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Permesso di soggiorno: la tassa è illecita e va restituita

23 Febbraio 2017
Permesso di soggiorno: la tassa è illecita e va restituita

Il Tribunale di Napoli ha condannato il ministero dell’Interno e  dell’economia alla restituzione delle somme precedentemente versate

Il Tribunale di Napoli con un’ordinanza ha condannato Presidente del Consiglio dei ministri, ministero dell’Interno e ministero dell’Economia alla restituzione delle somme che gli immigrati hanno dovuto pagare per il rilascio del permesso di soggiorno.

Il caso della famiglia Compaore

Nel caso di specie la famiglia Compaore, una delle tante famiglie emigrate dal Burkina Faso, sbarcava a Melito, provincia di Napoli. Non arrivano su barconi, ma in aereo, con in tasca un regolare permesso di soggiorno.

Poi il governo, 3 anni dopo, impone una tassa per il rilascio o il rinnovo dei permessi, ed è una tassa salata: 637,50 euro.

Inca Cgil si schiera con la famiglia

Una battaglia, quella contro la tassa, portata avanti dall’Istituto nazionale confederale di assistenza, Inca Cgil, che fin da subito fecero battaglia contro l’imposta pensata a suo tempo dai ministri Maroni e Tremonti.

Una tassa «sproporzionata»

Si è arrivati di fronte alla Corte di giustizia europea, che nel settembre 2015 ha dichiarato illegittimo il decreto, ritenendo la tassa «sproporzionata e in aperta contraddizione con le finalità di integrazione e accesso ai diritti». Una tassa, quindi, troppo esosa rispetto a quella prevista per i cittadini italiani per la carta di identità.

Di fronte al rifiuto dei ministri di modificare il decreto, Inca-Cgil presentava ricorso al Tar del Lazio, forte della giurisprudenza ottenuta di fromte alla Corte di Giustizia europea. Il Tar accoglie, il Consiglio di Stato conferma nel merito, ma a maggio del 2016 ancora il rimborso non arriva.

Tassa illegittima: si restituisca

Ora, come ultima tappa di questo iter giudiziario, il Tribunale di Napoli l Tribunale di Napoli non ci sta. Per questa e per le altre 50mila richieste pervenute, secondo il giudice, c’è un’unica soluzione in linea con l’ordinamento: la restituzione della somma indebitamente richiesta. Che sia la volta buona?



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