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Precariato: insostenibile anche per i medici

11 Novembre 2017 | Autore:
Precariato: insostenibile anche per i medici

L’agonia dei contratti flessibili, dell’assenza di tutele e del precariato a tempo indeterminato colpiscono anche i medici

Il mondo delle professioni, soprattutto intellettuali, non è tutto rose e fiori. Anzi negli ultimi anni quelle dei professionisti sono tra le categorie più duramente colpite dalla crisi e dalla precarietà. E dal triste bilancio non fanno eccezione neppure i medici. Negli ultimi 10 anni, il numero dei camici bianchi con contratti di lavoro precari è più che raddoppiato. Ed è persino triplicato se guardiamo i numeri relativi alle donne medico.

La riforma Madia, tanto attesa per la sua – auspicata – ventata di stabilizzazioni, ha previsto che i concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato dei precari della sanità dovranno essere indetti entro il 31 dicembre 2018 e conclusi al 31 dicembre 2019 nel limite massimo del 50% delle risorse finanziarie disponibili per assunzioni a tempo indeterminato. Così allontanando di almeno altri due anni la speranza di una stabilizzazione e prolungando l’agonia dei contratti flessibili.

Medici dell’emergenza

Molti medici, poi, soprattutto neoabilitati (ma anche non) svolgono la propria attività in regime di libera professione, privata o convenzionata, su ambulanze o auto mediche con i vari sistemi di emergenza ed urgenza territoriali presenti sul territorio nazionale. Ma oggi, che la sanità invece di chiudere i rubinetti degli sprechi ha tagliato e continua a tagliare sulla salute dei cittadini, la tendenza è quella di affidare a privati molti servizi sanitari, attraverso appalti con assegnazioni al ribasso a prezzi concorrenziali.

L’esternalizzazione del servizio di 118, infatti, ha conseguenze catastrofiche anche per i diritti di chi lavora come medici, infermieri e autisti. In teoria si dovrebbe trattare di aziende private strettamente vincolate al rispetto di standard europei di sicurezza, professionalità, ed efficienza. In concreto tutto ciò si traduce da un lato nell’incertezza per il cittadino di non sapere quale mezzo e azienda o associazione possa intervenire, con quale personale a bordo e con che attrezzature. Dall’altro per il personale medico vuol dire precarietà, ferie negate e turni massacranti, stanchezza e stress.

Pochi probabilmente sanno che la maggior parte dei medici del 118 è precaria e quei medici che hanno un contratto di convenzione a tempo indeterminato in realtà hanno scarsa o nessuna tutela della malattia, nessun trattamento di fine rapporto, dubbia copertura assicurativa da parte delle Aziende Sanitarie, godono di soli 21 giorni di riposo l’anno e lavorano mediamente dalle 165 a oltre 200 ore mensili senza neanche godere della tutela della normativa in punto di turni massacranti proprio perché contrattualmente non risultano come medici dipendenti.

In realtà si tratta di professionisti altamente specializzati, perché la gestione dell’emergenza è sicuramente più complessa. Hanno competenze cardiologiche, rianimative, neurologiche e chirurgiche, e sono costretti a lavorare spesso in circostanze critiche facendo spesso la differenza tra la vita e la morte di un paziente.



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