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Voucher aboliti: lo strumento tra vantaggi e critiche

17 marzo 2017


Voucher aboliti: lo strumento tra vantaggi e critiche

> Business Pubblicato il 17 marzo 2017



Cancellata la normativa sul lavoro accessorio: non si potrà pagare più con i voucher. Le associazioni delle imprese in rivolta.

I voucher sono stati uno degli strumenti più criticati degli ultimi anni proprio per i vantaggi che presenta sotto alcuni punti di vista e gli svantaggi sotto altri. Vediamo come hanno funzionato in questi anni e le critiche mosse a questo strumento che, comunque, rimarrà operativo fino al 31 dicembre, in un periodo di transizione.

Quali vantaggi offre il buono lavoro?

Con il buono lavoro il committente può ottenere prestazioni in completa legalità con copertura assicurativa e previdenziale e non rischiando vertenze, nonostante non firmi alcun contratto. Il lavoratore può integrare le proprie entrate con prestazioni occasionali che sono esenti dall’imposizione fiscale e non incidono sullo stato di disoccupazione.

Il buono può, o sarebbe meglio dire poteva, essere offerto al lavoratore da famiglie, ONLUS e enti no-profit in generale, imprese in generale, committenti pubblici, mentre non era previsto il pagamento per mezzo di voucher in caso di lavori conto terzi, perché il rapporto committente-lavoratore deve essere diretto (fanno eccezione solo le attività di stewarding in manifestazioni calcistiche).

I dubbi che hanno caratterizzato l’epoca voucher ed il “buono lavoro”

Il voucher “Buono Lavoro” dall’essere uno strumento particolarmente utile e flessibile per i vantaggi che abbiamo visto, può tramutarsi se utilizzato al di fuori delle fattispecie per le quali è nato, anche uno strumento di spinta al precariato. Ed è proprio questa la maggiore critica posta dai sindacati ed uno dei motivi per cui la Cgil e gran parte dei sindacati avevano raccolto le firme per il referendum che, stante a quanto affermato fino a qualche giorno fa, si sarebbe dovuto tenere il 28 maggio, come descrittovi nel nostro articolo.

Con il Jobs Act l’uso del voucher, precedentemente previsto solo per casalinghe, studenti, pensionati, per piccoli lavori domestici o di emergenza, è stato invece esteso a qualsiasi settore di attività e per tutte le categorie di prestatori.

Il 33% dei buoni lavoro secondo il Ministero è andato ai giovani al di sotto dei 25 anni, il 52% è stato destinato alle donne e la media salariale che si arriva a percepire è di 600 euro.

Se quindi si tratta di un modo per avvantaggiare i soggetti deboli offrendo loro un’opportunità di guadagno, dall’altra si è spesso tradotto in un modo di nascondere fattispecie di lavoro che andrebbero contrattualizzate: una forma di tutela di “ultima istanza” per il datore di lavoro che impiega “a nero”.

Perchè il voucher aumenterebbe il lavoro nero?

La chiave dei valutazione dell’efficacia dello strumento sta nell’effettiva saltuarietà della prestazione.

Quando un salario del lavoratore pagato tramite voucher raggiunge anche i 600 euro mensili come sempre più spesso accade, è evidente che la stessa ragion d’essere dello strumento sembra venire a mancare.

Un ulteriore dato che dovrebbe far preoccupare, inoltre, è costituito dal fatto che generalmente solo 80% dei buoni lavoro emessi, sono stati poi riscossi negli ultimi periodi monitorati.

Questa discrepanza suggerisce che lo strumento agisce ed ha agito spesso a copertura del lavoro nero, d’altra parte incentivando la precarietà del lavoro, contro la quale, naturalmente, i sindacati si sono da sempre battuti e continuano a battersi.

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