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Eredità: come tutelarla?

12 Dicembre 2017 | Autore:
Eredità: come tutelarla?

Azioni e rimedi posti a tutela degli eredi e dell’eredità

Come a tutti noto, l’apertura di una successione può comportare una serie di situazioni conflittuali. In particolare la maggior parte dei dissidi riguardano i rapporti tra:

  • gli eredi e i soggetti che a vario titolo sono in possesso di beni ereditari, sia in quanto si ritengono a loro volta eredi, sia nei casi in cui siano privi di un valido titolo per farlo;
  • i vari coeredi, quando alcuni lamentano di essere stati lesi nella loro quota riservata per legge (legittimari pretermessi o danneggiati).

Nel primo caso, l’azione giudiziaria da intraprendere si chiama petizione ereditaria, mentre nel secondo viene in rilievo l’azione di reintegrazione. Ma vediamo  nel dettaglio di cosa si tratta.

Eredità: quali azioni a tutela?

Prima di entrare nel merito delle singole azioni a tutela dell’eredità, deve precisarsi che l’esperimento dell’azione giudiziaria deve essere preceduto da un tentativo obbligatorio di mediazione [1]. Attenzione: il mancato previo tentativo di mediazione comporta che il giudice adito dichiari l’improcedibilità della domanda.

Eredità: l’azione di petizione

Come anticipato, se all’apertura della successione i beni del defunto entrano nel possesso di estranei alla successione, l’erede ha la facoltà di esercitare l’azione di petizione ereditaria, al fine di vedere riconosciuto il titolo di erede ed ottenere la restituzione dei beni [2]. Chi promuove l’azione di petizione  deve fornire la prova della sua qualità di chiamato all’eredità e l’appartenenza dei beni alla massa ereditaria. Da ciò consegue che, ad esempio, i beni che non facevano più parte della massa ereditaria al tempo dell’apertura della successione non possono formare oggetto di questa azione.

L’azione, oltre che dagli eredi che hanno accettato, è proponibile dai seguenti soggetti:

  • l’erede che non ha accettato, in quanto il proporre azione equivale ad accettazione tacita;
  • l’erede che ha accettato con beneficio di inventario;
  • il coerede, senza che sia necessario l’integrale contraddittorio tra tutti i coeredi;
  • il curatore fallimentare in caso di fallimento del defunto;
  • il curatore dell’eredità giacente;
  • il legittimario che ha vinto l’azione di riduzione;
  • i creditori dell’erede, ma solo in via surrogatoria.

Eredità: l’azione di reintegrazione

Come detto innanzi, l’altra situazione tipica di conflitto in occasione dell’apertura della successione è quella che vede gli eredi lesi nella loro quota spettantegli per legge. La legge, infatti, riconosce ad alcune categorie di eredi il diritto a ricevere una quota predeterminata dei beni del defunto. Questi eredi, detti legittimari, qualora vedono compromessa la propria quota di legittima, possono agire in giudizio con un’azione in grado di limitare le disposizioni del defunto o delle eventuali donazioni che questi ha fatto in vita. Questa azione prende il come di azione di reintegrazione della quota legittima o riservata ai legittimari.

L’azione di reintegrazione della quota di legittima si articola secondo il seguente iter:

  • Riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive: il legittimario agisce o perché è stato pretermesso, cioè completamente escluso dalla successione con un testamento, oppure perché ha subito una lesione quantitativa della sua quota di legittima a seguito di testamento o a causa di donazioni effettuate dal defunto.
  • Restituzione da parte dei beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive. Una volta ottenuta la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive il legittimario può agire nei confronti dei relativi beneficiari per la restituzione dei beni. L’azione, tuttavia, non si rivela necessaria nel caso in cui il legittimario sia già in possesso dei beni.  Tuttavia, se un bene non può essere restituito perché risulta distrutto per causa di forza maggiore, il legittimario non può pretendere altro ed è costretto a sopportare tali conseguenze negative.
  • Restituzione da parte dei terzi acquirenti dai beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive.

Ottenuta la sentenza definitiva di riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive, i legittimari possono chiedere ai terzi che hanno acquistato il bene da chi l’ha ricevuto, la restituzione dei beni immobili o beni mobili registrati, a patto che:

  • non siano trascorsi 20 anni dalla trascrizione della donazione;
  • il patrimonio del donatario non appaia sufficiente a soddisfare le pretese dei legittimari;
  • il terzo acquirente non abbia pagato l’equivalente in denaro del bene da restituire.

note

[1] D. Lgs. 28/2010.

[2] Ai sensi dell’art. 533 Cod. Civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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