ancora disoccupati. In pratica,  quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti (e cioè i nonni) sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. Si parla, in tali ipotesi, di alimenti.

Attenzione, dunque, a non confondere gli alimenti con il mantenimento. Quest’ultimo ammonta a un importo più cospicuo di quello concernente gli alimenti che versano i nonni in favore dei nipoti, il quale è limitato a soddisfare il necessario per la vita (e non, invece, tutte le esigenze quotidiane, anche quelle non strettamente indispensabili per la sopravvivenza).

Alimenti ai nonni: quando si possono chiedere

Affinché i genitori che non riescono a mantenere i propri figli possano legittimamente chiedere l’aiuto dei nonni è necessario che ricorrano alcuni precisi presupposti. Vediamo quali.

Per poter chiedere il contributo dei nonni è necessario che entrambi i genitori – e non solo uno dei due – siano in condizioni di disagio economico. Pertanto, non scatta il diritto agli alimenti in caso di coniugi separati o divorziati quando non viene versato l’assegno di mantenimento se il genitore con cui i figli vivono è comunque in grado di mantenerli. Il dovere di mantenimento ha infatti carattere sussidiario, nel senso che se uno dei due genitori non può o non vuole adempiere al proprio dovere, l’obbligo di mantenimento spetta per intero all’altro genitore che deve far fronte a tali esigenze con tutte le sue sostanze e con la propria capacità di lavoro.

Per poter chiedere gli alimenti, quindi, è necessario che entrambi i genitori versino in stato di bisogno e cioè non siano in grado di far fronte alle esigenze fondamentali della propria vita per mancanza di adeguate sostanze patrimoniali e involontaria mancanza di un reddito di lavoro. Altro aspetto essenziale: il contributo dei nonni non va versato nelle mani dei nipoti (ad esempio con regali o con l’acquisto di abiti) ma in quelle dei genitori affinché stabiliscano le necessità dei figli e vi provvedano.

Alimenti: a quanto ammontano

Il contributo che i nonni devono versare in favore dei genitori deve essere proporzionato sia al bisogno dei nipoti, sia alle condizioni economiche dei nonni. Dunque, tale obbligo viene ripartito in base alle rispettive capacità economiche. Non è corretto allora pensare che, in presenza di tre nonni con una pensione media e uno benestante, a pagare gli alimenti sia solo quest’ultimo; al contrario dovranno contribuire tutti quanti, ma quello più ricco verserà di più degli altri.

Cosa succede se i nonni non versano gli alimenti? 

Se i nonni non versano gli alimenti, i genitori in stato di bisogno economico possono citarli in Tribunale e ottenere dal giudice una sentenza che li condanni a versare le somme necessarie per i loro figli. Spetta al genitore dimostrare i presupposti per il diritto agli alimenti, ossia lo stato di bisogno di entrambi i genitori e le capacità economiche dei nonni.


note

 [1] Art. 316bis cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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