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Si può rinunciare alla proprietà?

23 Settembre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 23 Settembre 2017



Il diritto di proprietà è rinunciabile in favore degli altri comproprietari o dello Stato

In passato godere di una proprietà immobiliare era un vantaggio per imprese e privati. Oggi, complici i pesi fiscali e di manutenzione che gravano sui proprietari, avere un bene immobile improduttivo può essere un costo non sopportabile: ecco perché sempre più si assiste alla rinuncia al diritto di proprietà. In realtà, per precisione giuridica, si deve dire che il codice civile disciplina espressamente alcune fattispecie di rinuncia:

  • rinuncia alla quota sul bene comune [1];
  • rinuncia al diritto sul muro comune [2];
  • rinuncia al fondo servente in favore di quello dominante [3].

Rinuncia alla proprietà: cosa dice la legge

Nel codice civile non sono previsti espressamente altri atti di rinuncia. L’assenza di una previsione di rinuncia alla proprietà immobiliare può probabilmente spiegarsi con la rarità nel passato di un simile fenomeno rinunziativo. In ogni caso, sebbene manchi una norma espressa in proposito non manca chi ritiene che si possa rinunciare alla proprietà. Nel nostro ordinamento vige infatti il principio di libertà dell’individuo di compiere atti leciti. In termini tecnici l’atto di rinuncia alla proprietà è un atto dismissivo di un diritto reale da parte del suo titolare. Giuridicamente, l’atto di rinuncia è un atto unilaterale, vale a dire un atto in cui la volontà deriva una sola parte (a differenza del contratto che richiede la volontà di due o più parti) ed è volta al soddisfacimento di un unico interesse, quello del rinunciante. In concreto l’atto di rinuncia della proprietà si deve effettuare tramite atto notarile. Compiuto questo atto e trascritto nei registri immobiliari si verifica automaticamente l’acquisizione della proprietà da parte dello Stato [4]. L’acquisizione da parte dello Stato è un effetto automatico che deriva dall’atto di rinuncia: è esclusa tanto l’accettazione da parte dello stesso Stato quanto la possibilità di un suo rifiuto. Pertanto, in questi casi, qualsiasi tipo di intervento da parte della pubblica amministrazione è da escludersi e può limitarsi ad una semplice presa d’atto. Ovviamente, l’automatismo in questione non esclude l’opportunità di comunicare all’amministrazione l’avvenuta dismissione del bene, in ossequio ad un comportamento di correttezza.

Rinuncia alla proprietà di cosa comune

Quanto sinora precisato è valido solo nel caso in cui il bene da dismettere sia di proprietà esclusiva del rinunziante. Infatti, la rinuncia può riguardare tanto un bene appartenente ad un solo proprietario, quanto la quota di una cosa appartenente a più persone. Ebbene, in questa ultima ipotesi, la quota di proprietà rinunciata si andrà ad aggiungere a quelle degli altri comproprietari i quali non potranno opporsi all’acquisto. A sua volta il comproprietario che ha ricevuto la quota può rinunciarvi. Nel caso di rinuncia a quota di bene in comproprietà, bisogna distinguere a seconda che si tratti di rinuncia abdicativa o di rinuncia liberatoria. La prima ha l’effetto di liberare il rinunciante dalle spese future e pertanto egli resta obbligato per quelle già maturate. Con la rinuncia liberatoria, invece, il rinunciante è liberato anche dalle spese già maturate.

note

[1] art. 1104 Cod.Civ.

[2] art. 882 Cod. Civ.

[3] art. 1070 Cod. Civ.

[4] art. 827 Cod. Civ.


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