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Ape social: rigettate troppe domande. Che fare?

26 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 26 ottobre 2017



Il numero delle richieste Ape social accettate è addirittura inferiore al budget stanziato. Vediamo perché e quali le indicazioni dell’Inps

In questi giorni la notizia del rigetto di moltissime domande di Ape social (anticipo pensionistico) sta facendo il giro del web. In moltissimi hanno avuto a che fare  con le risposte negative dell’Inps in materia di Ape social. E anche per i professionisti del settore non è stato facile destreggiarsi nell’intricato labirinto delle decisioni dell’Inps. Tuttavia, prima di parlare dei motivi che hanno condotto l’Inps a rigettare 2 domande su 3 di Ape social, è bene capire cosa si intende quando si parla di Ape.

Cos’è l’Ape sociale?

L’Ape sociale è un’indennità a carico dello Stato erogata dall’Inps per chi ha almeno 63 anni di età e 30/36 anni di contributi, se rientra in una di queste 4 categorie:

  • disoccupati che hanno concluso l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi con 30 anni di contributi;
  • lavoratori che assistono familiari conviventi di 1° grado con disabilità grave da almeno 6 mesi con 30 anni di contributi;
  • lavoratori con invalidità superiore o uguale al 74% con 30 anni di contributi
  • lavoratori dipendenti che svolgono un lavoro pesante (e lo hanno svolto per almeno 6 anni negli ultimi 7) con 36 anni di contributi.

Il diritto all’anticipo pensionistico, però, non sorge automaticamente, ma solo dietro esplicita richiesta da parte del soggetto che possieda i requisiti previsti dalla legge. Tuttavia, gli esiti negativi delle domande inviate entro il mese di luglio 2017 hanno dimostrato che neppure la richiesta formale garantisce l’erogazione del sussidio, sebbene la presenza dei requisiti indicati dalla legge. Perché è successo questo allora?

Certamente l’Inps ha adottato criteri molto rigidi nell’analisi dei requisiti richiesti dalla normativa ed in particolar modo relativamente ai disoccupati ha rigettato tutte le domande di persone che, ad esempio, hanno lavorato anche per pochi giorni dopo essere rimaste disoccupate. Molte domande di Ape social, inoltre, sono state scartate perché anche se il richiedente era in possesso del requisito anagrafico e contributivo, l’ultimo impiego era con contratto a tempo determinato o, addirittura, con voucher. Tale rigetto, ha sollevato molti dubbi di legittimità, oltre che le ire degli interessati. Ma dopo i dibattiti, le proteste e le indicazioni del Ministero del lavoro sono arrivate nuove indicazioni da parte dell’Inps. Vediamo quali.

Status di disoccupazione

Secondo una nota dell’Inps del 25 ottobre 2017 [1], lo stato di disoccupazione deve essere interpretato in una chiave nuova: lo stato di disoccupazione, infatti, non si perde in caso di rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato di durata fino a sei mesi. Ne deriva che eventuali rapporti di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi, svolti dal lavoratore nel periodo successivo alla cessazione del sussidio di disoccupazione non fanno venir meno lo stato di disoccupazione e dunque non possono pregiudicare l’accesso all’Ape.

Contributi esteri

Con un messaggio del 24 ottobre 2017 [2] l’Inps ha fatto dietrofront anche sui contributi esteri. Infatti, mentre inizialmente i contributi esteri erano stati esclusi dal calcolo per maturare il diritto all’Ape, nelle nuove domande è possibile sommare ai periodi assicurativi italiani anche quelli esteri. I contributi esteri possono essere maturati sia in paesi dell’Unione europea e sia in Svizzera o in paesi extracomunitari, purché in presenza di apposite convenzioni con l’Italia.

Ape sociale e legge di bilancio

L’Inps annuncia che molte delle domande respinte saranno nuovamente riesaminate alla luce delle indicazioni fornite dal Ministero del Lavoro che dovrebbero condurre ad un accoglimento di circa il 50% delle domande presentate entro la prima scadenza della scorsa estate. In ogni caso chi ha visto bocciare la propria richiesta di Ape social a causa dell’ultimo contratto a tempo determinato di durata superiore a 6 mesi, può trovare nella legge di bilancio 2018 una speranza. Infatti, la manovra finanziaria dovrebbe includere la possibilità di accedere all’anticipo pensionistico Inps anche a coloro che hanno avuto un contratto a termine come ultima prestazione lavorativa, purchè nei 3 anni precedenti abbia avuto un lavoro come dipendente per almeno 18 mesi. Ovviamente per sapere se così andranno le cose bisogna attendere l’iter di approvazione della legge in parlamento.

Inoltre, per chi non l’ha ancora presentata ma possiede i requisiti, è possibile proporre la domanda per l’Ape sociale entro il 30 novembre. In questo caso, se la domanda dovesse essere accolta, l’anticipo pensionistico avrà decorrenza retroattiva dal primo maggio 2017 e pertanto l’Inps dovrà versare al lavoratore anche gli arretrati.

note

[1] Messaggio del Direttore generale dell’Inps, num. 4195 del 25.10.2017.

[2] Messaggio del Direttore generale dell’Inps, num. 4170 del 24.10.2017.


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