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Miscellanea Così cambieranno le tariffe forensi: il Consiglio di Stato si è espresso

Miscellanea Pubblicato il 24 gennaio 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 24 gennaio 2013

No al rimborso forfettario, si ai compensi per l’attività stragiudiziale: sono queste alcune delle misure che stanno per confluire nel nuovo DM sulle tariffe professionali e su cui ha appena fornito il proprio parere il Consiglio di Stato.

È quasi pronto lo schema del decreto ministeriale che rivisiterà i parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi per le professioni regolamentate [1]. Ieri, intanto, il Consiglio di Stato ha inviato al Ministero della Giustizia il proprio parere [2] e i consigli sulle nuove regole.

Le novità, che riguarderanno prevalentemente gli avvocati, arrivano a poco tempo dal decreto ministeriale [3] che, la scorsa estate, aveva modificato le tariffe: segno che vi era una effettiva e urgente necessità di intervento.

Ecco dunque una sintetica panoramica su ciò che attende i professionisti.

Voce “studio”

Il Consiglio di Stato ha escluso la possibilità di inserire la voce “studio” per l’attività di decreto ingiuntivo, di precetto, nonché per la fase esecutiva sia mobiliare che immobiliare [4].

 

Voce “investigazione”

Parere favorevole, invece, viene espresso all’inserimento della voce “investigazione” nel penale (introdotta per porre su un piano paritario accusa e difesa nel giudizio).

No al rimborso forfettario

Negli scorsi giorni si era parlato della possibilità di prevedere un rimborso forfettario tra il 10 e il 20% per le spese inerenti il funzionamento dello studio difficili da documentare. Il Ministero della Giustizia le vorrebbe inserire nel decreto, ma Palazzo Spada lo ha sconsigliato: “si rischierebbe – si legge nel parere – che i nuovi parametri si prestino a fungere da tariffa mascherata”.

Attività stragiudiziale degli avvocati

Il Ministero intende prevedere un compenso forfetizzato in favore dell’attività stragiudiziale degli avvocati, quantificato (tra il 5 e il 20% del valore) anche in base al tempo impiegato dal professionista per lo svolgimento della pratica.

Secondo il Consiglio di Stato bisognerebbe tuttavia indicare un tetto massimo, più basso dell’attuale, e vincolare l’emolumento al successo dell’attività prestata. Tanto al fine di incentivare la possibilità di mediazioni stragiudiziali coronate da buon esito.

Soccombenza più onerosa

Il Ministero e il Consiglio di Stato vogliono prevedere il nuovo istituto della “soccombenza qualificata”, ossia un significativo aumento del compenso a carico della parte soccombente quando le difese della parte vittoriosa siano risultate manifestamente fondate. In questo modo si intende scoraggiare le liti temerarie e, nello stesso tempo, valorizzare l’abilità tecnica dell’avvocato che, nelle proprie difese, “sia riuscito a far emergere che la prestazione del suo assistito era chiaramente e pienamente fondata nonostante le difese avversarie”.

Contenzioso seriale

Al fine di evitare l’instaurazione di più giudizi con lo stesso petitum e causa petendi, nell’ipotesi di cause “fotocopia” viene introdotto un incremento fino al triplo di compenso spettante all’avvocato che difende più persone con la medesima posizione processuale.

Difesa dei minori

Viene valutata positivamente la soppressione della possibilità della riduzione alla metà del compenso dell’avvocato che assiste d’ufficio un minorenne. “La modifica consente di evitare che la difesa di soggetti deboli sia considerata di minore dignità, e non le sia attribuito quel riconoscimento che è dovuto per la delicatezza dell’incarico”.

note

[1] Ai sensi dell’articolo 9 del decreto legge 24 gennaio 2012 n.1 convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012 n. 27.

[2] Cons. St. parere n. 161/2013.

[3] DM n. 140/2012.

[4] “Se la fase esecutiva – sostiene Palazzo Spada – sva intesa in modo da essere ricompresa quale completamento per la realizzazione del bene, come sostenuto dall’Amministrazione nella originaria relazione, non vi è alcuna ragione per inserire all’interno di tale fase una voce “studio”, che finirebbe per costituire una duplicazione della fase di studio, già prevista con dignità autonoma».


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