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Ripetitore telefonico: qual è la distanza di sicurezza?

30 Settembre 2017 | Autore:
Ripetitore telefonico: qual è la distanza di sicurezza?

Quanto spazio deve esserci tra le abitazioni e il ripetitore telefonico? Che conseguenze ha sulla salute un’installazione troppo ravvicinata?

Tutti possediamo uno o più telefoni fissi e mobili, li utilizziamo costantemente per comunicare a voce, per inviarci i messaggi, i fax e per scrivere le email. Oramai il telefono “prende” in montagna, al mare, sotto la galleria e in metropolitana perché le antenne, i ripetitori e le stazioni radio per la telefonia mobile sono installati ovunque. Molti di questi sono posizionati a pochi metri di distanza dalle case, ma anche nei pressi di edifici pubblici come scuole e ospedali. Tuttavia il timore circa gli effetti dell’elettromagnetismo, soprattutto per i danni che questo può avere sulla salute, tiene sempre in allerta ponendo molti interrogativi: quanto ci costa in termini di salute? Esistono dei limiti di legge per la loro installazione e soprattutto delle distanze dalle case da rispettare?

Ripetitore telefonico: la normativa sulle distanze

Da un punto di vista normativo, in tema di installazione ripetitori telefonici vicino alle abitazioni, dobbiamo fare un salto indietro al 2002, quando il decreto Gasparri [1] ha concesso maggiori libertà nel posizionamento di ripetitori per la telefonia mobile sul territorio nazionale. Da quel momento ha avuto inizio una proliferazione incontrollata dei ripetitori soprattutto nei centri abitati. Secondo questa legge, infatti, i ripetitori dovevano considerarsi vere e proprie opere di urbanizzazione primaria ed essere trattati, dunque, allo stesso modo di strade, fogne, illuminazione pubblica, ecc. Il decreto, però, ha stabilito che la distanza minima dei ripetitori dalle abitazioni deve essere di almeno 70 metri e la loro installazione deve essere preceduta dal parere favorevole dell’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente). La qualificazione dei ripetitori come opere di urbanizzazione primaria è stata anche confermata dalla giurisprudenza che ha sostenuto che in quanto tali non devono rispettare le distanze previste per le costruzioni edilizie [2]. In proposito deve precisarsi che il Comune non ha il potere di interferire nella scelta del luogo di installazione di ripetitori telefonici– perché violerebbe il decreto sopra detto – né di stabilire limiti di distanza, sicurezza, altezza etc perché tali limitazioni – poste a salvaguardia della salute dei cittadini dai rischi dell’elettromagnetismo – sono di esclusiva competenza dello Stato [3].

Ripetitore telefonico troppo vicino: cosa fare per tutelarsi?

Sebbene le compagnie telefoniche paghino il privato cittadino che gli conceda il posizionamento di un ripetitore sul proprio suolo o sul proprio fabbricato, è inutile negare che allo stesso tempo l’installazione di un ripetitore ne diminuisce fortemente il valore, quindi rappresenta certamente un danno economico. Ma ancor più rilevante è il danno alla salute che tale installazione potrebbe provocare. In proposito è il caso di sottolineare come l’art. 41 della Costituzione, sebbene riconosca che l’iniziativa economica è libera, precisa anche che essa non può svolgersi in modo da provocare un danno alla salute e alla sicurezza (oltre che alla libertà e dignità umana). Dunque la libertà delle compagnie telefoniche di installare i ripetitori non può essere incontrollata e soprattutto in contrasto con il diritto alla salute [5]. Ad oggi la comunità scientifica non è ancora certa delle conseguenze dell’inquinamento da elettromagnetismo sull’uomo e ancor di più sulle persone più deboli come bambini e ammalati. In ogni caso consiglia cautela e prudenza suggerendo di evitare l’installazione di ripetitori vicino agli ospedali, alle scuole e agli asili.

In proposito è importante segnalare che, ciascun cittadino, quando ritiene che un ripetitore sia stato installato in violazione delle norme di legge, può opporsi presentando un esposto alle autorità competenti (Procura della Repubblica, Carabinieri, Ministero dell’Ambiente; Ministero della Sanità, Arpa). Oppure può rivolgersi al giudice impugnando l’eventuale atto amministrativo che ha concesso l’installazione. Così hanno fatto due condomini romani che hanno fatto ricorso al Tar [4] – vincendolo – perché un’antenna per la telefonia mobile era stata installata a meno di 40 metri dagli edifici scolastici, in violazione delle distanze minime previste dalla normativa vigente.


note

[1] D. lgs. n. 198 del 4.9.2002, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 215 del 13.9.2002.

[2] Tar Campania, Napoli, sent. n. 2461/2013.

[3] Ai sensi dell’art. 8, l. 36 del 22.02.2001.

[4] Tar Lazio, sent. n. 1021/2014 del 27.01.2014.

[5] Anch’esso tutelato costituzionalmente dall’art. 32 Cost.

Autore immagine: Pixabay.com


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