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Che differenza c’è tra interessi corrispettivi e moratori?

21 maggio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 21 maggio 2018



Gli interessi sono i frutti del denaro calcolati secondo parametri stabiliti dalla legge. Essi possono essere corrispettivi quando fanno da remunerazione per l’uso di denaro altrui o moratori quando sono legati al ritardo nell’inadempimento di una obbligazione. Vediamo i dettagli

Per comprendere cosa sono gli interessi legali e che differenza c’è tra interessi corrispettivi e moratori bisogna fare immediato riferimento al denaro. Il concetto di interesse, infatti, è legato in maniera molto stretta al denaro: questo è un bene fruttifero, ossia in grado di produrre frutti. Nel linguaggio giuridico le obbligazioni aventi ad oggetto una somma di denaro sono dette obbligazioni pecuniarie ed esse producono dei frutti, gli interessi appunto.

Nel mondo dei rapporti giuridici, il solo fatto di possedere e disporre di denaro che appartiene ad altre persone determina la maturazione di interessi, ossia appunto i frutti prodotti dal denaro. Questi interessi, a seconda della loro funzione, si definiscono remunerativi e corrispettivi poiché fanno da corrispettivo per l’uso del denaro altrui.
Per fare un esempio: il mutuatario che prende in prestito una somma di denaro dalla banca, dovrà restituirle oltre al capitale anche gli interessi a titolo di corrispettivo per il prestito di denaro.

Interessi legali e convenzionali

Il tasso d’interesse, è la misura degli interessi, espressa in percentuale del capitale in relazione ad un determinato lasso di tempo considerato. Questo viene detto legale quando è stabilito dalla legge – ed in tal caso si parla di interessi legali. Tuttavia, l’autonomia privata è libera quanto alla determinazione del tasso degli interessi, per cui la misura del tasso di interesse può essere pattuita d’accordo tra le parti. In ogni caso, eventuali interessi superiori alla misura legale devono essere pattuiti e richiedono il consenso del debitore. Proprio perché devono essere oggetto di specifico accordo scritto, questi interessi si definiscono interessi convenzionali. In mancanza di espressa pattuizione, dunque, gli interessi vengono applicati nella misura legale. 
Gli interessi convenzionali, pur potendo superare il tasso legale non possono essere fissati in misura sproporzionata, divenendo in tal caso tassi usurari con conseguente nullità della pattuizione che li prevede.

Interessi legali: come si calcolano?

Come anticipato e come dice la stessa parola, gli interessi legali sono tali perché calcolati sulla base del tasso legale, stabilito cioè dalla legge [1] che prevede che il tasso degli interessi legali deve essere determinato annualmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con decreto, da pubblicarsi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore ai dodici mesi, e tenuto conto del tasso di inflazione che è stato registrato nel corso dell’anno.

Gli interessi legali, ossia i frutti civili del capitale altrui utilizzato, sono dunque riconosciuti e determinati dalla legge: i crediti liquidi ed esigibili di somme di denaro producono interessi di pieno diritto, salvo che la legge o il titolo stabiliscano diversamente [2].

Interessi legali: tasso 2018

L’interesse è calcolato secondo una percentuale del capitale, detto tasso o saggio di interesse, determinato annualmente dalla legge. Come già precisato in Interessi legali triplicati dal 1°gennaio 2018, con decreto del 13 dicembre 2017, pubblicato il 15 dicembre in Gazzetta Ufficiale [2], il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha stabilito il nuovo tasso di interesse legale in vigore a partire dal 1° gennaio 2018. Il nuovo tasso di interesse 2018 è stato fissato nella misura pari allo 0,3% annuo a fronte della misura pari allo 0,1% applicabile per l’anno 2017 e dello 0,2% del 2016. Per consultare il Decreto Ministeriale, clicca al seguente link: Tasso legale in vigore dal 01.01.2018.

Interessi corrispettivi e moratori: quali differenze?

Diverso è il significato degli interessi moratori, ossia degli interessi legati all’inadempimento di un’obbligazione pecuniaria nel termine fissato dalla legge o dall’accordo tra le parti.

Infatti, gli interessi, a seconda del ruolo che assumono, possono essere definiti remunerativi o corrispettivi perché rappresentano il corrispettivo per l’utilizzo del denaro di terzi. Per comprendere, dunque, quali sono le differenze tra interessi corrispettivi e moratori è necessario capire cioè da dove nascono questi interessi. Si tratta, in sostanza, di analizzare la fonte dell’obbligazione: infatti nel caso in cui l’origine dell’interesse sia il semplice utilizzo del capitale altrui, allora si è in presenza di interessi corrispettivi; al contrario quando l’interesse derivi da un pagamento ritardato di un debito, allora si è in presenza di interessi detti moratori. Gli interessi moratori, infatti, sorgono per effetto del ritardo nel pagamento delle somme dovute dal debitore – cosiddetta mora – e hanno, per tale motivo, natura risarcitoria in favore del creditore che subisce il ritardo nel pagamento. Gli interessi di mora hanno un intento sanzionatorio e devono essere corrisposti dal debitore moroso al creditore indipendentemente dal fatto che questo provi di aver subito un danno.

Gli interessi di mora si applicano automaticamente alle obbligazioni di pagamento adempiute in ritardo per i contratti conclusi a far data dall’8 agosto 2002 tra:

  • imprese e imprese;
  • imprese e professionisti;
  • imprese/professionisti e pubblica amministrazione.

Interessi moratori: da quando decorrono?

Gli interessi decorrono, automaticamente, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento senza che sia necessaria la costituzione in mora del debitore, salvo che questi dimostri che l’inadempimento sia stato determinato da cause a lui non imputabili.

Nel caso in cui il termine per il pagamento non sia previsto dal contratto, gli interessi decorrono [3]:

  • dopo 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
  • dopo 30 giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;
  • dopo 30 giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;
  • dopo 30 giorni dalla data dell’accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data.

Per i prodotti alimentari deteriorabili gli interessi di mora maturano decorsi 60 giorni dalla consegna o dal ritiro dei beni.

note

[1] Art. 1282 Cod. Civ.

[2] Sulla base di quanto indicato dall’art. 1284 Cod. Civ.

[3] Ai sensi del d. lgs. 231/2002.


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