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Cosa sono gli enti?

26 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 26 ottobre 2017



Gli enti sono soggetti di diritto titolari di diritti e di doveri. Vediamo come operano e quali le loro caratteristiche

Sono tanti gli enti che operano in Italia. Il nostro ordinamento, infatti, dà rilevanza sia alle persone fisiche (concetto che ricomprende tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro sesso, i quali, per il solo fatto di venire al mondo, acquistano automaticamente la capacità giuridica [1], cioè la capacità di essere soggetti di diritto) sia agli enti. Vediamo di seguito cosa sono gli enti.

Gli enti e i suoi organi

Affinché gli enti possano operare nella società è necessaria l’attività degli uomini e delle donne che li compongono, i cosiddetti “organi” dell’ente. Così come l’uomo per poter vivere non può fare a meno dei suoi organi (il cuore, il cervello, i polmoni, la bocca, le mani ecc.), anche gli enti non possono prescindere dall’attività delle persone che operano al loro interno. Tali organi si distinguono in esterni ed interni: i primi sono quelli che hanno il potere di rappresentare l’ente, assumendosi impegni con i terzi (si pensi all’Inps che assume un dipendente; o al Comune che stipula un contratto ecc.); i secondi, invece, sono quelli ai quali non è riconosciuto tale potere, contribuendo esclusivamente alla formazione della sua volontà interna.

Enti: autonomi soggetti di diritto

Nonostante la funzione indispensabile svolta dagli organi dell’ente, essi sono soggetti di diritto distinti rispetto alle persone fisiche che vi operano all’interno: hanno una propria capacità giuridica. Sono, in altre parole, autonomamente titolari di diritti e di doveri. Essi possono, ad esempio, essere proprietari di beni, titolari di diritti di credito; possono incorrere in responsabilità a causa di un danno da loro cagionato o del mancato adempimento ad un’obbligazione ecc. L’ente, in altre parole, opera nella società come soggetto distinto rispetto agli uomini e alle donne che vi fanno parte, con una propria identità e con propri interessi. Gli interessi dell’ente, talvolta, non coincidono con quelli dei singoli componenti: si pensi all’ipotesi in cui questi abbiano interesse a conseguire guadagni immediati grazie alla loro partecipazione alle attività dell’ente, il quale, invece, tende a non distribuire gli utili al fine di autofinanziarsi.

Che tipi di enti esistono?

Gli enti si distinguono in base a vari criteri. Innanzitutto, si distingue tra :

  • enti pubblici (come lo Stato, le Regioni, i Comuni, la Banca d’Italia, l’Inps, l’Inail, l’Istat,  ecc.).
  • enti privati.

Questi ultimi possono essere:

  • enti registrati (si pensi alle associazioni riconosciute e alle fondazioni che sono iscritte nel registro delle persone giuridiche [2]) oppure enti non registrati (si pensi alle associazioni non riconosciute, alle società irregolari, alle società di fatto). Solo per i primi esiste, dunque, un registro, che può essere consultato da chiunque voglia conoscerne le vicende;
  • enti dotati di personalità giuridica (ad es. associazioni riconosciute, fondazioni ecc.) ed enti privi di personalità giuridica (ad es. associazioni non riconosciute). Sono dotati di personalità giuridica solo quegli enti che godono della cosiddetta “autonomia patrimoniale perfetta“, in base alla quale l’ente non solo ha un proprio patrimonio, ma risponde delle obbligazioni contratte solo tramite questo, al pari di ogni altra persona fisica. Le persone giuridiche hanno la capacità d’agire (cioè la capacità di esercitare i diritti e di assumere gli obblighi di cui sono titolari) [3], in quanto la personalità viene riconosciuta agli enti per consentire loro di svolgere l’attività giuridica necessaria per la realizzazione dello scopo;
  • enti a struttura istituzionale (come le fondazioni) ed enti a struttura associativa (come le associazioni e i comitati). I primi consistono in un’organizzazione dal carattere stabile che gestisce un patrimonio per il perseguimento di fini altruistici: si pensi ad una fondazione che gestisce un patrimonio finalizzato alla ricerca per la lotta al cancro. I secondi, invece, consistono in una organizzazione, anch’essa dal carattere stabile, formata da una pluralità di soggetti che esercitano un’attività volta al conseguimento di uno scopo comune: si pensi ad un società che consente ai soci di esercitare in comune una determinata attività economica con lo scopo di conseguire degli utili da distribuire in seguito al suo interno. Quanto agli enti a struttura associativa, si precisa, infine, che essi possono essere con finalità di lucro (come nell’esempio appena fatto) ovvero senza finalità di lucro (si pensi alle associazioni dilettantistiche sportive che perseguono finalità sportive e non economiche).

note

[1] Art. 1 Cod. Civ.

[2] Art. 3 D.P.R. 361/2000.

[3] Art. 2 Cod. Civ.

Autore Immagine: Pixabay.com


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