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Come gestire l’eredità prima dell’accettazione

15 Dicembre 2017 | Autore:
Come gestire l’eredità prima dell’accettazione

Vediamo come tutelare e gestire il patrimonio ereditario prima dell’accettazione ed in cosa consiste la cosiddetta eredità giacente

Nel momento in cui muore il soggetto alla cui eredità si è chiamati per legge (successione legittima) o per testamento (successione testamentaria) non si diventa automaticamente eredi,  ma è necessario che il chiamato alla successione ponga in essere un comportamento che implichi una volontà di accettare l’eredità (cosiddetta accettazione tacita dell’eredità), oppure dichiari di volerla accettare (accettazione espressa). Questa decisione è molto importante e non può esser presa con leggerezza. Ciò in quanto nel nostro ordinamento, vale il principio secondo cui una volta divenuti eredi, lo si è sempre: l’accettazione dell’eredità, infatti, non è revocabile. Proprio per questo motivo, la legge concede ai chiamati all’eredità 10 anni di tempo per decidere se accettarla o rifiutarla. Per saperne di più leggi anche: Qual è il termine per accettare l’eredità?

Ciò premesso, non può non osservarsi come il tempo di 10 anni sia, in realtà, molto lungo (per sapere come abbreviare questo termine leggi: La fissazione del termine per accettare l’eredità). È inevitabile, dunque, che durante questo periodo si pongano una serie di problemi pratici in ordine alla gestione del patrimonio ereditario. Vediamo, quindi, quali strumenti offre la legge al fine di risolvere questi problemi, cosa bisogna fare prima di accettare l’eredità  e come tutelare e gestire l’eredità nel periodo compreso tra l’apertura della successione e quello dell’accettazione da parte del soggetto chiamato ad ereditare.

Amministrazione del chiamato e del curatore

Nel periodo ricompreso tra l’apertura della successione e quello dell’accettazione da parte del soggetto chiamato ad ereditare, la legge ha previsto due tipologie di amministrazione:

  • quella affidata provvisoriamente al chiamato che ancora non ha accettato. Ai sensi della legge [1], infatti, nel tempo  intercorrente tra l’apertura della successione e l’accettazione, il chiamato può compiere determinati atti ed esercitare determinati poteri volti alla corretta conservazione del patrimonio ereditario. Se, poi, il chiamato all’eredità dovesse decidere di non accettarla, avrà diritto ad essere rimborsato per le somme che ha speso al fine di tutelare e gestire il patrimonio ereditario [2].
  • quella affidata ad un curatore appositamente nominato, qualora l’eredità non si trovi nella disponibilità del chiamato (si parla, al riguardo, di cosiddetta eredità giacente).

Affidamento del patrimonio al chiamato

Come anticipato, nel tempo intercorrente tra l’apertura della successione e l’accettazione, il chiamato all’eredità può compiere alcuni atti ed esercitare certi poteri volti alla corretta conservazione del patrimonio ereditario. Vediamo di quali atti e di quali poteri si tratta.

Innanzitutto, il chiamato può proporre le azioni possessorie (vale a dire a tutela del proprio possesso)  relativamente ai beni facenti parte dell’eredità, nei confronti di terzi e anche nei confronti di altri chiamati. Il chiamato all’eredità, inoltre, può compiere atti finalizzati alla conservazione, alla vigilanza e all’amministrazione dei beni ereditari, quali ad esempio:

  • richiesta di provvedimenti cautelari, quindi sequestri conservativi e giudiziari;
  • trascrizioni di atti di acquisto del defunto e iscrizione di ipoteche a lui concesse, o rinnovi;
  • predisposizione di un inventario dei beni;
  • stipula di contratti di locazione o affitto.

Se, invece, nel patrimonio ereditario si trovano beni che non si possono conservare o la cui conservazione richiede un alto costo economico, il chiamato può rivolgersi giudice per essere autorizzato a venderli. Competente è il Tribunale del luogo di apertura della successione. Il chiamato può, inoltre, contrarre mutui passivi garantiti da ipoteca, se preordinati a procurare somme necessarie a garantire l’integrità e la conservazione dei cespiti ereditari. Ciò che gli è vietato è il compimento di atti di investimento, accettazioni di eredità devolute al defunto, legati o donazioni: si tratta, infatti, di atti che esulano dalla funzione conservativa e presuppongono la volontà di divenire eredi. Si ricordi, in proposito, che l’accettazione dell’eredità può essere anche tacita. L’accettazione tacita dell’eredità si ha quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto, né motivo di porre in essere se non nella qualità di erede. Ad esempio, sono atti di accettazione tacita dell’eredità: la cessione di beni ereditati o altri atti di disposizione degli stessi, l’avvio di una causa per la divisione giudiziale dell’eredità, l’utilizzo di denaro ereditato.

Affidamento del patrimonio ad un curatore: l’eredità giacente

Quando, in attesa di accettazione, l’eredità non è nella disponibilità del chiamato o dei chiamati, è possibile ricorrere all’istituto dell’eredità giacente, che prevede la nomina di un apposito curatore.

Eredità giacente: cos’è

Si ricorre all’istituto dell’eredità giacente quando sussiste una situazione di incertezza sulla destinazione del patrimonio ereditario: essa si verifica nei casi in cui il chiamato all’eredità non abbia ancora accettato, oppure nel caso in cui non ci sia notizia di eventuali eredi in vita del de cuius. L’elemento caratterizzante la giacenza, che è appunto la situazione di incertezza, fonda la distinzione tra l’eredità giacente e l’eredità vacante, che è l’istituto caratterizzato dalla certezza (e non incertezza) della mancanza di chiamati all’eredità: tale consapevolezza comporta la devoluzione a beneficio dello Stato.

Presupposto della nomina di un curatore dell’eredità giacente è, quindi, la mancata accettazione da parte dell’unico chiamato alla successione o di tutti i destinatari della delazione ereditaria. Attenzione: nel concorso di più chiamati all’eredità alcuni soltanto accettanti, non è configurabile l’eredità giacente pro quota, atteso che la funzione dell’istituto è la conservazione e la amministrazione del patrimonio nel suo complesso.

Nomina del curatore dell’eredità giacente

La nomina del curatore spetta al Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione. Il Tribunale vi provvede su istanza presentata dalle persone interessate (ad esempio legatari, chiamati in ordine successivo o sotto condizione, ecc.) oppure d’ufficio.
Avverso il decreto di nomina è ammesso reclamo al Tribunale collegiale. Il curatore è scelto discrezionalmente dall’autorità giudiziaria, essendo sufficiente la presenza dei requisiti di capacità (e potendo, secondo una tesi, essere anche lo stesso chiamato all’eredità).
In caso di testamento, se il testatore ha previsto un curatore in attesa di accettazione da parte dei designati, il Tribunale dovrebbe nominare tale soggetto. Il decreto di nomina è notificato, a cura del cancelliere, alla persona prescelta entro il termine ivi stabilito, dopodiché è pubblicato per estratto nella Gazzetta Ufficiale e iscritto nel registro delle successioni.

Eredità giacente: documenti e costi

Per chiedere l’apertura della procedura di eredità giacente occorrono:

  • ricorso al giudice della successione e relativa nota di iscrizione;
  • certificato di morte;
  • certificato storico anagrafico del defunto e della sua famiglia di origine attestante l’inesistenza di chiamati all’eredità entro il 6ogrado;
  • marca da bollo da € 27;
  • contributo unificato di € 98.

note

[1] Art. 460 Cod. Civ.

[2] Art. 461 Cod. Civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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