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Debiti: una via d’uscita con l’esdebitazione

5 ottobre 2017


Debiti: una via d’uscita con l’esdebitazione

> Business Pubblicato il 5 ottobre 2017



La legge contro il sovraindebitamento consente ai debitori di accordarsi con i creditori per dilazionare il pagamento del debito

Con la crisi economica dell’ultimo decennio il fenomeno del sovraindebitamento di imprese e operatori commerciali è diventato argomento quotidiano, giungendo a far parlare di sé in situazioni persino disperate in cui molti imprenditori- sotto la morsa dei debiti – sono giunti persino a togliersi la vita. Per tale ragione spesso la legge in questione è stata ribattezzata dalla stampa come salva suicidi. La legge del 2012 [1], come modificata [2], prevede in realtà tre diverse procedure:

  • il piano del consumatore;
  • l’accordo del debitore;
  • la liquidazione dei beni.

In tutti e tre i casi la procedura è abbastanza snella: l’istanza formulata dal debitore viene sottoposta alla verifica preliminare da parte del Tribunale, in merito al fatto che il programma di esdebitazione non violi norme imperative. Successivamente, con l’ausilio dell’organismo di composizione della crisi, il Tribunale valuta meritevolezza, fattibilità e convenienza della domanda che, se accolta e a determinate condizioni, può condurre all’estinzione del debito originario.

In questa sede ci occuperemo di analizzare l’accordo del debitore, ossia una procedura che consente al debitore di accordarsi con i creditori per ottenere un dilazionamento nel pagamento del debito. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste e come funziona questa procedura di esdebitazione.

Sotto un profilo soggettivo va detto in primo luogo che l’accordo del debitore riguarda i soggetti non fallibili, dunque le piccole imprese, imprenditori agricoli o i professionisti che non possono accedere alle procedure concorsuali come il fallimento. La legge prevede che questi soggetti, qualora versino in una situazione di sovraindebitamento in quanto non riescono a far fronte ai propri debiti, e non abbiano fatto ricorso, nei precedenti tre anni, alla procedura di composizione della crisi, possono concordare con i creditori un piano di ristrutturazione dei debiti che assicuri, però, il regolare pagamento anche dei creditori estranei all’accordo stesso. Il piano prevede le scadenze e le modalità di pagamento dei creditori, le garanzie per l’adempimento dei debiti, le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni ecc.

Sotto il profilo oggettivo, invece, deve verificarsi quella che viene definita situazione di sovraindebitamento, ossia una situazione di crisi economica paragonabile a quella che legittimerebbe un’impresa a fare ricorso alla procedura fallimentare. In concreto, secondo la legge, si verifica sovraindebitamento nel caso di:

  • consolidato squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio disponibile per farvi fronte;
  • definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.

Gli organismi di composizione della crisi

Come detto, l’accordo con i creditori può essere elaborato con l’aiuto di appositi organismi di composizione della crisi. Questi sono promossi da enti pubblici, Camere di commercio o Ordini professionali e hanno le competenze professionali necessarie ad accompagnare il debitore nella redazione della proposta di composizione della sua situazione di sovraindebitamento e nell’esecuzione della stessa. Allo stato questi organismi non sono presenti in tutte le città d’Italia, per cui per quei posti in cui non sono ancora stati costituiti, il Tribunale provvede alla nomina di un professionista (avvocato, commercialista o notaio) che ne svolge il ruolo.

L’accordo del debitore

La proposta deve prevedere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei creditori e nei casi in cui i beni o i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire la fattibilità del piano, la proposta deve essere sottoscritta da altre persone che garantiscano l’attuabilità dell’accordo. La proposta di accordo deve indicare l’elenco di tutti i creditori e le relative somme dovute, l’elenco dei beni, gli eventuali atti dispositivi effettuati negli ultimi cinque anni, le ultime tre dichiarazione dei redditi, l’elenco delle spese per il sostentamento del debitore e della sua famiglia, l’attestazione di fattibilità del piano rilasciata da un professionista. L’accordo di ristrutturazione, poi, è sottoposto alla valutazione del giudice il quale, se ritiene che la proposta di accordo possegga tutti i requisiti di legge e sia idonea a soddisfare i creditori, fissa l’udienza di verifica del piano di ristrutturazione, avvisando i creditori.

Il giudice, verificato il raggiungimento dell’accordo (con il consenso del 60% dei creditori) e risolta ogni eventuale contestazione, omologa l’accordo e ne dispone l’immediata pubblicazione. Gli effetti dell’accordo vengono meno in caso di risoluzione o di  mancato pagamento dei creditori estranei. L’espletamento delle attività di competenza del giudice e del debitore, nonché l’omologazione e i termini sono sottoposti ad un’articolata e completa procedura nei vari articoli della legge al fine di garantire una corretta instaurazione del contraddittorio.

L’aspetto fondamentale della legge in grado di incidere sensibilmente sulla posizione del debitore in difficoltà, sta nella possibilità di sospensione di ogni azione individuale esecutiva da iniziarsi o già in corso.

Infatti all’udienza di verifica del piano di ristrutturazione il giudice, in assenza di iniziative in frode ai creditori, dispone che, per non oltre centoventi giorni, non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali, né disposti sequestri conservativi, né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori. Insomma una boccata di ossigeno per il debitore che non deve temere azioni esecutive se rispetta i pagamenti come da piano concordato.

Tuttavia, se il debitore non esegue integralmente (entro novanta giorni dalle scadenze previste) i pagamenti dovuti all’Agenzia delle entrate e agli eventuali enti di previdenza e assistenza obbligatorie, l’accordo di ristrutturazione è revocato di diritto.

L’esecuzione dell’accordo prevede la possibilità di nominare un liquidatore che sovraintenda alla sua realizzazione. La legge di composizione della crisi da sovraindebitamento, quindi, dovrebbe garantire il debitore in difficoltà dal rischio di perdere tutto ed i creditori insoddisfatti di ottenere il pagamento in termini certi o almeno di evitare le lungaggini, i costi e le incertezze della procedura esecutiva ordinaria.

note

[1] L. n. 3/2012.

[2] D. l. n. 179/2012 convertito in L. 221/12.

Autore Immagine: Pixabay.com


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