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Risparmiometro: come il fisco controlla i nostri risparmi

15 Feb 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 15 Feb 2018



Il nuovo sistema ideato dall’Agenzia delle Entrate per controllare se i risparmi dei contribuenti depositati in banca sono congrui rispetto ai redditi dichiarati. In mancanza scatta la tassa sul risparmio. 

Dopo il Redditometro è la volta del Risparmiometro. L’Agenzia delle Entrate, infatti, per la lotta all’evasione fiscale ha pensato ad uno strumento per controllare i risparmi degli italiani depositati sui conti corrente. Se da un lato il Fisco con il redditometro controlla tutte le spese incompatibili con il reddito dichiarato, dall’altro il Risparmiometro va a controllare quanto non è stato speso. Secondo la logica del nuovo algoritmo, un contribuente che non effettua mai prelievi dal proprio conto corrente o lo fa molto di rado ha presumibilmente una certa quantità di contanti non dichiarati che gli servono per vivere.

In concreto il Risparmiometro va a misurare i risparmi dei contribuenti per valutare se questi sono compatibili con il reddito denunciato in dichiarazione dei redditi. Attraverso il risparmiometro, il Fisco può verificare la congruità tra la quantità di denaro conservata in banca e quella contenuta in dichiarazione dei redditi.

L’obiettivo del nuovo algoritmo messo in campo dall’Agenzia delle Entrate è quello di scovare i finti nullafacenti, ossia quei soggetti che vivono di “lavoro nero” ed hanno dei depositi di denaro in banca. Tuttavia, come ogni cosa, ciò potrebbe produrre degli effetti indesiderati in danno di quei contribuenti che si potrebbero trovare nella condizione di doversi difendere da inevitabili presunzioni di colpevolezza da parte del iisco.

Ma andiamo nel dettaglio e vediamo a cosa serve il risparmiometro, come funziona e come dovrebbe colpire.

Risparmiometro: come funziona?

Il risparmiometro sarà utilizzato in via sperimentale per tutto il 2018 e riguarderà i redditi dichiarati dalle persone fisiche nel 2013-2014, mentre dal 2019 sarà disponibile per le società e per le persone giuridiche. In sintesi il risparmiometro tiene sotto controllo i conti corrente e i risparmi, con l’obiettivo di veder chiaro sui risparmi dei contribuenti che devono essere congruenti con quanto dagli stessi dichiarato in sede di dichiarazione dei redditi. Per effettuare tali controlli il fisco utilizzerà il codice fiscale del contribuente sottoponendo ad analisi il conto corrente, i conti deposito, i titoli e le obbligazioni, i conti a deposito, le carte di credito, i prodotti finanziari, la vendita di oro e metalli preziosi, le gestioni patrimoniali ecc.

In sostanza il risparmiometro funziona in questo modo: l’Agenzia delle Entrate acquisisce dalle banche le informazioni in ordine alle somme presenti sul conto corrente del contribuente e confronta questo valore con il reddito da questo dichiarato. In base al tenore di vita del contribuente e alla fascia di reddito in cui questo si colloca, valuta la spesa che una famiglia dello stesso livello può mediamente sostenere: la differenza tra questi due valori costituisce il potenziale risparmio familiare. In questo raffronto, se il risparmio effettivo è superiore a quello stimato, allora scatta l’alert. In caso di incongruenze evidenti – ossia uno scostamento del 20% tra il dichiarato ed il risparmiato – scatta l’accertamento fiscale e l’eventuale applicazione della cosiddetta tassa sui risparmi, non sull’intera somma depositata ma solo su quella ritenuta eccessiva rispetto ai redditi dichiarati dal contribuente.

In questi casi l’Agenzia delle Entrate procede a chiedere giustificazioni al contribuente, instaurando il cosiddetto contraddittorio preventivo, all’esito del quale se le ragioni addotte dal contribuente non dovessero risultare convincenti o in ogni caso non dimostrabili, scatterà l’accertamento fiscale.

Risparmiometro: cosa controlla?

L’elenco dei dati controllati dal risparmiometro è davvero lunghissimo. Il risparmiometro, infatti, si applica a diversi strumenti finanziari con lo scopo di rilevare possibili incongruenze tra il risparmiato ed il dichiarato dai contribuenti.

In particolare, come anticipato, il risparmiometro verifica per conto dell’Agenzia delle entrate il conto corrente, il conto deposito titoli e/o obbligazioni, la gestione patrimoniale, i certificati di deposito e i buoni fruttiferi, carte di credito, prodotti finanziari emessi dalle assicurazioni, acquisto e vendita di oro e metalli preziose cc.

Risparmiometro: chi controlla?

Dal lato soggettivo, quanto ai contribuenti, il risparmiometro non sarà indirizzato solo a quelli più facoltosi. Esso, infatti, riguarderà tutti i cittadini residenti in Italia intestatari di uno o più conti correnti bancari o postali, conti deposito, buoni fruttiferi, carte di credito, prodotti finanziari ecc, con un codice fiscale valido presente nella banca dati dell’Amministrazione tributaria.

In pratica, stiamo parlando della maggior parte dei soggetti, ciascuno dei quali, può pertanto essere controllato con il risparmiometro.  La stortura del sistema sta, però, nel far partire degli accertamenti fiscali anche in danno di chi riceve degli aiuti economici da parte di genitori o familiari per far pronte alle spese quotidiane o impreviste.

Risparmiometro e privacy: vi sono violazioni?

Uno dei maggiori timori connessi alla nuova arma messa in campo dall’Agenzia delle Entrate riguarda le possibili violazioni della privacy dei contribuenti. Infatti con questo strumento il fisco saprà con esattezza quanti soldi ciascuno ha in banca, quanto viene risparmiato e quanto speso. Tutto ciò potrebbe trasformarsi in una inevitabile violazione della privacy.  In proposito è da dire che la sperimentazione del nuovo sistema di controllo antievasione ha ottenuto il via libera del Garante della Privacy, il quale ha ritenuto legittimo il trattamento dei dati purché strettamente finalizzato a tale attività di controllo dell’evasione fiscale.

A tal fine l’Agenzia delle Entrate ha messo a punto apposite misure di sicurezza, per evitare i rischi di accessi non autorizzati ai dati, soprattutto per quanto riguarda quello che è contenuto nell’archivio rapporti.

Risparmiometro: la tassa sul risparmio

Come detto in premessa, quando il sistema del risparmiometro riscontra una anomalia tra il reddito depositato in banca e quello dichiarato dal contribuente avvia degli accertamenti, all’esito dei quali se il contribuente non riesce a spiegare l’entità dei propri risparmi scatta l’accertamento fiscale, con la conseguenza che verrà applicata la tassa sui soldi depositati in banca. In questo modo sarà tassato il risparmio accumulato in banca se superiore rispetto al reddito dichiarato.

Se da un lato il risparmiometro ha il pregio di poter scovare gli evasori, dall’altro può condurre a delle ingiustizie sostanziali. Infatti, tassando il risparmio, si correrà il rischio di tassare due volte i soldi depositati in tutti quei casi in cui il contribuente abbia già provveduto a pagare le tasse e non abbia le prove documentali per  dimostrare la diversa origine del denaro (ad esempio da donazioni mensili di denaro da parte dei genitori).


note

Autore immagine: Pixabay.com


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