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Professionisti: come avvengono i nuovi controlli del fisco

20 Marzo 2018 | Autore:
Professionisti: come avvengono i nuovi controlli del fisco

Professionisti  “sotto assedio”: ecco come avvengono i nuovi controlli fiscali e come funziona il nuovo incrocio dei dati

L’occhio attento del Fisco non fa sconti a nessuno. È ora la volta dei professionisti, quali avvocati, commercialisti, consulenti, ingegneri, architetti, geometri, notai, dentisti, odontoiatri e chi più ne ha più ne metta. Attualmente, i professionisti sono tutti nel mirino dell’Agenzia delle Entrate con una raffica di accertamenti fiscali. Si fanno più stringenti, infatti, i controlli del Fisco sui professionisti: le verifiche programmate sugli studi professionali, insieme a quelle sulle piccole imprese, sono 140mila quest’anno, in linea con l’anno scorso. Ma sono destinate a crescere al ritmo di 10mila in più nel 2019 e nel 2020.

In proposito, è bene sapere che l’Erario ha messo a punto nuovi sistemi di controllo e di incrocio dei dati per scovare gli evasori. In particolare, molto più rilievo assumeranno le strategie di controllo che puntano a ricostruire gli importi non dichiarati partendo da indizi più o meno probanti, dall’agenda degli appuntamenti ai consumi di carta e materiali di cancelleria. Occhio, inoltre, a non sponsorizzare troppo la propria attività, se d’altro canto si fattura o si dichiara poco. Tale “esultanza” potrebbe destare non pochi sospetti e dare il via ad imminenti controlli dell’Agenzia delle entrate. Di recente, infatti, il fisco ha preso di mira i siti internet e le fanpage di facebook di chi svolge un’attività professionale o commerciale. Per saperne di più leggi: Fisco: controlli su siti web e pagine facebook. Molte volte, dunque, a ritorcersi contro i professionisti (ma ciò vale anche, più in generale, per tutti i contribuenti) è la loro stessa vanità. Sul punto si consiglia l’attenta lettura dell’articolo:Controlli del fisco sul tenore di vita da facebook .

Ciò premesso, vediamo più nel dettaglio come il fiso controlla i professionisti, in cosa consiste il nuovo incrocio dei dati da parte del fisco e cosa si rischia in caso di irregolarità.

Controlli del fisco: come funzionano

Cominciamo innanzitutto con il dire che il fisco  tiene sotto controllo il tenore di vita di tutti noi e quando le uscite diventano troppe rispetto alle entrate scattano gli accertamenti fiscali. Il ragionamento alla base di tutto è il seguente: ognuno di noi non può spendere più di quanto guadagna. Se, al contrario, gli acquisti sono superiori alle entrate di almeno il 20%, le possibilità che non si stia cercando di evadere le tasse sono davvero poche: o hai vinto al gioco, o hai ricevuto una donazione (ed in entrambi i casi va dimostrato) o stai ricevendo pagamenti in nero. Il mezzo attraverso il quale il fisco esegue questi controlli è il redditometro: le spese devono essere coerenti con la dichiarazione dei redditi di ognuno, altrimenti l’Agenzia delle Entrate potrebbe insospettirsi e far scattare l’accertamento fiscale. In ambito tributario, inoltre, assumono molto rilievo le presunzioni. Queste ultime, secondo quanto stabilito dal legislatore [1], sono le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire ad un fatto ignorato. In altre parole, tramite una presunzione è possibile accertare un fatto attraverso un ragionamento logico che da un fatto conosciuto deduce un fatto non conosciuto. Con particolare riferimento alla dichiarazione dei redditi, la legge espressamente stabilisce che una eventuale incompletezza, la falsità o l’inesattezza dei dati in essa indicati ovvero l’esistenza di attività non dichiarate possono essere desunte sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise, e concordanti [2]. Per porre in essere tali accertamenti, il Fisco si avvale dei cosiddetti studi di settore, vale a dire di strumenti per identificare la capacità reddituale potenziale del contribuente medio di ogni categoria economica tramite l’analisi dei dati dichiarati e di altri elementi extracontabili.

Come il fisco controlla i professionisti

In realtà, come rivela il Sole 24 ore, ultimamente è drasticamente sceso il ricorso agli studi di settore che un tempo, invece, erano l’arma privilegiata delle Entrate. Destinati a scomparire, infatti, gli studi di settore ora rappresentano solo lo 0,8% dei controlli portati a buon fine. E allora come avvengono i controlli del Fisco sui professionisti? Scopriamolo insieme.

I nuovi controlli del fisco sui professionisti

Come anticipato, d’ora in poi saranno presi di mira indizi e sospetti. Sul punto, inoltre, abbiamo già messo in guardia i nostri lettori circa la “pericolosità” di lavorare troppo gratis. Chi lavora molto, ma fattura poco attirerà i sospetti dell’Entrate e, con molta probabilità, sarà sottoposto all’accertamento fiscale. Si consiglia, dunque, di fare molta attenzione alle «rinunce al compenso» o ai cosiddetti «nulla a pretendere» rilasciati alla clientela. Per saperne di più leggi: Lavorare gratis: quali rischi con il Fisco?.

Ciò chiarito, ecco come il fisco controlla i professionisti.

Come il fisco controlla i professionisti in generale

Innanzitutto, il fisco esegue un controllo tra le fatture attive e le informazioni nell’anagrafe tributaria relative ai redditi di lavoro autonomo percepiti. I controlli, inoltre, gravano sui cosiddetti “costi residuali” per individuare l’inserimento di spese non correlate all’attività esercitata o non documentate. Attenzione, inoltre, al fitto figurativo dei locali ove si svolge l’attività,  o all’antieconomicità di canoni corrisposti a società riconducibili ai professionisti stessi. Un’altra incongruenza tra il reddito dichiarato e le spese sostenute, infatti,  può essere rivelata dal fitto dei locali o dall’eventuale mutuo acceso con la banca per pagare l’acquisto dello studio. Stesso discorso riguarda l’assicurazione e il massimale coperto per il rischio da responsabilità professionale.

Di recente, gli ispettori del fisco hanno utilizzato, come strumento di verifica sui conti dei professionisti, l’acquisizione dell’agenda degli appuntamenti (o, per gli avvocati, quella delle udienze), dalla quale risulta la clientela che entra ed esce dallo studio. In generale, inoltre, un professionista che viaggia tanto, sia che lo faccia per svago o per lavoro, non può dichiarare un reddito modesto. Sulla base di questa equazione, il fisco passa in rassegna anche gli addebiti del Telepass sulla carta di credito.

E ancora, i consumi di carta e dei materiali di cancelleria possono essere una spia delle attività svolte quando i relativi costi vengono riportati in contabilità.

Come già detto, anche l’esistenza di un sito internet può essere rivelatrice di una capacità contributiva quando, ad esempio, viene descritta l’attività eseguita, la clientela e le prestazioni normalmente rese.

Come il fisco controlla avvocati e studi legali

Per quanto riguarda più in particolare avvocati o studi legali, molta rilevanza assume la stampa locale e nazionale nonché specializzata, di informazioni, anche relative a fatti di cronaca, che possono riguardare l’attività professionale. In altre parole, non si può dichiarare poco al fisco e poi comparire sui giornali.

Nulla vieta, inoltre, che il fisco effettui ricerche presso organi giurisdizionali in ordine alle cause patrocinate presso tribunali, commissioni tributarie, giudici di pace, Tar o attraverso l’ispezione di registri relativi ai ruoli, esecuzioni, sentenze, eccetera. Per i legali che seguono cause dinanzi alla Corte dei conti si presume, dato l’esiguo numero degli esercenti, una parcella più rilevante per le cause concluse con esito positivo. Può essere esaminato il registro dei colloqui con i detenuti, individuando quelli ai quali ha partecipato il professionista. È ritenuto efficace l’invio di un questionario per i clienti matrimonialisti.

Come il fisco controlla ingegneri, architetti e geometri

Il primo controllo dell’Agenzia delle Entrate per quanto riguarda ingegneri, architetti e geometri si riversa sul costo del software di grafica, di calcolo strutturale, ecc.; ci sono poi le relazioni tecniche, gli elaborati, i progetti e calcoli depositati presso uffici pubblici. I verificatori, inoltre, possono reperire autonomamente i documenti presentati in via telematica attraverso la piattaforma Sister. Nella determinazione dei compensi del professionista va attribuita rilevanza alla bravura, quotazione sul mercato, presenza su riviste, ecc.

Controlli fiscali sui notai

Per i notai il controllo è ancora più semplice visto che tutti gli atti sono soggetti a registrazione. Gli ufficiali del fisco possono controllare gli atti pubblicati sui registri pubblici e sui repertori per poi controllarli con le fatture emesse.

Controlli fiscali su dentisti e odontoiatri

A rivelare la capacità contributiva dello studio dentistico è soprattutto la quantità di materiali medici e paramedici usati, il numero di protesi acquistate (capsule, ponti, protesi, ecc.), i guanti, le tovagliette e i bicchieri (tenendo comunque conto di una percentuale utilizzata per campagne di prevenzione dentale, visite di controllo, visite per consulenza, ecc.).

Come il fisco controlla commercialisti e consulenti fiscali

Per quanto concerne i controlli fiscali su commercialisti e consulenti fiscali, è bene sapere quanto segue.

Per la tenuta della contabilità semplificata, generalmente, il compenso è ragguagliato al numero delle fatture attive e passive registrate con la previsione di un onorario minimo mensile. Per la tenuta della contabilità ordinaria il compenso e ragguagliato al numero delle registrazioni contabili sul libro-giornale (distinguendo tra semplici e complesse), ovvero al volume d’affari. I compensi relativi a prestazioni in occasione di operazioni straordinarie (fusioni, conferimenti, aumenti di capitale, eccetera) sono solitamente determinati proporzionalmente al totale dei valori coinvolti. Per l’assistenza e la rappresentanza tributaria, gli onorari sono determinati in funzione del tempo impiegato e del valore della pratica e il compenso relativo alla difesa tecnica dinanzi alle Commissioni tributarie è solitamente rapportato, oltre che alla complessità della causa, al risparmio d’imposta eventualmente conseguito a seguito della decisione dell’organo giudicante. Le cause tributarie risultano negli archivi informatizzati e cartacei degli uffici dell’agenzia delle Entrate. Rileva, inoltre, il confronto tra la potenza dei programmi per l’elaborazione dei bilanci e i bilanci redatti, la quantità di carta, o altra cancelleria, occorrente per la redazione delle dichiarazioni fiscali e le dichiarazioni apparentemente elaborate.

 

 


note

[1] Art. 2727 Cod. Civ.

[2] Art. 39, comma 1, lett. d, del D. P. R. n. 600/73.

Autore immagine: Pixabay.com


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