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Assegno senza clausola “non trasferibile”: come difendersi?

28 febbraio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 28 febbraio 2018



Stop alle maxi sanzioni per gli assegni privi del non trasferibile: si ritorna alla proporzionalità delle sanzioni con possibile sanatoria

Gli assegni bancari, circolari o postali di importo pari o superiore a mille euro devono riportare – oltre alle indicazioni relative a data e luogo di emissione, importo e firma – anche l’indicazione del beneficiario e la clausola «non trasferibile». Le sanzioni per chi detiene un assegno con importo pari o superiore a mille euro senza la clausola «non trasferibile» (ciò vale, quindi, sia per chi emette, sia per chi “gira”, che per chi riceve l’assegno) sono particolarmente elevate e variano da 3mila a 50mila euro. Si tratta, a ben vedere, di sanzioni a dir poco sproporzionate rispetto a quella che, il più delle volte, è una dimenticanza. Sul punto, infatti, non sono mancate le polemiche e la situazione è letteralmente esplosa nelle ultime settimane. Di tanto avevamo parlato nell’articolo: Assegno privo del non trasferibile e maxisanzioni: che fare?. Rispetto a quanto detto nel precedente articolo, c’è di nuovo che la commissione Finanze della Camera ha appena approvato un parere che impegna il Governo a ritornare alle sanzioni proporzionali agli importi versati con gli assegni irregolari.

Stop alle maxi sanzioni per gli assegni privi del non trasferibile

Addio, dunque, alle maxi sanzioni per gli assegni staccati senza la clausola “non trasferibile”; d’ora in poi la parola d’ordine sarà: proporzionalità. Per l’esattezza, il parere approvato chiede di commisurare le sanzioni, in particolare per le operazioni di importo esiguo, in conformità ai principi di adeguatezza e proporzionalità. Ma spieghiamoci meglio, procedendo con ordine.

Assegni e maxi sanzioni: l’origine del problema

Il problema delle maxi sanzioni previste per gli assegni, anche di piccoli importi, compilati per dimenticanza senza la clausola di “non trasferibilità”, in realtà, è figlio dell’inasprimento delle multe e delle sanzioni collegate alla normativa anti-riciclaggio, in vigore dal 4 luglio scorso [1] e rese molto più pesanti per colpire i delinquenti, ma che alla fine finiscono per colpire i cittadini ed i comuni risparmiatori, colpevoli  solo di non essersi informati a dovere. Le loro storie sono raccontate su un gruppo Facebook il cui nome è «Maxi sanzione per assegno privo del non trasferibile» ed impazzano sul web. Un 67enne pensionato voleva regalare un’automobile al figlio e si è ritrovato una multa di 6mila euro. Stessa  cosa è successa a un’ottantenne invalida dell’Orvietano che ha staccato un assegno da 10mila euro per aiutare la figlia: punita anche lei. Un impiegato di 44 anni aveva pagato il funerale del nonno con un assegno di dieci anni fa dell’importo di 4mila euro e aveva ricevuto la notifica del ministero del Tesoro: 6mila euro di sanzione se pagata entro 60 giorni, altrimenti 9mila euro. Stessa multa anche all’agenzia funebre, per una sanzione complessiva di 12 mila euro.

Il tutto per due parole mancanti: «non trasferibile».

Sul punto, infatti, è bene sapere che le sanzioni colpiscono anche (e soprattutto) quei risparmiatori che hanno blocchetti di assegni di vecchia data che non hanno mai utilizzato e li hanno staccati per importi a partire da mille euro a salire senza scrivere «non trasferibile» sullo strumento di pagamento. Se si guarda a chi è incappato nelle sanzioni, non è probabilmente sbagliato parlare di “migliaia” di casi a livello nazionale. Che fare, dunque, per evitare le sanzioni? Come difendersi dalle maxi sanzioni?

Assegno privo del non trasferibile: che fare?

È bene, dunque,  fare molta attenzione se si utilizzano moduli di assegno ritirati in banca da molto tempo e che non recano la dicitura «non trasferibile». Ed infatti, molti risparmiatori hanno blocchetti di assegni di vecchia data che non hanno mai utilizzato. Che fare dunque?

Ebbene, se la dicitura «non trasferibile» non è presente sull’assegno, ricordati che sei obbligato ad apporla tu se stai pagando un importo pari o superiore a mille  euro. Basterà che tu scriva, sulla facciata dell’assegno, «non trasferibile».

Proprio per questo, attualmente, le banche consegnano automaticamente alla clientela assegni con la dicitura prestampata «non trasferibile». Chi vuole utilizzare assegni in forma libera, purché si tratti di importi inferiori a mille euro, può presentare una richiesta scritta alla propria banca pagando un’imposta di bollo di 1,50 euro ad assegno (somma che la banca versa allo Stato). Qualora non si voglia corrispondere tale somma, si potrà continuare a utilizzare un assegno «non trasferibile» anche per importi inferiori a mille euro. 

Maxi sanzioni per assegno privo del non trasferibile: come difendersi?

Attualmente, l’unica via d’uscita è rappresentata dalla possibilità di inviare osservazioni al Mef per dimostrare la dimenticanza e cercare di ottenere uno sconto. Tuttavia, anche l’oblazione, ossia quel meccanismo con cui si riconosce la dimenticanza, l’errore o la svista nel momento in cui arriva la contestazione e quindi si accetta di pagare subito con uno sconto, è tutt’altro che conveniente: il margine di oscillazione è da un terzo della sanzione massima (16.666 euro) al doppio della minima (ossia 6mila euro) entro 60 giorni dalla contestazione effettuata dagli uffici del Ministero dell’Economia.

Maxi sanzioni per assegno privo del non trasferibile: le novità

Per cercare di rendere meno rigido il meccanismo, si sta studiando una soluzione. L’Abi, infatti,  ha segnalato al Ministero dell’Economia e delle Finenze la necessità di trovare un’equa soluzione nei confronti dei cittadini che non penalizzi, con sanzioni sproporzionate, comportamenti riconducibili a meri errori formali.

Ora anche il Parlamento prova a risolvere la questione in extremis e ha chiesto al Governo di riparametrare l’ impianto sanzionatorio all’effettiva entità della violazione con un parere (relatore Sergio Boccadutri) che segnala “l’opportunità di adottare correttivi tesi ad evitare i potenziali effetti distorsivi derivanti dalla previsione di sanzioni amministrative pecuniarie con un minimo e un massimo edittale determinato ma non ancorato all’ entità dell’ importo trasferito in violazione” e chiede di “assicurare che la sanzione amministrativa pecuniaria, e la relativa oblazione, sia ragionevole e proporzionata rispetto al valore dell’ operazione posta in essere in violazione delle norme, in particolare per le operazioni di importo esiguo“.

Come anticipato, il parere dell’onorevole Sergio Boccadutri è stato approvato commissione Finanze della Camera. Ben presto, dunque, le sanzioni si abbasseranno e risponderanno alla logica delle percentuali e della proporzionalità rispetto alla violazione commessa, che – come già detto – il più delle volte è frutto di una dimenticanza. Si è parlato anche della possibilità di una sanatoria con riferimento alle precedenti sanzioni, ma qui forse entriamo nel campo minato delle promesse elettorali.

note

[1] D. lgs. n. 90 del 25.05.2017.

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