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Voucher aboliti: la voce delle imprese

17 marzo 2017


Voucher aboliti: la voce delle imprese

> Business Pubblicato il 17 marzo 2017



Cancellata la normativa sul lavoro accessorio: non si potrà pagare più con i voucher. Le associazioni delle imprese in rivolta.

L’abolizione da un giorno all’altro del buono lavoro coglie di sorpresa il mondo delle imprese, che non prende bene l’eliminazione di uno degli strumenti più criticati e discussi degli ultimi anni.

Vengono cancellati tre articoli del decreto attuativo del Jobs act sui voucher, prevedendo un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2017.

Confindustria: errore clamoroso

Le prime reazioni preoccupate dal mondo delle imprese si registravano già da ieri, con il vicepresidente di Confindustria, Maurizio Stirpe che sottolineava«Cancellare i voucher sarebbe un grave errore», sperando che il governo non cedesse a «pressioni ingiustificate», ritenendo l’eventuale abolizione un errore clamoroso. A partita chiusa e a misura approvata dalla Commissione, rincara la dose anche il Presidente Boccia: «Se proprio si deve fare, si faccia il referendum, smontare una cosa senza dibattito non ci sembra la strada giusta».

Confindustria contro i sindacati

Non risparmia i sindacati, Boccia, che nel definire la scelta politica molto deludente aggiunge che «se bisogna avere un confronto, non è che si fa solo quando piace. Politiche del doppio livello non convengono a nessuno. Se qualcuno non vuole più sedersi al tavolo con noi, vada dai partiti».

Confimprese: è la lotta di tutti contro tutti

Duro anche Mario Resca, presidente di Confimpresa, che manifesta i timori e le ripercussioni per il mondo del lavoro, evidenziando come il buono lavoro abbia rappresentato uno strumento a favore tanto dei datori quanto dei lavoratori. «È la lotta di tutti contro tutti», la fine dei voucher rappresenta secondo Resca il sacrificio alla lotta politica di uno strumento che ha permesso «a molte famiglie di incrementare il proprio reddito in modo trasparente e se, come sostengono i sindacati, rappresentano l’ultimo gradino prima della precarietà, la loro eliminazione comporterà il ritorno al nero».

Fida: modifica demagogica, meglio il referendum

La Fida-Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione di Confcommercio- definisce la misura «assolutamente demagogica», preferendo a questo punto il referendum, che consentirebbe agli italiani di partorire «una soluzione meno catastrofica di quella proposta».

Ed in effetti il tema del referendum rimane aperto, quanto meno sull’altro quesito, quello riguardante il tema degli appalti.

Preoccupa il tema appalti

La stessa deputata Pd Maestri, relatrice in Commissione Lavoro della proposta di riforma del lavoro occasionale e accessorio, nell’annunciare l’eliminazione chiede che si tenga comunque conto del tema degli appalti, anch’esso sottoposto a referendum molto presto. Ma una parte del governo e della maggioranza vorrebbe cancellare la preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore nelle controversie sui crediti di lavoro, per ripristinare la piena responsabilità solidale nella catena degli appalti, togliendo alle parti la possibilità di derogare con la contrattazione collettiva.

A decidere sull’eventuale superamento delle ragioni del referendum, a seguito del venire meno della normativa sui voucher, sarà la Corte di Cassazione.


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