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Buoni pasto: il 63% sono spesi al supermercato

2 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 2 ottobre 2017



Un’indagine mostra come oltre la metà dei beneficiari dei buoni pasto li utilizzi per fare la spesa

Il 63% degli italiani spende i buoni pasto per fare la spesa al supermercato. Questo è il dato che emerge da una analisi compiuta da una società che da oltre trenta anni si occupa di fornire buoni pasto. Il dato è significativo perché dimostra come di fatto lo strumento del buono pasto o ticket restaurant sia utilizzato dai lavoratori che ne beneficiano come strumento alternativo di welfare. E ciò nonostante la recente riforma mantenga fermo il divieto di usare il buono pasto per fare la spesa necessaria alla famiglia per la settimana. Il buono pasto è infatti sostitutivo solo della mensa giornaliera del dipendente e, quindi, deve essere rivolto ad acquistare esclusivamente il pasto della giornata e non altri oggetti di natura personale.

In tema di buoni pasto abbiamo recentemente accennato alle novità introdotte dal decreto del Ministero dello Sviluppo Economico [1]. Nell’articolo Buoni pasto: ecco tutte le novità chiaramente si evince come la riforma modifichi sensibilmente la normativa relativa al servizio dei buoni pasto, dando precise indicazioni su dove possono essere spesi e in quale quantità possono essere utilizzati. È stato, inoltre, eliminato il divieto di cumulabilità dei ticket e sono aumentate le tipologie di esercenti che possono affiliarsi.

Buoni pasto: chi li ha inventati?

Il dibattito sui buoni pasto è ormai un argomento quotidiano, ma in rare occasioni è emerso quale sia la loro origine, dove siano nati e perché. La paternità dei buoni pasto è da attribuire ad un uomo d’affari inglese, John Hack, il quale, mentre era al ristorante con degli amici vide i clienti pagare il conto con dei biglietti di carta. Il sistema era il seguente: i biglietti di carta riportavano un importo, il ristorante li accettava in pagamento e poi li restituiva alla ditta in cambio del denaro in essi indicato. Così il Signor Hack pensò di estendere tale sistema a tutto il Regno Unito e nel 1955 diede vita alla prima società leader del settore che ben presto si estese anche all’estero e che tutt’ora esiste in ben 42 Paesi.

Buoni pasto: cosa sono?

I buoni pasto – comunemente detti ticket restaurant – sono dei mezzi di pagamento erogati dal datore di lavoro ed utilizzabili dai dipendenti per acquistare pasti o prodotti alimentari. Detti buoni possono essere emessi in forma cartacea (voucher) o elettronica. Sia nell’una che nell’altra forma, ogni buono ha un valore assegnato (solitamente tra i 2 euro ed i 10 euro) ed è riconosciuto da enti ed imprese convenzionate come ristoranti, bar, mense e supermercati. I buoni pasto costituiscono una prestazione sostitutiva del servizio di mensa, ossia della somministrazione diretta di vitto da parte del datore di lavoro, in tutti quei casi in cui per l’azienda non sia possibile (o non sia conveniente) effettuare la somministrazione direttamente con mensa aziendale interna. In pratica, in tutte le aziende – pubbliche o private – ove il datore non ha previsto una mensa interna, ai lavoratori possono essere forniti i buoni pasto da spendere nei negozi convenzionati al fine di sopperire alle esigenze legate all’alimentazione del giorno di lavoro.

Come anticipato, in tema di buoni pasto deve darsi atto della recente riforma che è appena diventata operativa e con cui sono state disposte una serie di novità in materia. Tra queste ribadiamo la graduale, ma definitiva sostituzione dei ticket cartacei con quelli elettronici ed un nuovo regime di deducibilità degli stessi. Dal 9 settembre scorso, inoltre, si è ampliata la lista degli esercizi in cui è possibile spendere il buono pasto anche nei giorni non lavorativi. La riforma ha previsto l’estensione degli esercizi commerciali in cui potranno essere spesi, quali: agriturismi, mercatini, aziende agricole.

Non da meno è il riconoscimento della loro cumulabilità. Infatti, sebbene sui buoni fosse formalmente scritto “non cumulabili“, nella prassi – soprattutto nei supermercati – venivano cumulati ed utilizzati per fare la spesa. Ebbene, dopo un lungo braccio di ferro tra grande distribuzione favorevole al cumulo e bar e piccoli ristoratori contrari, la scelta definitiva è ricaduta sull’ammissibilità del cumulo fino ad un massimo di 8 voucher. I buoni pasto, quindi, potranno essere cumulati fino a un massimo di otto per volta. Questo significa che, nell’ambito della stessa spesa, si possono usare fino a massimo 8 buoni pasto.

note

[1] decreto del Mise n. 122 del 07.6.2017, pubbl. in G.U. il 10.08.2017.

Autore immagine: Pixbay.com


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