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Fare causa alla banca

27 Settembre 2017
Fare causa alla banca

Cosa fa un correntista prima di aprire un contenzioso giudiziario con il proprio Istituto di credito

Spesso sono gli imprenditori, schiacciati dal peso degli interessi bancari (talvolta illegittimi) o gli investitori, costretti a costi occulti, che decidono di fare causa alla banca e contestare il rapporto con essa intrattenuto al fine di vedersi riconoscere la corresponsione di somme che gli sono state indebitamente sottratte. Generalmente, il correntista che intende fare causa alla propria banca lamenta l’applicazione, da parte dell’Istituto di credito, di interessi usurari, di anatocismo, la modifica unilaterale delle condizioni di contratto e in generale l’addebito di costi non indicati in sede di stipula del contratto.

Il correntista-tipo, protagonista del contenzioso bancario, è solitamente colui che ha una linea di credito, ossia un finanziamento concesso dalla banca, talvolta anche di notevole entità. Numericamente meno rilevante è il contenzioso avviato dai piccoli risparmiatori, perché intraprendere una procedura giudiziaria in questo settore richiede di affrontare dei costi rilevanti.

Il primo passo di chi intende contestare il rapporto con la propria banca è quello di far esaminare e valutare i propri “conti” da un esperto contabile. In sostanza il consulente deve verificare tutta la documentazione contrattuale relativa al rapporto o ai rapporti contestati e formulare una valutazione complessiva, segnalando anomalie e addebiti illegittimi. Qualora il correntista non sia più nel possesso di tutta la documentazione bancaria, ha diritto di richiederla alla banca [1] che ha l’obbligo di fornirla al cliente entro il termine massimo di 3 mesi. Nel caso in cui la banca non provveda a fornire al cliente la documentazione richiesta, la stessa può essere obbligata a farlo per ordine del giudice [2].

Tale obbligo grava sulla banca nel caso di rapporto di conto corrente attivo o in ogni caso chiuso da meno di 10 anni. Nel caso di rapporti più vecchi e dunque chiusi da oltre 10 anni, la banca non ha alcun obbligo di fornire i documenti al cliente perché non ha più l’obbligo di conservarli.

Una volta entrato in possesso di tutta quanta la documentazione, il consulente provvede ad effettuare dei calcoli in concreto: in particolare verifica le condizioni di contratto, il tasso d’interesse globale (Taeg) applicato, l’eventuale presenza di anatocismo, usura o, in ogni caso, interessi non esplicitati alla stipula del contratto. Il perito poi trasporta tutte le sue analisi e i suoi calcoli all’interno di una perizia contabile che costituisce il primo elemento da cui parte il giudizio. La perizia costituisce addirittura il primo elemento di valutazione circa la stessa convenienza di instaurarlo.

Una volta valutata, attraverso la perizia, la fondatezza delle censure mosse alla banca e, dunque, la convenienza di instaurare il giudizio, il correntista può aprire la strada della formale contestazione alla banca. In proposito, però, è bene precisare che l’attore ha l’onere di tentare prima la conciliazione stragiudiziale. Infatti, in materia di contratti bancari, la mediazione è una condizione di procedibilità della domanda [3], per cui qualora non venga esperita, la sua mancanza può essere eccepita dal convenuto Istituto di credito o rilevata d’ufficio dal giudice.

Se la mediazione ha esito positivo, significa che il correntista e la banca si sono accordati in ordine ad un eventuale ristoro economico per il primo e non è necessario fare alcun ricorso al giudice. Nel caso contrario, chiuso negativamente il tentativo di conciliazione, sarà necessario fare ricorso all’autorità giudiziaria.

Da gennaio di quest’anno, inoltre, per alcune tipologie di controversie è possibile avvalersi gratuitamente dell’Arbitro per le controversie finanziarie [4], istituito con delibera della Consob, il quale è competente in tema di violazione di obblighi di trasparenza, informazione, trasparenza e per importi non superiori a 500mila euro.


note

[1] Art. 119 Testo unico bancario.

[2] Art. 210 Cod. Proc. Civ.

[3] D. lgs. n. 28/2010 del 04.03.2010.

[4] Delibera Consob n. 19602 del 04.05.2016.

Autore immagine: Pixabay.com


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