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Che cos’è il cuneo fiscale?

12 Marzo 2017


Che cos’è il cuneo fiscale?

> Business Pubblicato il 12 Marzo 2017



 Vediamo cosa si intende per “cuneo fiscale” e perchè riguarda in modo diretto i lavoratori. 

Si sente molto parlare, specie negli ultimi giorni, del cuneo fiscale e degli effetti che su questo potrebbe avere un aumento dell’Iva o dell’Irpef. Ma cos’è il “cuneo fiscale”?

Prima di tutto, una definizione

Per cuneo fiscale si intende la somma delle imposte che pesano sul costo del lavoro, con ciò intendendo imposte dirette, indirette o sotto forma di contributi previdenziali, imposte a carico sia dei datori di lavoro, sia dei dipendenti e i liberi professionisti.

Si tratta della differenza tra il costo del lavoro che una impresa deve sostenere verso i lavoratori e il salario che rimane a disposizione del lavoratore. Insomma, in altri termini, della differenza tra quanto il dipendente costa all’azienda e quanto il dipendente incassa in busta paga come valore netto.

Tra salario netto  e salario lordo: i costi per il datore

Dal punto di vista del datore di lavoro maggiore è il cuneo fiscale (quindi più bassa è la differenza tra il salario e quanto costa il dipendente) tanto più è possibile abbassare i costi per l’impresa e/o contemporaneamente alzare i benefici per i lavoratori. Si tratta di un valore importante quindi tanto per i lavoratori quanto per i datori.


Cosa influisce sul cuneo fiacale?

Ad influire sul cuneo fiscale sono in primo luogo le tasse che il datore di lavoro deve pagare per ogni lavoratore, ad esempio i contributi.

A far le spese della riduzione di questa differenza è però la pubblica amministrazione, pertanto è difficile che uno Stato in difficoltà di cassa possa diminuire il cuneo fiscale, tassando meno, in quanto ciò che non recupera dalla tassazione deve recuperarlo da altre voci.

Come si calcola il cuneo fiscale?

Per gli amanti delle formule, ci limitiamo a dire che il “cuneo fiscale nominale” si determina ponendo al numeratore la differenza tra stipendio lordo nominale e oneri sociali pagati dal datore di lavoro e, dall’altro, lo stesso stipendio, da cui sono però tolte le imposte dirette e gli oneri sociali versati dal dipendente, e mettendo al denominatore ancora lo stipendio nominale lordo.

Se invece si vuole ottenere il cuneo fiscale reale occorre introdurre nel calcolo le imposte indirette, vale a dire quelle che vanno a colpire un soggetto passivo attraverso la sua capacità contributiva (Iva, accise etc.): si otterrà il cuneo fiscale reale ponendo al numeratore la differenza fra costo del lavoro (deflazionato per i prezzi alla produzione) e stipendio netto, deflazionato per i prezzi al consumo; mettendo al denominatore lo stipendio reale lordo.

La stima dell’Ocse

Annualmente l’Ocse libera i poveri mortali dal peso dei calcoli nominali e stila una classifica nella sua pubblicazione annuale Taxin Wages. Vediamo qualche dato per prendere gli altri paesi a riferimento.

Il cuneo fiscale: confronto tra i Paesi Ue e non Ue

Nei paesi extra europei, in particolare guardando Stati Uniti e Giappone, tendenzialmente il cuneo fiscale numerale non supera il 31%; mentre nei paesi europei si va da un minimo del 28%  ad un massimo del 70%.

La “forbice” più alta, del 70% la registra il Belgio, secondi Francia e Germania con valori del 60% circa. Anche in Italia i valori non sono bassi. Ci aggiriamo infatti intorno ad un cuneo fiscale che va tra il 60 e il 63%.

Come anticipato, per ottenere il valore reale del cuneo fiscale, che è poi quello che interessa ai datori, occorrerà aggiungere l’aliquota media sulle imposte indirette, pagate cioè sulla produzione e vendita di beni e servizi, e quindi in primo luogo l’IVA e le accise.

Ebbene aggiungendo l’Iva in italia si arriverebbe ad un cuneo fiscale tra il 71% e il  74%, a seconda che si escluda o meno l’IRAP.


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