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Quanti raccomandati ci sono in Italia?

21 Mag 2018


Quanti raccomandati ci sono in Italia?

> Business Pubblicato il 21 Mag 2018



Giovani disoccupati: è vero che c’è la crisi, ma anche la pigrizia gioca la sua parte, così come le continue raccomandazioni di parenti e amici

Trovare un lavoro è difficile, soprattutto se si ambisce al mito  – tutto italiano –  del posto fisso. La strada verso un impiego appagante e redditizio è spesso in salita, poiché lastricata di studio, impegno, devozione, sacrifici, pazienza e, talvolta, anche amare delusioni. Si pensi ad un colloquio di lavoro, magari l’ennesimo, andato male; si pensi  a coloro che studiano una vita, ma non riescono a superare un concorso pubblico. Ecco che allora,  come spesso accade quando la strada si fa troppo lunga, si cerca una scorciatoia: la raccomandazione. Ecco che allora l’interrogativo sorge spontaneo: quanti raccomandati ci sono in Italia? A tanto risponderemo nel presente articolo. Vi avvisiamo sin d’ora che i dati non sono confortanti. 

Giovani disoccupati: qual è il problema? 

Prima di parlare di numeri e rispondere all’interrogativo che ci siamo posti, è importante soffermarsi su un altro aspetto: la pigrizia dei giovani. È vero c’è la crisi e sicuramente il mercato del lavoro è molto avaro di opportunità negli ultimi tempi. Prima di lamentarsi troppo, tuttavia, si tengano a mente i dati che seguono.

Ebbene, secondo i dati raccolti dall’Istat, solo 4 giovani disoccupati su 10, soprattutto laureati, sarebbero disponibili a trasferire per motivi di lavoro la propria residenza. Leggendo il dato da un altro punto di vista, tre giovani su cinque non sarebbero dunque disposti a cambiare casa per trovare lavoro. “A parità di istruzione, le maggiori disponibilità a traslocare, anche all’estero, si riscontrano in giovani provenienti da ambienti familiari culturalmente più elevati”, annota l’Istat.

Ora, vero è che anche trasferirsi implica costi e spese non indifferenti. I giovani d’oggi, tuttavia, preferiscono restare a casa, magari risparmiando; piuttosto che investire sul proprio futuro altrove.

Risultato:  6 giovani disoccupati su 10 non sono disposti a trasferirsi per trovare un lavoro. Quindi: meglio disoccupati, purché con mamma e papà.

Quanti raccomandati ci sono in Italia?

Un altro dato, tutt’altro che confortante, riguarda il numero di raccomandati, tant’è che l’Italia può tranquillamente definirsi come il Paese dei raccomandati, o meglio come il Paese dei figli di … (in senso buono eh, non fraintendete). In sostanza, è stato calcolato che 4 giovani su 10 trovano lavoro dopo una “raccomandazione” di parenti o amici. Dunque, non per merito; ma solo grazie all’aiuto da casa, “conoscenze in comune” o “segnalazioni” più o meno vincolanti da parte di parenti o amici. In una parola: raccomandazione.

L’altro lato della medaglia? I raccomandati non sono soddisfatti.

Secondo l’Istat “tra i laureati del 2011 occupati nel 2015 uno su tre ha trovato lavoro grazie all’inserzione su giornali o internet o l’invio del curriculum a datori di lavoro. Chi trova lavoro con canali formali dichiara una maggiore soddisfazione per l’impiego ottenuto”.

Chi non ha “faticato” per trovare un impiego invece dichiara spesso instabilità e soprattutto insoddisfazione.

Per trovare lavoro serve un’istruzione più bassa

Un altro dato inquietante? I giovani non hanno più fiducia nell’istruzione, poiché credono che studiare non serva praticamente a nulla. Spiga l’Istat: “il 41% dei diplomati e il 31,4% dei laureati dichiarano che per svolgere adeguatamente il proprio lavoro sarebbe sufficiente un più basso livello di istruzione rispetto a quello posseduto”. 

Quante donne lavorano in Italia?

Ecco la ciliegina sulla torta: l’occupazione femminile è salita negli ultimi tempi ed ha raggiunto quasi il 49%, mal’Italia è penultima nella classifica europea sulla quota delle donne che lavorano. In particolare, nel 2017 “per il quarto anno consecutivo” il tasso di occupazione generale cresce, attestandosi al 58%, “ma è ancora 0,7 punti percentuali sotto il livello del 2008 e lontano dalla media Ue”.


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