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Assenze malattia: sai la differenza tra pubblico e privato?

22 Febbraio 2017
Assenze malattia: sai la differenza tra pubblico e privato?

Secondo i dati dell’Inps nel pubblico ci si ammala di più, sospetti assenteisti. Ma quando l’assenza per malattia può portare al licenziamento?

Il dipendente pubblico si ammala di più. Che sia un caso o metodica programmazione, o solo una pratica dettata dalla “maggior sicurezza” della propria posizione lavorativa, le statistiche continuano a confermare la maggiore tendenza ad assentarsi per malattia nelle pubbliche amministrazioni.

Ecco i numeri dell’Inps: 1 dipendente su 2 nel pubblico si ammala

Secondo l’analisi della Cgia di Mestre effettuata sulla base dei dati Inps, nel pubblico è stata del 57% l’assenza per malattia degli occupati nel settore pubblico, con un numero medio di assenze pari a quasi 18 giorni l’anno.

Nel settore privato, d’altra parte, i valori scendono al 38%, circa 1 dipendente su 3.

Forma di assenteismo o reale malattia?

I numeri, come sottolinea il coordinatore dello studio della Cgia, Paolo Zabeo, non sono tali da affermare che dietro tali numeri si nasconda una forma di assenteismo, ma naturalmente un qualche sospetto c’è.

Quando l’assenteismo per malattia può portare al licenziamento del dipendente?

Tutto fa leva, naturalmente, sulle visite fiscali. Il dipendente può infatti esser licenziato se non si fa trovare alla visita fiscale del medico Inps, in mancanza di giustificate ragioni che abbiano portato all’assenza da casa.

Il licenziamento, che deve esser tempestivo ex lege, può tuttavia esser ritardato nel caso in cui si sia reso necessario attivare le procedure tese ad accertare il comportamento illecito del dipendente, ad esempio nel caso in cui il datore di lavoro, o la pubblica amministrazione, abbia chiesto all’Inps informazioni ulteriori, per verificare che, da parte dell’istituto di previdenza, ci sia stato un corretto espletamento dei controlli, e che quindi il medico si sia effettivamente recato a casa del lavoratore.

L’immediatezza del licenziamento va intesa quindi  in senso relativo, potendo essere compatibile con un intervallo di tempo, più o meno lungo, teso all’accertamento di tutti i dettagli [3].


note

[3] Cass. sent. n. 281/2016.


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