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Impeachment: cos’è e quali conseguenze ha?

28 Maggio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 28 Maggio 2018



Cos’è e come funziona la procedura di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica prevista dalla Costituzione e quali conseguenze ha? Vediamolo di seguito

Nelle ultime ore, dopo che il premier incaricato di formare il nuovo Governo ha rimesso il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica per il suo veto sulla nomina del Ministro dell’Economia, la parola impeachment è tornata tra i vocaboli più ricorrenti della politica. La cosa non è nuova e, purtroppo, si verifica nei casi di crisi istituzionale. In passato ci si è andati molto vicini, con i Presidenti Leone e Cossiga, ma l’iter per la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica non è mai stato portato a termine.

In realtà la parola impeachment, come è facile dedurre, non è propria del nostro ordinamento ma deriva dal diritto statunitense. Vediamo, dunque, nel dettaglio cos’è l’impeachment e quali conseguenze ha.

Impeachment: cos’è?

Il termine impeachment è un istituto giuridico tipico della common law, usato impropriamente nel nostro ordinamento atteso che nel sistema statunitense è un procedimento diverso. Nell’ordinamento italiano si deve parlare più propriamente di “messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica” disciplinata dalla Costituzione italiana [1] che prevede espressamente che «Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri».

L’ammissibilità della messa in stato d’accusa del Capo dello Stato è una prerogativa esclusiva del Parlamento, mentre invece la sentenza definitiva spetta alla Corte Costituzionale.

Impeachment: quando si verificano i reati?

Come recita la Costituzione, i reati di cui si può rendere responsabile il Presidente della Repubblica nell’esercizio delle sue funzioni sono “alto tradimento” e “attentato alla Costituzione“. Ma quando si verificano in concreto queste condotte e, dunque, questi reati? La risposta non è semplice. I costituzionalisti comunemente sostengono che l’alto tradimento coinciderebbe con quanto previsto dal codice penale quando recita «Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di Governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni» [2], mentre, invece, lattentato alla Costituzione sarebbe configurabile come un’infedeltà rispetto ai valori, ai comportamenti e alle istituzioni costituzionali.

Impeachment: tutti i precedenti

In Italia la procedura di messa in stato di accusa del Capo dello Stato non è mai stata portata a termine sebbene sia stata evocata con il presidente Giovanni Leone nel 1978, che si dimise dopo la richiesta del Partito comunista di procedere con la messa in stato d’accusa a causa dello scandalo Lockheed e con il presidente Francesco Cossiga nel 1992, che però lasciò il Quirinale prima della scadenza del mandato. Se ne parlò poi anche con il Presidente Scalfaro e da ultimo con Napolitano.

Impeachment: qual è la procedura?

I passaggi della procedura di impeachment sono così tanti e complessi che, forse, non a caso non si è mai arrivati alla fine di questo percorso. Il procedimento per la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica è disciplinato dalla legge [3] e si articola in due fasi, la prima è quella parlamentare e la seconda è quella giurisdizionale dinanzi alla Corte Costituzionale.

Nella fase parlamentare si svolge una vera a propria istruttoria nella quale si valutano i presupposti per procedere alla messa in stato di accusa del Capo dello Stato. Infatti, un Comitato composto da deputati e senatori, scelti tra i componenti delle rispettive giunte competenti per le autorizzazioni a procedere, svolge un primo esame delle accuse e decide se sottoporle al Parlamento in seduta comune. Il Comitato, una volta accertata la legittimità dell’accusa votata dalle Camere, può decidere di archiviare il procedimento di impeachment o metterlo in votazione al Parlamento in seduta comune, che deciderà sull’autorizzazione a procedere. In caso di messa in stato di accusa può esservi anche la sospensione cautelare dalla carica.

Per mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica ci vuole la maggioranza assoluta dei componenti del Parlamento (630 deputati più i 315 senatori, a cui vanno aggiunti i Senatori a vita).

La fase giurisdizionale si svolge dinanzi alla Corte Costituzionale in composizione integrata, ossia composta oltre che dai 15 componenti togati che compongono la Corte eletta, da altri 16 membri estratti a sorte da un “elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a Senatore”, che il Parlamento compila ogni 9 anni. A questi giudici si aggiungono anche i commissari d’accusa eletti dal Parlamento tra i propri membri.

A questo punto si celebra il vero e proprio processo che, come un classico procedimento penale, che si conclude con una sentenza che stabilisce se il Presidente della Repubblica è assolto dai capi d’accusa oppure deve essere destituito. La sentenza pronunciata dalla Corte Costituzionale non può essere impugnata né riformata.

Impeachment: quali conseguenze?

Come è facile intuire, anche qualora la procedura di messa in stato di accusa del Capo dello Stato non dovesse essere avviata, è evidente che il Paese si trova in una grave crisi politica ed istituzionale che può portare gravissime conseguenze per la sua stabilità e la democrazia.

Impeachment: i casi della storia

La storia ha conosciuto diversi casi di impeachment, molti dei quali solo minacciati dalle forze politiche ma mai portati a termine o mai neppure formalmente avviati. Tra gli ultimi in ordine di tempo vi sono quello del Perù, dove il Congresso ha approvato con un’ampia maggioranza l’avvio dell’impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica Pedro Pablo Kuczynsky e quello delle Isole Mauritius, dove il Consiglio dei Ministri ha approvato l’apertura della procedura nei confronti del Presidente Ameenah Gurib-Fakim.

Nel 2016, invece, il Senato brasiliano aveva votato la destituzione del Presidente Dilma Roussef.

Nella storia della Casa Bianca, invece, solo due volte si arrivò all’impeachment vero e proprio: la prima con il Presidente Andrew Johanson, successore di Lincoln, accusato nel 1868 di abuso di potere e la seconda nel 1999 con Bill Clinton, accusato di aver mentito sulla sua relazione con Monica Lewinsky. Il Presidente Nixon, coinvolto nello scandalo Watergate, invece, si dimise prima della formulazione delle accuse.

note

[1] Art. 90 Cost.

[2] Art. 283 Cod. Pen.

[3] Legge cost. n. 1 del 16.01.1989, Legge cost. n. 219 del 05.06.1989 e un regolamento parlamentare del 1989.

Autore immagine: Pixabay.com


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