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Tari: può essere ridotta per la casa di villeggiatura?

28 Mar 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 28 Mar 2018



L’imposta sulla spazzatura può essere pagata in misura ridotta se la casa è abitata per pochi periodi dell’anno?

Il sentimento di ingiustizia avverso il pagamento integrale di un tributo per un servizio di cui si fruisce poche settimane l’anno è molto diffuso tra molti contribuenti proprietari di una seconda casa uso villeggiatura. Eppure, anche per loro c’è una novità: la riduzione del 30% della tariffa sui rifiuti.

Attenzione, però! Non si tratta di una novità di legge ma dell’affermazione di un giudice, della Commissione Tributaria Provinciale di Massa Carrara per l’esattezza [1]. La sentenza della Commissione Tributaria, peraltro, giunge in un periodo in cui la Tari è al centro del dibattito: è di dominio pubblico, infatti, il fenomeno della duplicazione della quota variabile sulle pertinenze delle abitazioni. Ne abbiamo parlato in  Tari gonfiata: scatta la corsa al rimborso.

Ma torniamo al caso in questione ovvero della riduzione della tari per la casa di villeggiatura e vediamo di capirne di più.

Tari: quando può essere ridotta?

Come detto, la possibilità di ottenere una riduzione nel pagamento della Tari per la seconda casa di villeggiatura, abitata per brevi periodi l’anno, arriva dalla Commissione Tributaria Provinciale di Massa Carrara. La sentenza in questione rappresenta un importante precedente giurisprudenziale in materia di Tari, sicuramente una sentenza unica nel suo genere visto che, la giurisprudenza è perlopiù dell’idea di riconoscere ampio potere agli enti comunali di fissare le tariffe della spazzatura liberamente, secondo i propri regolamenti.

La sentenza, dunque, costituisce un importante punto fermo per tutti quei contribuenti che si trovano a vivere il medesimo sentimento di ingiustizia e ritengono davvero insostenibili i costi in termini di imposte della seconda casa. La Ctp di Massa Carrara, in sostanza, ha statuito che va ridotta l’imposta rifiuti per la seconda casa uso villeggiatura quando si tratta di immobile disabitato durante l’inverno e il proprietario non è residente. La tassa sui rifiuti, quindi, è illegittima se calcolata senza considerare la potenziale quantità e qualità di rifiuti producibili dall’utente.

Tari: il principio della sentenza?

Il principio su cui si poggia la sentenza trae origine dalla considerazione che la Tari, è pensata secondo il meccanismo di origine europea «chi inquina paga». In ragione di questo principio e dei principi costituzionali di equità e capacità contributiva [2], la Tari (per intero) può essere applicata solo ai residenti, mentre è illegittima la stessa tariffa applica anche ai non residenti, coloro cioè che in gran parte dell’anno lasciano la casa disabitata e non utilizzata, producendo così meno rifiuti. È questo il caso dei proprietari di seconde case utilizzate per le vacanze estive. Sulla base di queste interessanti motivazioni, la Ctp di Massa Carrara, disapplicando il Regolamento adottato dal medesimo Comune, ha parzialmente annullato gli avvisi di pagamento relativi ad alcune annualità emessi nei confronti di un contribuente titolare nel suddetto Comune di una seconda casa (adibita a luogo di vacanze estive) ritenendo congruo applicare sulla cosiddetta «quota variabile» una riduzione del 30%.

Nel caso di specie, la tariffa era stata adottata dal Comune in forza del «metodo normalizzato» [3], in base al quale l’ammontare dell’imposta è calcolato in via presuntiva su una stima (valore normalizzato) del rapporto mq/abitanti dell’immobile. La dirompenza della sentenza in commento sta anche nel fatto che un giudice è entrato nel merito di una scelta amministrativa, stabilendone l’illegittimità in quanto incompatibile con il principio comunitario del «chi inquina paga».

D’altra parte è proprio l’Unione europea a stabilire [4] che la tassazione sui rifiuti deve essere collegata quanto più possibile alla loro effettiva produzione. Ne consegue, secondo il Giudice, che il potere regolamentare dei Comuni va esercitato nel rispetto di questo principio. Anche la normativa nazionale [5] si pone sullo stesso piano quando riconosce all’ente locale la facoltà di commisurare la tariffa alla quantità e alla qualità di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti.

note

[1] Ctp Massa Carrara, sent. n. 182.1.17 del 3.11.2017.

[2] Ex art. 53 Cost. 

[3] Dpr 158 del 1999.

[4] Art. 14, Dir. 2008/98/Ce del 19 novembre 2008.

[5] L. n.  147/2013.


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