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Il nuovo codice antimafia

28 Settembre 2017
Il nuovo codice antimafia

Dopo un percorso legislativo lungo 4 anni, il Codice antimafia è legge dello Stato

Dopo l’approvazione dello scorso luglio al Senato, il 27 settembre 2017, con una larga maggioranza, la Camera dei deputati ha approvato il Nuovo codice antimafia che oggi, dunque, è legge dello Stato. Il nuovo Codice, che sostituisce quello del 2011, ha l’obiettivo di rendere più veloce la confisca dei beni, migliorare il controllo sulle infiltrazioni mafiose nelle aziende, rendere più trasparente la selezione degli amministratori giudiziari dei beni confiscati e tutelare i posti di lavoro nelle aziende sequestrate.

Il Codice introduce anche un procedimento di controllo giudiziario per impedire l’infiltrazione mafiosa nelle aziende. Il controllo giudiziario – previsto per un periodo che va da un anno a tre anni – può essere chiesto volontariamente anche dalle imprese. È stato poi istituito un fondo di 10milioni di euro all’anno e nuove previsioni per aiutare le aziende sequestrate a proseguire le attività, tutelandone soprattutto i dipendenti.

Un aspetto che ha suscitato un ampio dibattito tra le forze politiche è quello relativo all’equiparazione dei reati contro la pubblica amministrazione a quelli di associazione mafiosa. Corruzione e concussione, per intenderci, avranno il medesimo trattamento dei reati di associazione mafiosa. Così, in concreto, potranno essere sequestrati i beni di chi è solo sospettato di fare parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione nelle sue svariate forme e/o finalizzata alla concussione. Il Codice prevede la confisca dei beni anche in ulteriori casi come lo stalking violento, il favoreggiamento della latitanza e in ipotesi di terrorismo. Circa la procedura di sequestro in concreto, il Codice prevede che esso venga materialmente eseguito dalla polizia giudiziaria – e dunque non più dall’ufficiale giudiziario.

La nuova disciplina amplia inoltre l’ambito di applicazione di sequestro e confisca per equivalente, mentre la confisca allargata diventa obbligatoria anche per alcuni reati ambientali e per l’autoriciclaggio e si applica anche nei casi di amnistia, prescrizione o morte di chi l’ha subita.  Prevede inoltre che, qualora la confisca dovesse esser revocata, la restituzione del bene sarà effettuata per equivalente nei casi in cui il bene sia stato – nel frattempo – destinato a finalità di interesse pubblico.

L’Agenzia nazionale per i beni confiscati è stata riorganizzata: avrà sede a Roma, 200 dipendenti e sarà posta sotto il controllo del Ministero dell’Interno. Sono state estese le sue competenze: tra le altre, infatti, potrà assegnare i beni confiscati a enti territoriali e associazioni.

Al fine di garantire trasparenza negli incarichi ed evitare quelli “ad personam”, è previsto che gli amministratori giudiziari dovranno essere scelti tra gli iscritti all’apposito Albo secondo regole che assicurino la rotazione degli incarichi.

Tuttavia, sul Nuovo codice antimafia molti giuristi hanno espresso grandi perplessità. Addirittura secondo alcuni di tratta di una «legge che offende la libertà» [1].


note

[1] così Giovanni Verde, su Il Mattino, edizione del 27.09.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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