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Rimborsi chilometrici in busta paga

7 Novembre 2017 | Autore:
Rimborsi chilometrici in busta paga

Indennità e rimborsi chilometrici per le trasferte di lavoro: cosa sono e come vengono calcolati

Ogni volta che il lavoratore affronta un viaggio di lavoro con mezzi propri ed a sue spese, il datore di lavoro deve corrispondergli una indennità giornaliera non imponibile e detraibile.

In cosa consiste l’indennità chilometrica?

Questa indennità altro non è che un rimborso chilometrico che tiene conto, sulla base di apposite tabelle Aci, del carburante consumato dal veicolo e del suo naturale logorio a causa della trasferta. Nell’indennità chilometrica non sono ricompresi i pedaggi autostradali e gli eventuali costi dei parcheggi ma le seguenti spese: carburante, pneumatici, riparazioni e manutenzione, quota ammortamento capitale, assicurazione Rca, tassa automobilistica. Il rimborso chilometrico in busta paga, in realtà, rappresenta una eccezione, perché in linea generale tutte le somme che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore, anche se a titolo di rimborso spese, contribuiscono a determinare il reddito di lavoro dipendente.  Tutte le spese sostenute dal lavoratore devono essere documentate con fatture, scontrini, note spese a pena di indeducibilità.

Come anticipato per effettuare il calcolo del rimborso si prendono a riferimento le tabelle Aci aggiornate annualmente e strutturate secondo una percorrenza media in relazione a ciascuna tipologia di vettura esistente sul mercato.

Se da un lato il rimborso non tassabile in busta paga è un vantaggio per il lavoratore perché non costituisce fonte di reddito ai fini delle imposte sul reddito, dall’altro lo è anche per l’azienda. Questa, infatti, può dedurre fiscalmente il rimborso chilometrico pagato al dipendente. Stanti le ricadute su datore di lavoro e lavoratore, dunque, il trattamento fiscale dei rimborsi chilometrici è affrontato sia dalle norme dedicate al reddito d’impresa, sia da quelle relative al reddito da lavoro dipendente.

La disciplina fiscale dei rimborsi chilometrici fissa come limite massimo di deducibilità il costo di percorrenza per veicoli con potenza massima fino a 17 cavalli se a benzina e fino a 20 cavalli se diesel.  In caso di veicoli superiori la quota in eccesso di rimborso non può godere del beneficio fiscale della detassazione. Purtroppo, però, molte aziende hanno e utilizzano utilizzato l’escamotage dei rimborsi chilometrici per fare transitare fittiziamente del denaro ai dipendenti con il vantaggio della deducibilità fiscale. Questo meccanismo è in realtà illecito e l’Agenzia delle Entrate ha diverse possibilità di accorgersi del trucchetto. Pertanto è sempre prudente che l’azienda tracci correttamente i giorni effettivi di trasferta dei lavoratori e su questi calcoli la quota di rimborso spettante.

Destinazione della trasferta

Una differenza importante deve essere compiuta in base al luogo di destinazione della trasferta. Ed infatti, se la trasferta è da effettuarsi nell’ambito del territorio comunale o in un Comune che dista meno di 10km dal luogo abituale di lavoro, il rimborso al lavoratore costituirà una voce imponibile della busta paga (tranne i rimborsi di spese di trasporto comprovati attraverso documenti provenienti dal vettore). Al contrario, i rimborsi chilometrici erogati per l’espletamento della prestazione lavorativa in un Comune diverso da quello in cui è situata la sede di lavoro sono esenti da imposizione.



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