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Adempimento del terzo: come funziona

13 Novembre 2017 | Autore:
Adempimento del terzo: come funziona

Nel nostro ordinamento qualsiasi terzo può adempiere ad un’obbligazione altrui. Vediamo in che modo

I rapporti obbligatori fanno parte della nostra quotidianità. Molto frequentemente, infatti, ci capita di vestire i panni di creditore o di debitore, a seconda che siamo tenuti a riscuotere o ad eseguire una determinata prestazione. Solitamente, colui che deve adempiere l’obbligazione, colui cioè che deve, ad esempio, pagare una somma di denaro o porre in essere una determinata prestazione è il debitore. Ma vi sono dei casi in cui l’adempimento viene eseguito da un soggetto diverso. Si parla, in questi casi, di adempimento del terzo. Ma procediamo con ordine.

Cos’è una obbligazione?

Con il termine “obbligazione” si fa riferimento a quel vincolo giuridico in forza del quale un soggetto (detto debitore) è tenuto ad eseguire una certa prestazione patrimoniale (determinata o determinabile) nei confronti di un altro soggetto (detto creditore). Tale prestazione è giuridicamente dovuta: qualora il debitore dovesse essere inadempiente, il creditore potrebbe agire nei suoi confronti per vie legali. Tale caratteristica è importante per distinguere le obbligazioni civili da quelle naturali (in proposito leggi: Cosa sono le obbligazioni naturali?), all’inosservanza delle quali l’ordinamento non ricollega alcun effetto sanzionatorio: colui che non tiene la condotta richiesta da un determinato dovere morale o sociale, incorrerà esclusivamente nella disapprovazione dei consociati.

Chi può adempiere all’obbligazione?

Di solito, colui che adempie all’obbligazione è il debitore. L’adempimento del debitore fa in modo che il creditore raggiunga il risultato perseguito, provocando l’estinzione del rapporto obbligatorio. Vi sono, tuttavia, delle ipotesi in cui a porre in essere la prestazione dedotta nel rapporto obbligatorio è un soggetto estraneo ad esso, un soggetto cioè che non è titolare dell’obbligazione. Ciò avviene, per esempio, nel caso di adempimento del terzo.

L’adempimento del terzo

Nel nostro ordinamento qualsiasi terzo può adempiere ad una obbligazione altrui, purché esegua la prestazione spontaneamente, nonché nella consapevolezza dell’altruità del rapporto (non deve, cioè, adempiere su ordine altrui, né credendo erroneamente di essere tenuto a quella determinata prestazione). Qualsiasi terzo è, quindi, legalmente legittimato ad adempiere ad un rapporto obbligatorio di cui non è parte: si tratta, tuttavia, di una legittimazione generica e non specifica (quest’ultima si ha, per esempio, in caso di rapporto di rappresentanza).

Adempimento del terzo: il creditore può opporsi?

Secondo la legge [1], l’obbligazione può essere adempiuta anche da un terzo ed il creditore non può opporsi, a meno che non vi sia un interesse apprezzabile a che il debitore esegua personalmente l’obbligazione. Si pensi, per esempio, ad una prestazione che ha carattere infungibile, come quella che deve essere eseguita da un pittore che si è assunto l’incarico di dipingere un quadro: è ovvio che, in tale eventualità, il creditore ha interesse a che la prestazione sia adempiuta dal debitore originario. In tale ipotesi, infatti, il creditore può opporsi. Diversamente avviene qualora manchi questo interesse apprezzabile a che il debitore esegua personalmente la prestazione dedotta nel rapporto obbligatorio, risultando indifferente se ad adempiere sia il debitore o un terzo. Si pensi all’obbligazione che ha ad oggetto una somma di denaro: per il creditore è indifferente se a corrispondere quanto dovuto sia il soggetto debitore o un terzo, in entrambi i casi l’interesse sotteso al rapporto obbligatorio sarà realizzato e si avrà estinzione del rapporto obbligatorio.

Adempimento del terzo: il debitore può opporsi? 

Il debitore originario, secondo quanto stabilito dal legislatore [2], può sempre rifiutare l’adempimento del terzo e a tal fine non vi deve essere necessariamente un interesse apprezzabile sotteso. Qualora, però, il debitore decida di manifestare la sua opposizione, il creditore ha sempre la facoltà di rifiutare l’adempimento offerto dal terzo, anche in mancanza dell’interesse apprezzabile. Da tale normativa viene il rilievo l’attenzione che il nostro ordinamento destina all’interesse del debitore all’estinzione personale del debito (l’interesse, per esempio, a non perdere di credibilità nei confronti dei consociati, con i quali è possibile intrattenere futuri rapporti obbligatori). A tale interesse si contrappone l’esigenza di fare in modo che il creditore realizzi gli obiettivi dedotti nel rapporto obbligatorio: poiché qualsiasi terzo è legittimato a pagare, si moltiplicano per il creditore le possibilità di vedere soddisfatto il proprio credito.

Perché il terzo adempie ad una obbligazione altrui?

I motivi che spingono un soggetto ad eseguire una prestazione oggetto di un rapporto obbligatorio di cui non è parte sono vari.  Normalmente il terzo agisce d’accordo con il debitore originario, il quale sarà obbligato a corrispondergli, in un secondo momento, quanto da lui elargito al creditore. Può anche capitare che il terzo agisca per spirito di liberalità nei confronti del debitore (si pensi al padre che estingue il debito del figlio) o per altri motivi.

La restituzione al terzo di quanto corrisposto

Salva l’ipotesi in cui il terzo agisca per spirito di liberalità, egli può agire nei confronti del debitore originario del rapporto obbligatorio attraverso l’azione di ingiustificato arricchimento [3]. In altre parole, il debitore, nel cui patrimonio si sia verificato un arricchimento non correlato ad una giusta causa, sarà tenuto ad indennizzare il terzo della diminuzione patrimoniale da quest’ultimo subita. Qualora l’arricchimento abbia per oggetto una cosa determinata, colui che l’ha ricevuta dovrà restituirla in natura, sempre che sia ancora esistente al momento in cui viene esperita la domanda.


note

[1] Art. 1180, comma 1, Cod. Civ.

[2] Art. 1180, comma 2, Cod. Civ.

[3] Art. 2041 Cod. Civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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