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Rifiuto del pagamento mediante assegno

6 ottobre 2017


Rifiuto del pagamento mediante assegno

> Business Pubblicato il 6 ottobre 2017



È illegittimo il rifiuto da parte di un fornitore di ricevere il pagamento della merce mediante assegno

Il tema del rifiuto del pagamento mediante assegno è un problema che può verificarsi facilmente nella realtà. Pensiamo al caso di un imprenditore che decida di pagare mediante assegno la consegna della merce al proprio fornitore e quest’ultimo rifiuti l’assegno pretendendo il pagamento in contanti.

Il quesito che sorge in proposito è il seguente: è legittimo il rifiuto a ricevere il pagamento mediante assegno opposto dal fornitore?

Il problema deve essere affrontato in primo luogo avuto riguardo alle norme dell’ordinamento giuridico. In proposito il codice civile prevede che il debitore può ritenersi liberato dall’obbligazione di pagamento solo se utilizza moneta avente corso legale nello Stato ed il creditore non può rifiutare questo pagamento [1]. Dalla lettura della disposizione sembrerebbe doversi desumere la conseguenza che se l’imprenditore paga il proprio fornitore con mezzi diversi dal denaro, non può ritenersi liberato dal proprio debito se non con il consenso del creditore. Tuttavia la possibilità per il creditore di rifiutare pagamenti con strumenti differenti dal denaro ha destato in giurisprudenza molti dibattiti, alcuni legati in concreto ai mezzi di pagamento. Secondo alcuni giudici, infatti, potrebbe essere legittimo il rifiuto del creditore in caso di pagamento mediante assegno bancario ma certamente illegittimo quello mediante assegno circolare, in considerazione delle particolari garanzie da esso fornite [2].

Nel lungo dibattito vi è stato chi ha ritenuto che il pagamento mediante assegno bancario o circolare potesse ritenersi mezzo alternativo per l’adempimento dell’obbligazione di pagare – e dunque liberatorio dell’obbligo sorto in capo al debitore – solo all’esito dell’incasso da parte del creditore. In buona sostanza il debitore non sarebbe libero dal suo debito nel momento in cui consegna l’assegno al creditore ma nel momento in cui quest’ultimo lo incassa. Secondo altra opinione, invece, il pagamento mediante assegno doveva ritenersi completamente liberatorio per il debitore e illegittimo il rifiuto del creditore nel caso in cui quest’ultimo dovesse rivelarsi contrario alle regole di correttezza e buona fede.

Ovviamente sul punto non può non darsi atto dell’evoluzione normativa in tema di sistemi alternativi di pagamento, tanto che persino l’espressione moneta avente corso legale nello Stato deve ritenersi riferita anche a sistemi di pagamento immateriali come quelli realizzati mediante moneta elettronica. La moneta elettronica, infatti, altro non è che l’equivalente in forma digitale del denaro contante, memorizzato su un dispositivo elettronico. Infatti nell’era dei pagamenti virtuali, l’orientamento che tende a negare la possibilità di pagare alternativamente risulta obsoleto e superato. Addirittura giova in proposito rammentare che il pagamento mediante assegno bancario o circolare o altri mezzi virtuali di pagamento diventa persino obbligatorio nel caso in cui la somma da corrispondere sia superiore a 3mila euro. Infatti, secondo la legge [3], sia per prevenire fenomeni di riciclaggio di denaro sia per evitare l’evasione fiscale, non è consentito il pagamento in contanti per importi superiore al limite indicato, per cui il pagamento con denaro in tali ipotesi si rivelerebbe persino vietato.

Alla luce di quanto detto, deve ritenersi che il rifiuto da parte di un creditore di ricevere in pagamento una somma a mezzo assegno bancario o circolare è certamente illegittimo perché contrario ai principi di correttezza e buona fede (oltre ad essere in ogni caso obbligatorio per importi superiori ai 3mila euro). Se è vero, infatti, che il debitore ha l’obbligo di adempiere la propria obbligazione, è altrettanto vero che sul creditore incombe un vero e proprio dovere giuridico di solidarietà che gli impone di tenere un comportamento leale e secondo correttezza volto, nei limiti del possibile, alla salvaguardia dell’altrui utilità.

note

[1] art. 1277 Cod. Civ.

[2] Cass. sent. n. 27158 del 19.12.2006.

[3] L. 208/2015, art. 46 co. 1 che modifica l’art. 49 co. 1, d.lgs. n. 231/2007.


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