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Imposte di scopo: chi deve pagarle?

13 Novembre 2017 | Autore:
Imposte di scopo: chi deve pagarle?

Vediamo in cosa consistono e a chi sono rivolte le imposte di scopo. Vediamo, inoltre, quando danno diritto al rimborso

Le imposte di scopo sono quelle imposte che genericamente non finanziano le spese di uno Stato, ma sono destinate al finanziamento di particolari progetti, investimenti o spese. Il loro ricavato, quindi, è vincolato per legge a una particolare spesa o investimento. Se il progetto, poi, per le più svariate ragioni, non viene realizzato le imposte di scopo dovranno essere rimborsate ai cittadini. Ma procediamo con ordine e vediamo in cosa consistono e a chi sono rivolte le imposte di scopo. Vediamo, inoltre, quando danno diritto al rimborso.

Imposte di scopo: cosa sono?

Un’imposta di scopo è un tributo esplicitamente finalizzato e collegato al perseguimento di specifici obiettivi di volta in volta individuati dal soggetto che la istituisce. L’istituzione di un’imposta di scopo, in realtà, rappresenta un’eccezione al principio generale di unità di bilancio del nostro ordinamento, che vieta di creare dei collegamenti tra il gettito di uno specifico tributo ed una specifica spesa. Per tale motivo questa deroga deve essere precisamente prevista dal legislatore.

Imposte di scopo comunali

A livello locale le imposte di scopo (Iscop) sono un tributo comunale avente la finalità di finanziare determinate spese e servizi. Le imposte di scopo comunali sono state istituite con la legge del 2006 [1] che, come parzialmente riformata nel 2011 [2], prevede che i Comuni possano istituire un’imposta – di scopo appunto – destinata esclusivamente alla parziale copertura delle spese per la realizzazione di opere pubbliche. L’imposta è dovuta, in relazione alla stessa opera pubblica, per un periodo massimo di dieci anni e per la disciplina dell’imposta si applicano le disposizioni vigenti in materia di Imposta comunale sugli immobili (Imu). La legge prevede che i Comuni, nell’istituire l’imposta di scopo devono determinare:

  • l’opera pubblica da realizzare;
  • l’ammontare della spesa da finanziare;
  • l’aliquota di imposta;
  • l’applicazione di esenzioni, riduzioni o detrazioni in favore di determinate categorie di soggetti, in relazione all’esistenza di particolari situazioni sociali o reddituali;
  • le modalità di versamento degli importi dovuti.

Imposte di scopo: cosa possono finanziare?

L’imposta può essere istituita per le seguenti opere pubbliche:

  • opere per il trasporto pubblico urbano;
  • opere viarie, con l’esclusione della manutenzione straordinaria ed ordinaria delle opere esistenti;
  • lavori significativi di arredo urbano e di maggior decoro dei luoghi;
  • opere di risistemazione di aree dedicate a parchi e giardini;
  • opere di realizzazione di parcheggi pubblici;
  • opere di restauro, conservazione dei beni artistici e architettonici;
  • opere di realizzazione e manutenzione straordinaria dell’edilizia scolastica.

Imposte di scopo: rimborso ai cittadini

Se in seguito all’applicazione dell’imposta, l’opera pubblica non viene iniziata entro due anni dalla data prevista, i Comuni sono tenuti al rimborso dei versamenti effettuati dai contribuenti entro i due anni successivi. In ogni caso i contribuenti possono chiedere il rimborso degli importi versati entro il termine di cinque anni dal giorno del pagamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione. In realtà, deve dirsi che al contrario di quanto si possa pensare, sono stati pochissimi i Comuni ad aver istituito l’imposta di scopo: secondo i dati si tratterebbe di nemmeno 30 comuni sul totale di oltre 8mila comuni italiani. Inoltre, non esistendo un’anagrafe centralizzata come quella prevista per Imu, Tasi e Tari, ciascun contribuente deve verificare presso il proprio Comune oppure sul sito dell’Agenzia delle Entrate se è stata o meno istituita l’Iscop.


note

[1] Legge n. 296/2006 (Legge finanziaria 2007).

[2] ad opera del D.lgs. n. 23/2011.

Autore immagine: Pixabay.com


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