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Licenziamento durante il periodo di comporto

24 Mag 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 24 Mag 2018



Si può licenziare il dipendente in malattia se il periodo di comporto non è stato superato? Vediamo cosa hanno detto al riguardo le Sezioni Unite

L’azienda deve conservare il posto di lavoro del dipendente in malattia, nei limiti di un periodo stabilito dalla legge, dai contratti collettivi o, in mancanza, dagli usi [1]. Questo periodo si chiama periodo di comporto. In buona sostanza, ciò significa che non si può licenziare il lavoratore malato proprio a causa della sua malattia e delle assenze che si protraggono a causa del suo stato di salute.

L’assenza per malattia, tuttavia, non può protrarsi all’infinito, ma per un periodo di tempo massimo. Superato tale periodo (chiamato comporto) è possibile il licenziamento. L’unico caso in cui al dipendente viene consentito il superamento del periodo di comporto si ha quando la malattia si è verificata a causa del datore di lavoro per non aver questi garantito un ambiente salubre e privo di rischi (infortunio sul lavoro, mancata predisposizione delle misure di sicurezza, ma anche uno scivolone dalle scale, un infarto a causa di una condotta mobbizzante, ecc.). Ma cosa succede se il datore di lavoro licenzia il dipendente durante il periodo di comporto?

A tanto risponderemo nel presente articolo e lo faremo sulla base di una recentissima sentenza delle Sezioni Unite, le quali peraltro – con la sentenza in commento – hanno risolto un contrasto giurisprudenziale sul punto. Vediamo allora se è possibile licenziare il dipendente prima del superamento del periodo di comporto. Prima, però, cerchiamo di chiarire alcuni concetti di fondamentale importanza.

Periodo di comporto: cos’è?

Il comporto è un arco temporale superato il quale l’azienda può licenziare il dipendente. Durante questo arco temporale il datore di lavoro può licenziare il dipendente solo quando ricorrono una giusta causa o un giustificato motivo oggettivo dovuto a sopravvenuta impossibilità della prestazione o a cessazione totale dell’attività d’impresa.

L’arco temporale di riferimento per calcolare il periodo di comporto può essere l’anno di calendario o l’anno solare, in base a quanto previsto dai contratti collettivi:

  • per «anno di calendario» si deve intendere il periodo di tempo compreso tra il 1°gennaio e il 31 dicembre di ogni anno;
  • per «anno solare» si deve intendere un periodo di 365 giorni decorrenti dal primo episodio morboso, dall’inizio della malattia (se continuativa) o a ritroso dalla data di licenziamento.

Quanto dura il periodo di comporto?

La durata del comporto per gli impiegati è fissata dalla legge ed è di:

  • 3 mesi, quando l’anzianità di servizio non supera i dieci anni;
  • 6 mesi, quando l’anzianità di servizio supera i dieci anni.

Per gli operai, invece, la durata del periodo di comporto è stabilita dalla contrattazione collettiva.

Il periodo di comporto può essere interrotto?

Il periodo di comporto può essere interrotto per effetto della richiesta del lavoratore di godere delle ferie maturate. La richiesta deve essere scritta, indicare il momento dal quale si intende convertire l’assenza per malattia in assenza per ferie ed essere tempestivamente presentata al datore di lavoro prima che il periodo di comporto sia definitivamente scaduto e il datore di lavoro abbia diritto di recedere dal rapporto.

Scaduto il comporto, il datore può licenziare il dipendente senza provare l’esistenza di una giusta causa o un giustificato motivo. Sul punto, allora, un interrogativo sorge spontaneo: è possibile licenziare il dipendente prima del superamento del periodo di comporto? Come anticipato, a rispondere è stata la Corte di Cassazione a Sezioni Unite con una recentissima sentenza [2]. Ecco cos’ha detto la Suprema Corte al riguardo.

Licenziamento durante il periodo di comporto

Non si può licenziare il dipendente durante il periodo di comporto. In particolare, a detta delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione: è nullo e inefficace il licenziamento del dipendente in malattia se il periodo di comporto non è stato superato.

Con la sentenza in commento, i supremi giudici hanno riservato un occhio di riguardo al diritto alla salute dei lavoratori, che deve essere sempre preservato. Ciò posto, la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ha altresì decretato il superamento di un precedente orientamento giurisprudenziale, che parlava solo di inefficacia – e non di nullità – nel caso di licenziamento perpetrato ai danni del dipendente prima ancora che si concludesse il periodo di comporto. Di contro, le Sezioni Unite hanno enunciato il seguente principio di diritto: «il licenziamento intimato per il perdurare delle assenze per malattia o infortunio del lavoratore, ma prima del superamento del periodo massimo di comporto fissato dalla contrattazione collettiva o, in difetto, dagli usi o secondo equità, è nullo per violazione della norma imperativa di cui all’art. 2110, comma 2, del Codice Civile».

Licenziamento nullo se anticipato

È nullo il licenziamento del dipendente intimato in costanza di malattia prima della fine del periodo di comporto. Nel caso portato all’attenzione della Cassazione a Sezioni Unite, il datore di lavoro era receduto dal rapporto di lavoro non appena ricevuto un certificato di malattia recante una prognosi tale da determinare il superamento del periodo massimo di conservazione del posto, senza quindi attendere il suo compiuto esaurimento. Per la Suprema Corte, il licenziamento intimato per superamento del comporto prima della scadenza dello stesso deve considerarsi nullo e non solo inefficace.

note

[1] Art. 2110, co. 2, cod. civ.

[2] Cass. Sez. Uni. sent. n. 12568 del 22.05.2018.

Autore immagine: Pixabay.com


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