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Taglio del cuneo fiscale del 4% per neoassunti

13 marzo 2017


Taglio del cuneo fiscale del 4% per neoassunti

> Business Pubblicato il 13 marzo 2017



Ma una parte del taglio è caricato sull’irpef, ecco come funziona il taglio che rischia di scaricarsi sui potenziali beneficiari.

Si lavora su un taglio del carico contributivo di 4 punti a partire dal 2018, con l’obiettivo di dare una svolta al mercato del lavoro. Sottolineando la necessità di abbassare le tasse su lavoro il presidente del Consiglio Gentiloni si mette all’opera per tradurre in fatti l’annuncio della riduzione del cuneo fiscale per i neoassunti.

Gli obiettivi e i risultati previsti

Le imprese potrebbero beneficiare di un taglio netto di 2 punti del costo del lavoro ed  allo stesso tempo i lavoratori potrebbero incrementare del 2% la busta paga o devolvere la stessa alla previdenza integrativa. Si prevede  così un calo dell’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro dal 24% al 22%, mentre quella versata da parte del lavoratore scenderebbe dal 9% al 7% circa.

Si punta quindi alla riduzione permanente di 4 punti percentuali dell’aliquota di contribuzione per la previdenza, da dividere fra datori e lavoratori neo-assunti.

Si interverrebbe così sul cuneo fiscale, oggetto di varie discussioni in questi giorni, delle quali vi abbiamo parlato nei nostri articoli precedenti.

Che cos’è il cuneo fiscale?

Per cuneo fiscale si intende la somma delle imposte che pesano sul costo del lavoro, con ciò intendendo imposte dirette, indirette o sotto forma di contributi previdenziali, imposte a carico sia dei datori di lavoro, sia dei dipendenti e i liberi professionisti.

Si tratta della differenza tra il costo del lavoro che una impresa deve sostenere verso i lavoratori e il salario che rimane a disposizione del lavoratore. Insomma, in altri termini, della differenza tra quanto il dipendente costa all’azienda e quanto il dipendente incassa in busta paga come valore netto.

Come lo Stato coprirebbe il taglio al cuneo fiscale?

Occorre una copertura di 320 milioni di euro, ottenibile secondo i tecnici dalle 400mila nuove assunzioni previste nel prossimo anno. Considerando una retribuzione media in ingresso di 20mila euro lordi, si taglierebbero contributi per circa 800 euro, di cui 400 andrebbero al lavoratore, che tuttavia ne perderebbe una parte per un aumento dell’Irpef.

Si punta insomma sul potere contributivo dei neoassunti, infatti buona parte del provvedimento si autofinanzierebbe proprio con l’aumento dell’Irpef pagata dai neoassunti. In breve: cala il costo del lavoro, ma sale, seppur leggermente, l’Irpef. Al netto dell’operazione si garantiscono più assunzioni.

Le prossime tappe del progetto

Ad aprile con il Documento di economia e finanza si metterà sul piatto la proposta, come segnale da indirizzare all’Europa ad indicare che le riforme non si sono fermate. Sullo sfondo, infatti, resta la manovra da 3,4 miliardi tesa a correggere il debito e rimettersi in linea con le regole di Bruxelles.

Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi.

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