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Ordine dei medici: a chi spetta il pagamento della tassa?

28 Novembre 2017 | Autore:
Ordine dei medici: a chi spetta il pagamento della tassa?

La tassa di iscrizione all’ordine dei medici grava sulla struttura sanitaria o sul lavoratore? 

I medici per poter svolgere l’attività sanitaria, sia come liberi professionisti che come dipendenti, sono tenuti al pagamento della tassa di iscrizione all’ordine dei medici. In termini generali abbiamo affrontato la questione nell’articolo Dipendenti iscritti all’albo: tassa a carico della P.A.,  dove è emerso che il fenomeno è trasversale a tutte le professioni che impongono l’iscrizione ad un ordine professionale. La ragione per cui la tassa di iscrizione all’ordine è divenuta, per molti professionisti, odiosa è data dal fatto che l’ente pubblico, ossia il datore di lavoro, è l’unico beneficiario della prestazione lavorativa del professionista e pertanto dovrebbe sostenerne il relativo costo. Ma perché, invece, i medici, dipendenti pubblici in regime di esclusività, devono pagare la tassa di iscrizione se la loro prestazione è fruita in maniera esclusiva dall’ospedale in cui lavorano? Vediamo di capirne di più.

Iscrizione all’ordine: requisito essenziale

L’iscrizione all’albo professionale costituisce requisito essenziale ed indispensabile per poter svolgere l’attività sanitaria, sia come libero professionista sia nell’ambito del rapporto di servizio in regime di lavoratore dipendente. Allo stato, dunque, il medico dipendente deve essere necessariamente iscritto ad un albo e questa circostanza costituisce ineludibile requisito per svolgere la propria attività. Questa necessità imporrebbe che fosse cura dell’ente pubblico farsi carico degli adempimenti necessari per assicurare nel tempo la sussistenza del requisito che rappresenta per il medico il presupposto indispensabile della sua assunzione e dello svolgimento della relativa professione.

Iscrizione all’ordine: l’intervento della Cassazione

La questione è stata anche recentemente affrontata dalla Corte di Cassazione [1] in relazione alla professione forense, ma il principio non può non ritenersi valido per tutte le professioni. La Corte, in particolare, ha stabilito che se l’iscrizione all’albo è presupposto indefettibile per l’esercizio della professione e se sussiste il vincolo di esclusività per cui l’ente pubblico è l’unico beneficiario della prestazione resa dal professionista, allora l’onere economico di pagare la relativa tassa deve gravare sul datore di lavoro. Nel ragionamento della Suprema Corte il riferimento è al contratto di mandato [2] a mente del quale «il mandante è obbligato a tenere indenne il mandatario da ogni diminuzione patrimoniale che questi abbia subito in conseguenza dell’incarico, fornendogli i mezzi patrimoniali necessari». Per cui, il pagamento della tassa deve gravare sul datore di lavoro e, se viene anticipato dal lavoratore, deve essere rimborsato dall’ente in base al principio generale applicabile nell’esecuzione del contratto di mandato.

Iscrizione all’ordine: l’orientamento della Corte dei conti

Di contrario avviso è la magistratura contabile, come risulta da diverse pronunce emesse in sede di controllo [3], secondo le quali è ad esclusivo carico del dipendente il pagamento dell’iscrizione annuale all’albo. La Corte dei conti fonda le proprie conclusioni su due argomenti:

  • l’iscrizione ad un albo professionale, anche ove fosse necessaria per lo svolgimento dell’attività svolta dal dipendente per l’ente, non può ritenersi effettuata nell’esclusivo interesse del datore di lavoro, poiché arreca anche benefici diretti nella sfera del dipendente;
  • il principio espresso dalla legge [4] secondo cui l’attribuzione di trattamenti economici può avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi o, alle condizioni previste, mediante contratti individuali.

Conseguenza di questi principi è, secondo i giudici contabili, che l’eventuale rimborso al dipendente delle spese di iscrizione all’albo si traduce in un onere finanziario ingiustificato, privo di fondamento normativo e, perciò, tale da integrare una possibile ipotesi di danno erariale.

Iscrizione all’ordine: i tribunali di merito

All’indomani della sentenza della Corte di Cassazione, molti professionisti si sono rivolti al proprio ente di appartenenza ed hanno richiesto il rimborso di quanto pagato nei 10 anni precedenti (attesa la prescrizione decennale).  Ma non tutti gli ordini e per non tutte le categorie professionali gli esiti sono stati i medesimi.

Ad esempio, il Tribunale di Milano [5], ha recentemente respinto la domanda di una infermiera dipendente di una struttura pubblica e ha fondato il suo rigetto sulla considerazione che per gli infermieri non vige un divieto assoluto di svolgere attività in favore di terzi (come esiste per gli avvocati). Infatti, gli infermieri, anche dipendenti pubblici a tempo pieno, possono svolgere attività professionale esterna previa autorizzazione dell’ente di appartenenza, subordinata all’assenza di conflitto di interessi.

Nonostante gli orientamenti della giurisprudenza sopra esaminata, non si può non dissentire dal fatto che è del tutto irragionevole pretendere dal medico in regime di esclusiva il pagamento della tassa di iscrizione all’ordine. Più corretto e logico sarebbe, invece, sostenere che debba essere  l’azienda presso cui il medico presta esclusivamente la propria attività professionale a farsi carico del relativo pagamento.


note

[1] Cass., sent. n. 7776 del 16.04.2015.

[2] Art. 1719 Cod. Civ.

[3] Corte dei Conti, Sez. Reg. Puglia, deliberazione n. 29/2008

[4] Art. 2, co. 3, del D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165.

[5] Trib. Milano, sent. n. 1161 dell’11.05.2016.

Autore immagine: Pixabay.com


1 Commento

  1. non è esattamente così, almeno fino alla legge n. 3/2018. infatti prima di tale legge, vigeva la norma dell’art. 10 del D.lvo CPS n. 233/1946 che prevedeva la facoltà e non l’obbligo di iscrizione all’albo per i sanitari pubblici dipendenti, ai quali non fosse vietato l’esercizio della libera professione. va da sé che laddove è vietato l’esercizio della libera professione non vi è l’obbligo di iscrizione all’albo. argomenti giurisprudenziali (cass. pen. Sez. VI, del 13-02-2009, n. 6491; Tribunale di Venezia, 2^ sezione penale, sentenza n. 266 del 29/02/2016). il caso dell’avvocato pubblico dipendente non è estendibile perché per gli avvocati dipendenti vi è un apposito elenco speciale annesso all’albo, non rinvenibile per altre professioni.
    la legge n. 3/2018 ha abrogato il citato art. 10, ma da febbraio 2018.

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