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Tari gonfiata: e chi ha pagato il giusto?

13 Novembre 2017
Tari gonfiata: e chi ha pagato il giusto?

Caos Tari: in caso di Tari gonfiata è possibile chiedere il rimborso, ma a rimetterci potrebbero essere i cittadini che hanno pagato il giusto

In molti Comuni la Tari è stata gonfiata illegittimamente. I contribuenti che hanno subito gli errori di calcolo potranno, dunque, chiedere la restituzione di quanto pagato in eccesso. Per saperne di più leggi: Tari più cara per errore: come ottenere il rimborso. La corsa al rimborso, però, non sarà priva di conseguenze negative. Conseguenze che potrebbero riversarsi soprattutto su coloro che non hanno subito alcun errore ed hanno, dunque, pagato il giusto. Ed infatti, le somme oggetto di rimborso saranno “spalmate” su tutti i contribuenti. Il risultato? Saliranno le tariffe Tari ed i Comuni potrebbero anche chiedere di versare la differenza per il 2016 e il 2017. Ma procediamo con ordine.

Tari gonfiata e diritto al rimborso

Con molta probabilità, chi possiede una cantina, un garage, un box, posti auto, ecc. ha subito un errore di calcolo nel computo della tassa sui rifiuti ed avrà, pertanto, diritto al rimborso di quanto pagato in eccesso. Ed infatti, in presenza di abitazioni con pertinenze (quali appunto, cantina, box auto, ecc.), i Comuni hanno spesso “fatto male i calcoli”, gonfiando per errore la Tari e addebitando ai contribuenti somme eccessive, che dovranno essere restituite. Per capire se la Tari è stata gonfiata illegittimamente e cosa verificare prima di chiedere il rimborso leggi: Tari gonfiata: scatta la corsa al rimborso.

Caos tari: perché?

Ecco l’errore che ha causato l’illegittimo “gonfiamento” della Tari a discapito dei contribuenti. Ebbene, la Tari si compone di una parte fissa ed una variabile.

La parte fissa viene calcolata moltiplicando i metri quadrati dell’immobile (si considera al riguardo la superficie calpestabile), comprese le pertinenze (come la cantina o il garage). È palese che più grande è la casa, più alta sarà la somma da versare.

La quota variabile cambia in base al numero dei componenti della famiglia; essa è rapportata alla quantità di rifiuti che presumibilmente viene prodotta da colui o da coloro che risiedono nell’immobile in questione. Dunque, più sono i componenti della famiglia, maggiori saranno i rifiuti presumibilmente prodotti, più alta sarà l’imposta da pagare.

Tuttavia, ed ecco qui l’errore, qualora l’abitazione abbia anche delle pertinenze (come la cantina o il garage), la superficie delle pertinenze deve essere sommata alla superficie concernente l’abitazione principale.  Una volta compiuta tale operazione, si deve procedere all’applicazione delle tariffe. In sostanza, dunque,  la quota variabile si dovrebbe calcolare una sola volta, vale a dire con riferimento all’intera abitazione comprensiva anche delle sue pertinenze. I Comuni, invece, hanno frequentemente calcolato illegittimamente la Tari, dividendo l’abitazione dalle sue pertinenze e applicando ad ognuna di esse (separatamente) la quota variabile. In base a tale calcolo il povero contribuente si è visto recapitare una cartella di pagamento di notevole entità: in alcuni casi il cittadino è stato costretto a corrispondere addirittura il doppio rispetto al dovuto.

Ricapitolando, in presenza di abitazioni con pertinenze (garage, posti auto, ecc.), la quota variabile della tariffa deve essere calcolata solo una volta. Si apre quindi la strada alla restituzione della tassa pagata in eccesso, poiché in molte realtà comunali, anche grandi, la quota variabile della tariffa rifiuti è stata indebitamente applicata più volte.

Caos Tari: conguagli per i cittadini che hanno pagato il giusto

In caso di Tari “gonfiata” è possibile chiedere il rimborso, ma a rimetterci potrebbero essere i cittadini che hanno pagato il giusto. Il caos Tari, infatti, rischia di chiamare i contribuenti che finora hanno pagato “il giusto” a dover rimettere mano al portafogli per conguagliare le loro bollette, alla luce dei rimborsi che potranno scattare per coloro che hanno pagato più del dovuto.  Ed infatti, la corsa al rimborso è già cominciata e nei prossimi anni i contribuenti che sin’ora hanno pagato più del dovuto si vedranno limare la tassa sui rifiuti. Quei soldi andranno però spalmati sul resto dei cittadini, che quindi avranno un balzello un po’ più pesante. Ciò in quanto si apriranno dei veri e propri “buchi” sui piani finanziari degli enti, riferiti al passato. La questione è molto tecnica, tuttavia per comprendere meglio possiamo fare un esempio. Supponiamo che un Comune stimi di dover spendere 1000 euro per il servizio di smaltimento nel 2018. Il Comune, quindi, dovrà modulare la tassa tra i suoi contribuenti in modo da coprire quel costo. Avendo ora scoperto che alcuni in passato hanno pagato più del dovuto e avranno diritto a un rimborso, il Comune avrà sempre 1000 alla voce del costo del servizio, ma qualcosa in meno in termini di incassi. Il risultato? Tari: aumenti in vista. Risultato che, in verità avevamo già preannunciato qualche tempo fa, leggi in proposito: Tari: aumenti in vista


note

Autore immagine: Pixabay.com


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