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30 anni di Erasmus: il programma che «fa… gli Europei»

14 Giugno 2017
30 anni di Erasmus: il programma che «fa… gli Europei»

30 anni di successi e 3,5 milioni di giovani che hanno vissuto un’esperienza unica. Oggi Erasmus è molto più che mobilità. La storia di un successo, che parte da idee italiane.

Umberto Eco definì il programma Erasmus «una rivoluzione sessuale dove un giovane catalano incontra una ragazza fiamminga, si innamorano, si sposano, diventano europei come i loro figli». E oggi, a 30 anni di distanza dalla nascita di Erasmus, il programma di mobilità studentesca dell’Unione europea, con oltre tre milioni e mezzo di studenti in tutto il mondo coinvolti, comprendiamo il grande passo avanti fatto, dando il via al senso di Europa. La cifra arriva a 9,1 milioni se si considerano anche gli scambi fra giovani, gli studenti dei professionali, i docenti, i volontari e il personale Erasmus Mundus. E poi quello che è forse il successo più importante da un punto di vista «culturale»: 1 milione di bambini nati dagli «Erasmiani».

Erasmus: italiana la nascita dell’idea

L’idea venne alla pedagogista Sofia Corradi nel 1969 che la propose alla Conferenza dei rettori delle università italiane, ma si dovette aspettare il 1986, quando il presidente francese Francois Mitterrand appoggiò la nascita di Erasmus: il nome deriva dall’umanista olandese Erasmo da Rotterdam che viaggiò per diversi anni in Europa. Per Sofia Corradi, ribattezzata «Mamma Erasmus», era un modo per spingere i giovani a scoprire altri Paesi, studiare le lingue, ma anche innamorarsi, conoscere il mondo, imparare la cultura della tolleranza, in anni dove solo i figli dei ricchi potevano permettersi di studiare all’estero. Il via ufficiale arriva  il 24 febbraio 1987, quando l’Europa era ancora divisa in due blocchi ed era in piedi il muro di Berlino, e in 30 anni il programma di mobilità degli studenti universitari all’interno dell’Unione ha formato una generazione di giovani più dinamici, con una spiccata attitudine europea e più pronti a trasferirsi all’estero per cogliere le occasioni di lavoro.

L’Europa e l’istruzione: una storia atipica

Le politiche di istruzione sono contemplate dall’Unione Europea solo da anni relativamente recenti: il primo riferimento netto alla cooperazione in tale campo difatti è stato inserito all’interno del trattato di Maastricht [1]; il valore del multilinguismo come strumento per l’integrazione e la crescita economica ha tuttavia radici più lontane, che nei trattati risalgono all’Atto Unico Europeo, dove già nell’86 si introduceva il concetto di mobilità finalizzata alla crescita strutturale dell’allora Comunità Europea [2].

Ciò che è meno noto, tuttavia, è che la definizione nei trattati del concetto di mobilità aveva un precedente nel cosiddetto «Rapporto Adonnino»  [3] che, elaborato nella presidenza italiana del 1985, stimolava il Consiglio e la Commissione a elaborare proposte mirate all’attivazione di quelli che oggi chiameremmo «percorsi di cittadinanza europea attiva». Da questa base partiva la prima proposta della Commissione Europea per l’istituzione Programma Erasmus [4], proposta concepita nel 1986 inizialmente rigettata dal Consiglio e solo successivamente approvata nel 1987, grazie al determinante impulso di alcuni volenterosi funzionari UE, tra i quali figurava con qualità di coordinatore il friulano Domenico Lenarduzzi, considerato ancora oggi il padre del programma Erasmus: «Il trattato di Roma non prevedeva nulla a questo proposito e [siamo riusciti a far approvare il programma ndr.] nonostante la contrarietà di gran parte degli stati membri, timorosi che la Commissione europea cercasse di armonizzare i diversi programmi di studio. Questo era il vero problema e siamo potuti partire perché nel 1984-85 i capi di stato chiesero alla Commissione di intraprendere una serie da azioni, mirate a sviluppare il senso di appartenenza dei cittadini, particolarmente dei giovani, alla nuova entità. Malgrado non ci fosse nessuna base giuridica, facendo leva sulla volontà dei capi di stato, la Commissione ha proposto una serie di programmi per i giovani, come Erasmus e poi Comenius e Leonardo e Gioventù per l’Europa ed altri ancora»[5].

Erasmus: un’iniziativa che ormai è estesa al mondo

Oggi, in Europa, vive un’intera generazione di «Erasmiani»: il programma è stato potenziato a partire dal 2014. Da quell’anno l’intero alveo operativo del settore culturale finanziato attraverso fondi diretti della Commissione UE prende il nome di «Erasmus Plus». Il programma coinvolge oggi 69mila organizzazioni, fra università̀ e istituzioni di istruzione superiore in 33 Paesi e copre ambiti quali istruzione scolastica, educazione degli adulti e istruzione superiore/universitaria e coreutica. Sono previsti fondi pari a 14,7 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, per due terzi destinati a sostenere le opportunità di studio all’estero e per un terzo utilizzati per partnership e riforme a livello educativo. «Dall’87 ad oggi il programma è cambiato – spiega Sara Pagliai, coordinatrice dell’agenzia Erasmus Plus Indire, una delle tre agenzie che gestiscono il programma in Italia e tra le massime esperte del settore – Quando è nato riguardava solo le università, adesso dà delle opportunità di mobilità alle scuole, ai docenti che hanno la possibilità di fare formazione, di aggiornarsi, di visitare le scuole di altri Paesi, sia per breve periodo che lungo (fino ad un anno). Previsti, inoltre, progetti tra gli istituti, scambi di classe o incontri». L’Erasmus ha cambiato le persone e ha costruito l’Europa. La presidente della Camera Laura Boldrini, parlando dell’Erasmus ha dichiarato che: «Dovrebbe essere obbligatorio per tutti i giovani perché crea un senso molto forte di cittadinanza europea». La cultura e le tradizioni di ognuno fa la nostra identità europea e costruisce una pace concreta.

Erasmus: 30 anni di successi, 3,5milioni di universitari Europei

Dal 1987 ad oggi gli studenti universitari complessivamente coinvolti a livello europeo hanno superato i tre milioni e mezzo: l’Italia ha contribuito con il 10% che insieme a Spagna, Germania e Francia, è quello che ha il maggior numero di studenti in partenza verso le diverse destinazioni europee.

Le prime cinque università italiane per studenti in uscita sono:

  • Alma Mater di Bologna;
  • Università degli studi di Padova;
  • La Sapienza di Roma;
  • Università degli studi di Torino;
  • la Statale di Milano.

Le destinazioni più scelte dai ragazzi italiani sono:

  • Spagna;
  • Francia;
  • Germania;
  • Regno Unito;
  • Portogallo

L’ università che accoglie più studenti dall’estero è Bologna, seguono Roma, Padova, Firenze e Milano.

Erasmus Plus: non solo università

Ma l’Erasmus oggi non è solo Università: tutti i dettagli sul programma, che permette oggi a chiunque di noi di sperimentare lo scambio di esperienze, di dare vita alle proprie idee di innovazione in campo didattico, che permette a qualsiasi impresa, qualsiasi associazione, di ottenere un finanziamento per lo scambio di buone pratiche o la sperimentazione di nuovi percorsi funzionali all’implementazione del sistema culturale dell’UE, può essere ritrovata sul sito ufficiale erasmusplus.it. Le prossime scadenze sono vicine, dai uno sguardo alla guida del programma e scoprirai che può interessare anche te.

Raccontaci la tua storia Erasmus

Erasmus « ti cambia la vita » come recita il riuscito claim del programma. E, come dicevamo, è ormai un programma all’interno del quale chiunque può trovare la propria dimensione di «scambio». È un programma che genera passione e che cambia il modo di approcciarsi all’Europa, ai popoli, all’idea stessa di cambiamento.

Raccontaci la tua storia Erasmus tra i commenti di questo articolo. Celebreremo così il compleanno del programma che ha fatto l’Europa.


note

[1]  Oggi riportata come principio al Titolo I capo I del TCE “Ai fini enunciati all’articolo 2, l’azione della Comunità comporta, alle condizioni e secondo il ritmo previsti dal presente trattato: *…+ q) un contributo ad un’istruzione e ad una formazione di qualità e al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri”; e declinata come politica nel Titolo XI Capo 3 del TCE, il cui incipit recita: “La Comunità contribuisce allo sviluppo di un’istruzione di qualità incentivando la cooperazione tra Stati membri e, se necessario, sostenendo ed integrando la loro azione nel pieno rispetto della responsabilità degli Stati membri per quanto riguarda il contenuto dell’insegnamento e l’organizzazione del sistema di istruzione, nonché delle loro diversità culturali e linguistiche”

[2] Nell’Atto Unico, all’Art. 24, si introduce il nuovo Titolo VI, dedicato alla Ricerca e allo sviluppo tecnologico, secondo il quale “La Comunità si propone l’obiettivo di rafforzare le basi scientifiche e tecnologiche dell’industria europea e di favorire lo sviluppo della sua competitività internazionale. 2. A tal fine, essa incoraggia le imprese, comprese le piccole e medie imprese, i centri di ricerca e le università nel loro sforzi di ricerca e di sviluppo tecnologico; essa sostiene i loro sforzi di cooperazione, mirando soprattutto a permettere alle imprese di sfruttare appieno le potenzialità del mercato interno della Comunità *…+; Articolo 130 G Nel perseguire tali obiettivi, la Comunità svolge le azioni seguenti, che integrano quelle intraprese dagli Stati membri: a) attuazione di programmi di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione, promuovendo la cooperazione con le imprese, i centri di ricerca e le università; *…+ d) impulso alla formazione e alla mobilità dei ricercatori della Comunità.

[3] Quello che è passato alla storia dell’integrazione come Rapporto Adonnino è il Rapporto al Consiglio Europeo del gruppo ad hoc creato dalla Commissione sul tema “On a people’s Europe”, A10.04 COM 85, Milano, giugno 1985.

[4] Erasmus è appunto l’acronimo di “European Region Action Scheme for the Mobility of University Students”.

[5] Mari, L., tratto da ISFOL, Multilinguismo e Occupabilità

Autore immagine: Pixabay.com


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