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Cosa si intende per incapacità di intendere e volere?

7 Agosto 2017
Cosa si intende per incapacità di intendere e volere?

Nella redazione di un testamento o nella stipulazione di un contratto si può far valere un’incapacità di intendere e di volere?

Un contratto o un atto unilaterale, come la donazione o il testamento, disposto da un incapace può essere invalidato con un’azione di annullamento. Ma, prima di tale annullamento, gli effetti dell’atto si producono nell’ordinamento e i terzi che avessero interagito con l’incapace possono invocare i princìpi dell’affidamento e della certezza nei rapporti giuridici.

Incapace di intendere e di volere: quando un atto può essere invalidato?

Gli atti compiuti da persona che si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace di intendere o di volere al momento in cui gli atti sono stati compiuti, possono essere annullati su istanza della persona stessa o dei suoi eredi o aventi causa, se ne risulta un grave pregiudizio all’autore [1].

Per poter dunque invalidare l’atto pregiudizievole, il giudice dovrà valutare se vi erano in effetti le circostanze idonee a determinare l’annullamento.

Ecco di seguito alcuni dei casi principali:

  • infermità mentali patologiche anche (appunto, come dice la norma) transitorie, come l’impeto da intenso dolore, l’ubriachezza, e pure la suggestione ipnotica;
  • infermità mentale da malattia grave o da avanzata anzianità e tutte quelle ipotesi che emergono per i mutamenti della società e delle conoscenze mediche in materia di psiche [2].

È importante ricordare che, per l’annullamento di tutti gli atti – ad eccezione della donazione e del testamento – il grave pregiudizio per l’incapace deve essere sempre provato, mentre quando si tratti di contratti occorre in più la prova della mala fede (cioè la consapevolezza dell’altrui menomazione psichica) dell’altro contraente [3].

Qual è la differenza tra capacità di intendere e capacità di volere?

La capacità di intendere è intesa come idoneità del soggetto ad essere consapevole del valore delle proprie azioni; la capacità di volere è, invece, l’attitudine della persona a determinarsi in modo autonomo, cioè di autodeterminarsi in relazione ad un determinato atto giuridico. Dunque, se manca la capacità di intendere mancherà anche quella di volere, mentre invece è possibile che ci sia la capacità di intendere, ma non quella di volere: è sufficiente la menomazione anche solo di una delle due (intendere e volere) ma tale da impedire la formazione di una volontà cosciente.

Il giudizio sulla capacità di intendere e di volere varia caso per caso

La valutazione della capacità di interere e di volere di un individuo viene fatta caso per caso e ogni situazione ha una storia a sé.  Può dunque capitare che persone diverse che ricevano la stessa diagnosi di disturbo mentale e che abbiano commesso un reato all’apparenza simile, vengano giudicate diversamente, magari una capace di intendere e volere e l’altra no.

Le variabili in gioco sono numerosissime, e spesso anche per i professionisti più esperti la valutazione è estremamente complicata.


note

[1] Cod. Civ. art. 428.

[2] Le cause di incapacità legale di agire sono tassativamente determinate dalla legge: minore età, interdizione e inabilitazione.

[3] Nelle ipotesi della donazione (Cod. Civ. art. 591) e del testamento (Cod. Civ. art. 775 ) disposti dall’incapace naturale, prevale l’aspetto della gratuità della fattispecie, pertanto viene prevista dal legislatore la possibilità di ottenere l’annullamento dell’atto di liberalità o del testamento per il solo fatto di essere stati fatti da persona incapace di intendere e di volere al momento del compimento dell’atto.

Autore immagine: Pixabay.com


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