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Diritto all’oblio: come esercitarlo?

27 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 27 ottobre 2017



Quando l’interesse pubblico alla notizia deve cedere il posto all’interesse del singolo alla privacy?

Google – ed internet in generale – rappresentano un database sterminato in grado di immagazzinare ed archiviare un numero illimitato di dati e notizie per un lasso di tempo indefinito. Talvolta, però, il ricordo di un fatto, di un avvenimento ed il coinvolgimento di un soggetto in essi può rappresentare un pregiudizio per la persona ed essere fonte di danno. Ora, se per la carta stampata il problema si pone raramente, atteso che il giorno dopo la pubblicazione di una notizia, quella stessa carta viene cestinata, non è così su internet dove le notizie restano pubblicate tendenzialmente in perpetuo. Ecco perché sempre più cittadini ed aziende si rivolgono agli studi legali per chiedere la rimozione da motori di ricerca e siti web di dati e notizie relativi a dati personali e fatti avvenuti nel passato.

Ma per comprendere meglio quando l’interesse pubblico alla notizia debba cedere il posto all’interesse del singolo alla privacy è bene comprendere cos’è il diritto all’oblio e come è nato.

Che cos’è il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio è il diritto ad essere dimenticati. Esso spetta a ciascun cittadino di cui i media abbiano parlato in relazione ad un fatto di reato. In sostanza, il soggetto che ha ricevuto una condanna ha il diritto a non veder più pubblicato il proprio nome una volta che sia trascorso del tempo e la notizia non sia più di pubblico interesse. Infatti, tra i presupposti del diritto di cronaca vi sono indubbiamente il pubblico interesse per la notizia e la sua attualità. Tuttavia, una notizia vera ma non più attuale non può essere ripubblicata su un giornale. Quando si parla, pertanto, di diritto all’oblio si intende il diritto di ogni reo, a veder cancellato il proprio nome dalla cronaca relativa al fatto criminoso ormai passato.

Come nasce il diritto all’oblio?

L’origine del diritto all’oblio si deve ad un caso giudiziario. Un quotidiano nazionale indisse un gioco a premi che consisteva nella ripubblicazione di vecchie “prime pagine” di cui i lettori dovevano indovinare la data sulla base delle notizie contenute. Un giorno, una di queste prime pagine conteneva la notizia di un omicidio, con l’indicazione del nome del colpevole. Il diretto interessato che vide spuntare il proprio nome dopo diversi anni fece causa al giornale e vinse.

Ora, se nella carta stampata episodi simili sono davvero rari, sul web, invece, la lesione del diritto all’oblio è facilmente realizzabile.

Diritto all’oblio: la normativa

Fino a pochissimo tempo fa il diritto all’oblio non aveva un riferimento normativo. Esso era il frutto della elaborazione giurisprudenziale, avvenuta dapprima in ambito europeo ad opera della Corte di Giustizia Ue [1], e poi recepito dalle corti nazionali. Con il nuovo Regolamento europeo sulla privacy [2], invece, il diritto ad essere dimenticati dal web è stato regolamentato e i Paesi Ue hanno tempo sino al maggio 2018 per l’adattamento degli ordinamenti interni.

Come esercitare il diritto all’oblio?

Per chiedere la cancellazione dei propri dati da internet alcuni siti web mettono a disposizione dei moduli per effettuare la richiesta. In difetto, il metodo più semplice e risolutivo è inviare una diffida al titolare del sito. A tal fine è sempre meglio valersi di uno studio legale che conosca la disciplina perché i giornali ed i motori di ricerca, che vivono e si nutrono di informazioni, non sono soliti cancellare i dati alla prima richiesta dell’interessato. In mancanza di adempimento, si può ricorrere al procedimento civile in via d’urgenza [3]. La procedura d’urgenza risulta indispensabile attesa la rapidità con cui si diffondono le notizie sul web e la durata dei giudizi.  Il procedimento in questione consente di ottenere rapidamente la rimozione delle informazioni dal web ma non consente la richiesta di risarcimento del danno per la quale si può sempre far ricorso ad un procedimento ordinario.

note

[1] Corte di Giustizia, sent. del 13.05.2014, C- 131/2012.

[2] Regolamento Ue, n. 679 del 27.04.2016.

[3] ai sensi dell’art. 700 c.p.c.

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