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Cos’è il contratto di vending?

26 Settembre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 26 Settembre 2017



L’installazione di distributori automatici in spazi aziendali o di enti pubblici dà vita al contratto di vending

Sicuramente a tutti è successo di acquistare uno snack ad un distributore automatico o di consumare una bevanda. Senza saperlo, dunque, tutti abbiamo avuto a che fare con il contratto di vending, ma senza esserne parte. Cerchiamo, pertanto, di capire cos’è e come funziona il contratto di vending.

La vendita attraverso distributori automatici, detta più sinteticamente vending, è il contratto in forza del quale una parte detta gestore installa negli spazi di un’altra, detta concedente, dei distributori automatici che erogano vari prodotti commerciali. Il gestore si assume l’obbligo di curare la manutenzione dei distributori e di rifornirli di merce riservando per sé gli incassi derivanti dalla vendita dei beni. Il concedente, dal canto suo, ottiene senza alcun costo il vantaggio di migliorare la fruizione dei propri spazi da parte dei terzi. I prodotti più venduti con il meccanismo del vending sono alimentari, come bevande o alimenti freschi o preconfezionati, ma anche frutta e latte. Tuttavia, è sempre più frequente trovarvi anche prodotti non alimentari come spazzolini, dentifrici, prodotti per l’igiene, prodotti sanitari, giornali, libri, riviste, fiori, ricariche telefoniche.

Le parti del contratto

Le parti del contratto di vending sono due: il gestore, proprietario del distributore automatico installato e rifornito di merce e il concedente che acconsente alla collocazione dei distributori nei propri spazi. Il gestore è una società o un imprenditore che produce o acquista distributori automatici, li colloca negli spazi concessi dal concedente e provvede a ricaricarli con la merce. Il concedente, invece, è una società o un ufficio con numerosi dipendenti, ma può anche trattarsi di imprese che hanno contatti col pubblico. Pensiamo ad esempio a palestre, uffici pubblici, scuole, università, stazioni ferroviarie, che mettono a disposizione dell’utenza cibo e bevande. Sul concedente grava l’obbligo di custodia del distributore automatico e delle relative attrezzature. Infatti, in caso di danneggiamento dell’impianto dovuto a fatti riconducibili al concedente, questi è tenuto a risarcire i danni al gestore a meno che non provi il caso fortuito. Dunque, come detto, il contratto di vending intercorre esclusivamente tra gestore e concedente. Il cliente finale che acquista dal distributore automatico è estraneo al contratto, essendo legato esclusivamente al gestore nel momento in cui acquista il prodotto. Quando il concedente è un ente pubblico, il rapporto contrattuale con il gestore deve sorgere sulla base di apposite procedure previste dalla legge in materia di appalti pubblici di servizi, alle condizioni previste dall’ente nel bando di gara o nel capitolato.

Forma e durata del contratto

Essendo un contratto atipico, cioè non espressamente disciplinato dal codice civile, il vending può essere concluso nella forma che meglio risponde alle esigenze delle parti.  Generalmente, nella prassi per la conclusione del vending vengono usati moduli prestampati predisposti dal gestore ma non sono infrequenti i casi di contratti conclusi verbalmente. Circa la sua struttura, però, deve dirsi che presenta elementi tipici di altri contratti, quali il comodato e l’appalto. Infatti, nella concessione degli spazi da parte del concedente può ravvisarsi un comodato d’uso a titolo gratuito e nel servizio di ristorazione automatica fornito dal gestore un appalto di servizi.  Circa la sua durata, solitamente il rapporto di vending è a tempo indeterminato, con la previsione di una durata minima e con la possibilità per entrambe le parti di recedere senza preavviso.

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Autore immagine: Pixabay.com


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