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Quanti avvocati ci sono in Italia?

25 Settembre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 25 Settembre 2017



In Italia ci sono ben 312.644 avocati. La media è di 1 avvocato ogni 200 cittadini. Il risultato è che ci sono più avvocati che detenuti

In Italia ci sono troppi avvocati e la giustizia è troppo lenta. Non si tratta di luoghi comuni. Una causa penale, nonostante il principio costituzionale della ragionevole durata dei processi [1], dura talmente tanto che spesso i reati si prescrivono. Morale della favola: nel bel paese ci sono più avvocati che detenuti. Tralasciando il penale, la durata media complessiva dei processi in Italia (ivi comprese quindi anche le più “banali” liti insorte tra condomini o parenti) è di 8 anni e 7 mesi. In Svizzera, solo per fare un esempio, un processo dura 8 volte di meno.

Se tali lungaggini certamente non dipendono (o non dipendono soltanto) dal numero dei legali presenti sul territorio è anche vero che si tratta comunque di un numero eccessivo.

In Italia ci sono più avvocati che detenuti

È vero: l’Italia è un è paese litigioso, ma come si spiega che ci sono più avvocati che “delinquenti”? L’interrogativo non vuole essere provocatorio: secondo le statistiche ufficiali, in Italia sono iscritti all’Ordine degli Avvocati ben 312.644 professionisti, a fronte di 54mila componenti della popolazione penitenziaria. In termini di distribuzione territoriale, le regioni che contano più avvocati sono la Campania (con 52.685 legali), il Lazio (dove il numero degli avvocati è pari a 43.492),  la Lombardia (con 36.866 professionisti) e la Sicilia (con 32.537 avvocati). Solo per rendere l’idea: in tutta la Francia gli avvocati sono 60mila.

La media è di 1 avvocato ogni 200 cittadini

In termini pratici, ciò significa che per ogni  avvocato si possono contare 200 cittadini italiani.  Attenzione: non 200 clienti, ma 200 cittadini. Ora, come abbiamo detto sopra, gli italiani litigano spesso. Quindi un buon avvocato potrebbe anche ambire a far suoi 200 o più clienti. Tuttavia, se tra questi 200 si includono anche i bambini (che non litigano), gli amici ed i parenti (che solitamente non pagano) i numeri e le statistiche diventano davvero sconfortanti.

Quanto guadagnano gli avvocati in Italia?

Numeri e statistiche si riversano impietosamente sul livello del reddito di ciascun avvocato, che dopo almeno sette anni trascorsi tra università e pratica, dovrà superare un esame. L’esame di abilitazione, se tutto va bene (il che accade per circa il 30% degli aspiranti) dura – tra prove scritte e orali – anche più di un anno solare.  L’abilitazione, però, non è sinonimo di guadagni. Anzi, più si è giovani, meno si guadagna. Il reddito medio per gli avvocati tra i 30 ed i 34 è di 13 mila euro (il che significa poco più di 1000 euro al mese). Il 45% degli avvocati italiani ha un reddito sotto i 10mila euro.

Avvocati e obbligo assicurativo

Ma non è tutto. Le tasche degli avvocati sono destinate ad impoverirsi ulteriormente. Come noto, entro il prossimo 11 ottobre, tutti gli avvocati dovranno obbligatoriamente dotarsi di una polizza Rc Professionale [2]. La mancata osservanza dell’obbligo assicurativo comporterà la cancellazione dall’Albo per l’assenza di uno dei requisiti essenziali previsti per l’esercizio della professione. Dunque, chi non vuole correre questo rischio, dovrà munirsi di assicurazione. Il costo dell’Rc Professionale è stimato in media sui 200 euro annui e deve comprendere la copertura dell’avvocato per tutti i danni che dovesse causare a terzi nello svolgimento dell’attività professionale. Attenzione: non “si salvano” dall’obbligo assicurativo (e dalle spese che esso comporta) neanche i collaboratori degli studi associati. L’assicurazione, infatti, è obbligatoria per tutti gli avvocati e deve includere non solo la responsabilità per qualsiasi tipo di danno cagionato nello svolgimento della propria attività, ma anche quella derivante dalla custodia di documenti, denaro, titoli, e valori ricevuti in deposito dai clienti o dalle controparti.

note

[1] Cfr. art. 111 Cost.

[2] Così come stabilito dal Decreto del ministero della Giustizia del 22.09.2016.


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