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Successione: tasse da pagare

2 maggio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 2 maggio 2018



Tasse di successione sull’eredità: su cosa si applicano, come funzionano, come si calcolano, quando e come si paga l’imposta di successione

La tassa di successione è un’imposta che gli eredi devono pagare sul patrimonio lasciato dal defunto. Sul punto, è necessario innanzitutto dire che l’imposta di successione non sempre è dovuta: il meccanismo di esenzione dal pagamento di questa imposta, in sostanza, dipende dalla combinazione di tre elementi: il valore dell’asse ereditario; il grado di parentela; l’applicazione delle cosiddette aliquote e franchigie.  Ma procediamo con ordine. Vediamo allora su cosa si applica l’imposta di successione e qual è la sua base imponibile; come funzionano le tasse di successione, come si calcolano; chi paga le tasse di successione sull’eredità; come e quando si paga l’imposta di successione.

Tasse di successione: su cosa si applicano

L’imposta di successione non si applica sui beni e sui diritti caduti in successione; l’imposta di successione, più precisamente, si applica sull’asse ereditario netto, vale a dire la differenza tra i beni e i diritti caduti in successione meno le passività.

Facciamo un esempio per comprendere. Se un soggetto muore lasciando 4 appartamenti e un deposito bancario di 500mila euro, la base imponibile su cui applicare l’imposta di successione non sarà costituita dalla somma del valore dei 4 appartamenti più i 500mila euro, poiché è necessario calcolare anche le passività. Quindi, se ad esempio, il de cuius aveva dei mutui dobbiamo anche stabilire quale era il debito esistente al momento del decesso nei confronti della banca per stabilire di cosa si compone l’asse ereditario netto sul quale, poi, applicare l’imposta di successione.

Ecco un altro esempio per capire meglio. Io sono proprietario di un appartamento, ma ho fatto un mutuo di 100mila euro per comprarlo. Quindi ho, contemporaneamente, un componente attivo costituito dall’appartamento (che vale 100mila euro), ma ho anche una passività perché devo restituire alla banca 100mila euro. Poniamo che al momento del mio decesso, di questi 100mila euro, ne ho restituiti alla banca 40mila. Residuerà allora un debito di 60mila euro. Ebbene, la base imponibile dell’imposta di successione non sarà il valore dell’appartamento (100mila euro), ma sarà 100mila euro meno 60mila euro (40mila euro).

Tasse di successione: la base imponibile

La base imponibile su cui si calcola l’imposta di successione, dunque, è la differenza tra le attività del defunto (immobili, titoli azionari, azioni, depositi bancari) e, dall’altro lato, le passività, cioè i debiti che il de cuius ha al momento del decesso nei confronti di chiunque (verso le banche, verso il fisco, verso i propri dipendenti, ecc.).

Imposta di successione: come si applica

Il meccanismo di applicazione dell’imposta di successione risente del grado di parentela che lega il de cuius agli eredi o ai legatari. Di conseguenza, le aliquote dell’imposta di successione sono tanto più alte quanto più è largo il rapporto di parentela; al contrario, le aliquote sono tanto più basse quanto più è stretto il rapporto di parentela. Quindi le aliquote crescono in relazione al grado di parentela.

Ma perché? Rispondere è semplice: si ritiene che, quando il rapporto di parentela è stretto, l’erede o il legatario abbiano contribuito a formare quella ricchezza che però è rimasta intestata alla persona defunta. Se anche in tali ipotesi le aliquote sono alte, si rischia di far pagare al contribuente un’imposta su una ricchezza che egli stesso ha contribuito a realizzare, il che non sarebbe giusto. Si pensi al caso del figlio che per anni lavora nell’azienda del padre. Se l’azienda vale x, ciò è anche grazie al figlio, allora è bene che il prelievo fiscale sia basso.

Imposta di successione: categorie di contribuenti

Ciò posto, con riferimento all’imposta di successione, sono previste 4 categorie di contribuenti, alle quali corrispondono diverse aliquote e franchigie.

Le categorie sono le seguenti:

  • Coniuge e figli;
  • Fratelli e sorrelle;
  • Altri parenti fino al 4° grado;
  • Altri soggetti (anche estranei e non parenti).

Imposta di successione: aliquote e franchigie

Ebbene, per ognuna di queste categorie è previsto un diverso tassamento fiscale. In particolare, la diversità è legata al meccanismo delle aliquote e delle franchigie. Ecco i dettagli.

  • Coniuge e figli, parenti stretti: l’imposta di successione si applica per la parte che eccede 1 milione di euro. Quindi abbiamo un abbattimento di 1 milione di euro. Ciò significa che fino a un milione di euro, coniuge, figli e parenti stretti non pagano la tassa di successione. Se l’eredità supera questa soglia, si dovrà pagare la tassa relativa all’importo in eccesso, con aliquota del 4%.
  • Fratelli e sorelle: in questo caso, la tassa di successione deve essere pagata solo nel caso in cui il patrimonio, in eredità, supera la franchigia da 100 mila euro. Se la propria quota è superiore alla soglia, si applica un’aliquota pari al 6% sulla parte eccedente.
  • Altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini in linea correlata entro il 3°:  per nipoti, zii e cugini di primo grado e suoceri e cognati non vale alcuna franchigia, e si applica un’aliquota tassa di successione pari al 6%.
  • Altri soggetti: nessuna franchigia e aliquota all’8%.
  • Eredi disabili: è prevista una franchigia più alta, pari a 1.500.00 euro.

Inoltre, è bene sapere che con l’entrata in vigore del Decreto semplificazione sono cambiati gli obblighi di dichiarazione di successione. Ed infatti, non è più previsto l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione quando il patrimonio del defunto non supera 100mila euro e se nel patrimonio non sono compresi beni immobili e diritti immobiliari. Novità che ha evidentemente agevolato tutte le successioni che riguardano patrimoni non particolarmente consistenti.

Tassa di successione: come si paga

Presentando la dichiarazione di successione, è l Agenzia delle Entrate a calcolare l’ammontare della tassa di successione da pagare. L’imposta, dunque, a seguito della presentazione di dichiarazione di successione, viene calcolata e richiesta direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Va pagata entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione. A partire dal primo Gennaio 2017 l’adempimento potrà avvenire solo ed esclusivamente con il modulo F24.

Tassa di successione su beni immobili

Per quanto riguarda i beni immobili, vanno pagate le imposte catastali e ipotecarie, come accade per una normale compravendita. Le imposte vanno pagate prima di inoltrare la dichiarazione di successione. Il valore catastale viene calcolato moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5%.

Per i terreni edificabili si moltiplica per 90 il reddito dominicale rivalutato del 25%.

L’imposta ipotecaria per tutti gli eredi è del 2%. Si può usufruire dell’agevolazione come prima casa, se gli eredi utilizzano l’immobile ad abitazione principale.

Tassa di successione: quando si paga

Come anticipato, l’imposta di successione viene liquidata direttamente dall’Agenzia delle Entrate. La liquidazione avviene entro il terzo anno successivo alla dichiarazione di successione (o entro il quinto anno, se la dichiarazione è omessa). La dichiarazione di successione va resa da eredi o legatari (oppure curatori, esecutori testamentari o trustee, in caso di trust) all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dal decesso del titolare dei beni. La dichiarazione è un modulo, reperibile sul sito dell’Agenzia e trasmissibile anche in via telematica con apposito programma, da compilare con i dati del defunto, i dati degli eredi, i beni che passano in eredità, le quote di proprietà su questi beni in caso di più eredi. Sul punto per maggiori approfondimenti, consigliamo la lettura della nostra guida: Dichiarazione di successione: cos’è e chi deve farla?

Tassa di successione: si può pagare a rate?

La tassa di successione può essere rateizzata. L’importante è che la richiesta venga fatta contestualmente al versamento della prima rata. L’erede può versare subito il 20% della tassa e chiedere per il resto una rateizzazione in 8 rate trimestrali o in 12, se l’importo supera i 20mila euro. Attenzione: il mancato pagamento di una o più rate fa decadere tutto: si perde il beneficio a proseguire nel pagamento rateizzato e l’importo residuo viene interamente iscritto a ruolo per una riscossione forzata, con aggiunta di spese, interessi ed eventuali sanzioni.

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