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Miscellanea Facebook: parlare male del proprio datore di lavoro

Miscellanea Pubblicato il 24 gennaio 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 24 gennaio 2013

Facebook utilizzato come strumento di vendetta verso il proprio datore di lavoro o il collega dispettoso: migliaia i licenziamenti in tutto il mondo per l’uso indiscriminato dei social media. E anche qua sono arrivati i sindacalisti.

Un commento critico rivolto a una persona è normale esercizio della libertà di pensiero e di espressione, ma se gridato a tutto il mondo può colorarsi di intenti diffamatori.

Il confine tra lecito e illecito rischia di diventare assai sottile quando ad un’azione viene applicato il moltiplicatore del web.

Se ne sono accorte le aziende americane che, per evitare perdite di immagine, hanno intrapreso una politica di scoraggiamento, nei confronti dei propri dipendenti, all’uso dei social media, quanto meno per parlare del posto di lavoro. Sempre più spesso, i computer degli uffici vengono “bloccati” in via preventiva, in modo da non potersi connettere a determinati siti. Ma, evidentemente, questa misura non è stata sufficiente. Non pochi lavoratori si sono infatti trovati licenziati per aver espresso delle osservazioni più o meno veementi sugli ambienti in cui prestano servizio.

Da ultimo, è scesa in campo la National Labor Relations Board – riferisce il New York Times – a chiedere il reintegro dei lavoratori che avevano perso il posto a causa dei loro post.

L’Italia non è molto distante. Nello scorso febbraio sono stati presi due provvedimenti disciplinari (una sospensione e un licenziamento) a carico di due dipendenti della Cassa Nazionale di Previdenza dei Commercialisti per aver pubblicato dei post offensivi nei confronti dei vertici dell’azienda.

La rivoluzione mangia i suoi figli, dicevano nel 1789 nella Francia rivoluzionaria. La tanto invocata libertà di espressione su internet viene utilizzata proprio a discapito di chi la difende. In Italia, come già succede nel resto del mondo, il social network viene infatti utilizzato come strumento di controllo dei dipendenti da parte delle aziende.

A che servono più le telecamere? Ora sono gli stessi lavoratori a portarle da casa.


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