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Formazione finanziata: come funziona?

7 agosto 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 7 agosto 2018



Corsi finanziati dai fondi paritetici interprofessionali: chi può accedere ai benefici, quali sono gli adempimenti obbligatori, a chi rivolgersi.

Sei un professionista, oppure svolgi un’attività imprenditoriale, e hai dei dipendenti? Probabilmente, a causa degli enormi cambiamenti, tecnologici e non solo, avvenuti negli ultimi anni, hai avvertito la necessità di formare e riqualificare i tuoi dipendenti, ma non l’hai ancora fatto per via dei costi dei corsi, master e seminari. Forse, però, non sai che le aziende ed i professionisti hanno la possibilità di accedere alla formazione finanziata per i propri dipendenti: grazie alla formazione finanziata, parte del costo di corsi, master e seminari, ed in alcuni casi l’intero costo, è coperto dai contributi versati a determinati fondi, detti fondi interprofessionali. Questa possibilità, peraltro, in diversi casi è offerta non solo ai dipendenti dell’azienda o del professionista, ma anche allo stesso titolare o libero professionista datore di lavoro. Facciamo allora il punto sulla formazione finanziata: come funziona, chi può richiederla, a chi ci si deve rivolgere.

Quale formazione può essere finanziata?

Le attività formative che possono essere finanziate, nella generalità dei casi, riguardano la formazione continua. Le attività di formazione continua sono normalmente rivolte agli adulti occupati ed hanno come obiettivo l’aumento della competitività dell’impresa ed il rafforzamento professionale ed occupazionale dei lavoratori.

Il lavoratore può partecipare alla formazione continua autonomamente, oppure può essere invitato alla partecipazione dall’azienda, che predispone le attività formative per adeguare o elevare la professionalità e le competenze dei propri dipendenti, in stretta connessione con l’innovazione tecnologica ed organizzativa del processo produttivo.

Le azioni formative, in ogni caso, possono avere carattere:

  • aziendale: si tratta, comunemente, di interventi promossi dalle imprese per accompagnare i processi di trasformazione e di ristrutturazione;
  • pluriaziendale: le piccole e medie imprese possono presentare congiuntamente piani di formazione, rivolti ai propri dipendenti per il raggiungimento dello stesso obiettivo, in riferimento agli stessi temi o argomenti, oppure a metodologie e strumentazioni comuni;
  • individuale: si tratta di interventi sperimentali, finalizzati al rilancio e allo sviluppo delle competenze possedute da lavoratori dipendenti, sulla base di progetti elaborati da singoli lavoratori, che possono utilizzare l’assistenza tecnica di centri di orientamento e di formazione professionale.

La formazione deve essere svolta nell’orario di lavoro?

Le attività formative possono svolgersi durante o fuori dall’orario di lavoro, utilizzando nel primo caso anche gli strumenti contrattuali specifici esistenti, come i permessi.

Che cosa sono i fondi paritetici interprofessionali?

Per favorire la competitività delle imprese di ciascun settore economico ed aumentare le potenzialità dei lavoratori, possono essere istituiti, con accordi interconfederali, fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua dei lavoratori dipendenti.

I fondi, alimentati dai contributi dei datori di lavoro che vi aderiscono, finanziano i piani formativi aziendali, settoriali e territoriali che le imprese (in forma singola o associata) realizzano per i propri dipendenti, assieme ai piani formativi individuali; finanziano, poi, ulteriori attività propedeutiche o comunque connesse alle iniziative formative.

L’adesione al fondo interprofessionale è obbligatoria?

Il datore di lavoro, azienda o professionista, non è obbligato ad aderire a un fondo interprofessionale: tuttavia, aderire a un fondo interprofessionale non comporta alcun onere aggiuntivo, perché l’aliquota versata al fondo prescelto (in parole semplici, una parte dei contributi Inps), nel caso in cui il datore non aderisca ad alcun fondo, dovrebbe essere comunque liquidata all’Inps a copertura della disoccupazione involontaria.

Quanto costa aderire a un fondo interprofessionale?

Come abbiamo appena detto, aderire a un fondo interprofessionale non comporta alcun costo aggiuntivo: difatti l’aliquota di finanziamento, pari allo 0,30% della retribuzione imponibile dei lavoratori, deve essere comunque versata dall’azienda, unitamente alla contribuzione a copertura della disoccupazione involontaria. Si tratta, dunque, non di una spesa in più, ma di una diversa destinazione di una parte della contribuzione ordinaria per la copertura della disoccupazione involontaria.

Questa disposizione non si applica, di conseguenza, ai datori di lavoro ed ai lavoratori esclusi da questa contribuzione, o non tenuti al versamento del contributo integrativo, come i lavoratori extracomunitari stagionali, gli operai agricoli ed i lavoratori somministrati.

Come si aderisce a un fondo interprofessionale?

Per comunicare le adesioni ai fondi, le aziende possono utilizzare il modello di denuncia contributiva mensile Uniemens. Le scelte possono essere esercitate durante l’intero anno solare, e i loro effetti decorrono dal periodo di paga, cioè dal mese di competenza della denuncia, nel quale le stesse vengono indicate.

Il modello Uniemens deve essere utilizzato anche per comunicare la revoca dell’adesione al fondo, compreso il caso in cui si vuole comunicare la contestuale adesione ad un altro fondo.

Che cosa succede se si cambia fondo interprofessionale?

Se il datore di lavoro migra ad un altro fondo interprofessionale, la quota di adesione versata presso il fondo di provenienza nel triennio precedente deve essere trasferita al nuovo fondo di adesione, nella misura del 70% del totale, al netto dell’ammontare eventualmente già utilizzato dal datore di lavoro interessato per finanziare i propri piani formativi.

Queste regole sono applicate a condizione che l’importo da trasferire per tutte le posizioni contributive sia almeno pari a 3mila euro, e che le posizioni non siano riferite ad aziende o datori di lavoro le cui strutture, in ciascuno dei tre anni precedenti, rispondano alla definizione comunitaria di micro e piccole imprese.

Il fondo di provenienza esegue il trasferimento delle risorse al nuovo fondo entro 90 giorni dal ricevimento della richiesta da parte del datore di lavoro, senza l’addebito di oneri o costi. Il fondo di provenienza è inoltre tenuto a versare al nuovo fondo, entro 90 giorni dal loro ricevimento, eventuali arretrati successivamente pervenuti dall’Inps per versamenti di competenza del datore di lavoro interessato.

Si può utilizzare la formazione finanziata per gli apprendisti?

I fondi possono utilizzare parte delle risorse a essi destinati per misure di formazione anche a favore degli apprendisti.

I contributi versati a un fondo interprofessionale possono essere destinati a un fondo di solidarietà?

Gli accordi e i contratti collettivi, se hanno ad oggetto la costituzione di un fondo di solidarietà bilaterale, possono prevedere che nel fondo stesso confluisca anche l’eventuale fondo interprofessionale istituito dalle parti firmatarie. In questo caso, al fondo affluisce anche il gettito del contributo integrativo dello 0,30%di finanziamento del fondo interprofessionale.

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