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Clausole di indicizzazione: come funzionano

31 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 31 ottobre 2017



Le clausole di indicizzazione adeguano la somma dovuta dal debitore al variare di determinati parametri di riferimento. Vediamo cosa sono e come funzionano

Le obbligazioni pecuniarie sono quelle che hanno ad oggetto una somma di denaro (per un approfondimento, leggi: Cosa sono le obbligazioni pecuniarie?). Principio cardine in materia è il principio nominalistico, che espone il creditore al rischio di un’eventuale svalutazione monetaria (in proposito, leggi: Cos’è il principio nominalistico?). A tale situazione di svantaggio nei suoi confronti sopperisce l’istituto delle cosiddette “clausole di indicizzazione”. Ma procediamo con ordine e vediamo come opera il principio nominalistico, cosa sono le clausole di indicizzazione e come funziona il relativo meccanismo.

Il valore nominale della moneta ed il principio nominalistico

Secondo la legge [1], i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. Nel nostro Paese la moneta avente corso legale è l’euro, introdotta il 1° gennaio 1999 ed entrata in circolazione il 1° gennaio 2002. Il valore nominale consiste nel valore numerico del denaro indicato sulla moneta o sulla banconota. Il valore nominale, a differenza del valore reale (che consiste nel valore di acquisto),  non è stabile ma è soggetto a cambiamenti dovuti ai flussi del mercato (si pensi ad un fenomeno inflattivo, al verificarsi del quale la moneta subisce una svalutazione in termini di valore nominale, mentre rimane invariato il valore reale). Sul valore nominale si basa il cosiddetto “principio nominalistico“, secondo cui l’adempimento delle obbligazioni pecuniarie consiste nell’elargizione della medesima somma di denaro prevista originariamente dal contratto, non rilevando i successivi fenomeni economici che comportino una svalutazione del valore nominale della moneta.

Svalutazione monetaria: di chi è il rischio?

Affinché, dunque, le obbligazioni pecuniarie possano estinguersi, è necessario che il debitore elargisca la medesima somma di denaro originariamente prevista dal contratto; gli eventuali fenomeni economici non incidono sulla somma da corrispondere. Se, per esempio, un soggetto (debitore) si obbliga a corrispondere una somma pari a 500 euro ad un altro (creditore), la somma dovuta sarà la medesima anche qualora l’obbligazione dovesse essere adempiuta dopo un considerevole lasso di tempo, durante il quale si sia registrata una svalutazione del valore nominale della moneta dovuta ad una crisi del mercato. Alla luce di quanto appena detto, sorge spontanea la domanda: chi è il soggetto esposto al rischio di un’eventuale svalutazione monetaria? Tale soggetto non può che essere il creditore.

Cosa può fare il creditore per tutelarsi?

Il creditore, per evitare di subire le conseguenze dovute ai fenomeni di svalutazione monetaria, può inserire nel contratto una clausola di indicizzazione.

Cosa sono le clausole di indicizzazione?

Le cosiddette “clausole di indicizzazione” hanno lo scopo di adeguare la somma dovuta dal debitore al variare di determinati valori che assurgono al ruolo di parametro di riferimento, come il variare del costo della vita (cosiddetta “clausola Istat”) o il variare del costo di determinati beni (“clausola merci“).

La “clausola oro”

In passato, la clausola più utilizzata era la cosiddetta “clausola oro“: attraverso l’inserimento di tale clausola nel contratto, l’importo nominale dovuto cambiava in relazione al variare del prezzo dell’oro. Questo metallo prezioso si riteneva essere un bene avente un valore stabile. Le crisi economiche dell’ultimo periodo hanno, tuttavia, dimostrato come non esistano beni dal valore stabile: anche il valore dell’oro è soggetto ai flussi del mercato e un’eventuale variazione del suo prezzo potrebbe dipendere dalle oscillazioni della domanda e dell’offerta piuttosto che da una svalutazione dell’euro. Oggi si ritiene che siano dotate di maggiore stabilità le clausole che si fondano sull’indice generale dei prezzi sul mercato.

Clausole di indicizzazione e obbligazioni di valuta

Nonostante questo meccanismo di adeguamento a determinati valori di riferimento, le obbligazioni pecuniarie che prevedano una clausola di indicizzazione sono obbligazioni di valuta. Queste ultime sono quelle che hanno ad oggetto fin dal principio una somma di denaro determinata o determinabile; al contrario delle obbligazione di valore, che invece hanno ad oggetto l’equivalente in denaro di un certo bene (si pensi alle obbligazioni risarcitorie).

Le clausole di indicizzazione legali

Le clausole di indicizzazione possono essere legali, giudiziarie ovvero negoziali. Sono legali quelle che vengono previste dal legislatore, che adegua la somma che dovrà essere elargita dal debitore al variare di alcuni indici monetari. In altre parole, il legislatore, per evitare che determinate obbligazioni, assoggettate al mero principio nominalistico, possano comportare l’assunzione di un notevole rischio nei confronti del creditore, prevede che vi sia un automatico adeguamento dell’importo dovuto dal debitore a certi valori, presi come parametro di riferimento.

Le clausole di indicizzazione giudiziali

Le clausole di indicizzazione giudiziali sono quelle che prevedono un meccanismo di adeguamento dell’importo dovuto ad opera del giudice. Si pensi alle obbligazioni in materia di assistenza familiare. La legge [2] prevede un meccanismo di adeguamento automatico agli indici di svalutazione monetaria dell’assegno di somministrazione periodica che uno dei due coniugi è tenuto a corrispondere all’altro, qualora quest’ultimo non abbia mezzi adeguati o non possa procurarseli per ragioni oggettive. Tale criterio di adeguamento automatico dell’assegno deve essere previsto dal giudice nella sentenza che dispone lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, nonché l’obbligo di somministrazione del suddetto assegno.

Le clausole di indicizzazione negoziali

Le clausole di indicizzazione possono poi essere negoziali. Le parti, nel momento di stipulazione del contratto, possono prevedere che l’importo dovuto dal debitore si adegui a determinati indici.

 Quando si procede alla rivalutazione monetaria?

Per quanto concerne il momento in cui deve operarsi la rivalutazione monetaria, esso coincide con la scadenza dell’obbligazione; quest’ultima scade quando diventa attuale l’obbligo del debitore di adempiere la prestazione, nel momento cioè in cui il debitore è tenuto a pagare.

note

[1] Art. 1277 Cod. Civ.

[2] Art. 5, comma 7, L. 898/1970 (“Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”).

Autore Immagine: Pixabay.com


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