Business | Articoli

Cosa rischia l’imprenditore che non dichiara i contributi?

16 Dicembre 2017 | Autore:
Cosa rischia l’imprenditore che non dichiara i contributi?

Il datore di lavoro che non presenta le dichiarazioni contributive rischia una condanna penale a prescindere dal fatto che abbia pagato i propri dipendenti

L’imprenditore che, al fine di non versare i contributi obbligatori all’Inps, non presenta  le dichiarazioni contributive rischia non solo una salata multa, ma anche una condanna penale. A chiarirlo è stata proprio ieri (15.12.2017) la terza sezione penale della Corte di Cassazione [1], la quale ha avuto anche modo di precisare che, in tali ipotesi, la condanna penale vale a prescindere dal fatto che l’imprenditore, quale datore di lavoro, abbia corrisposto lo stipendio ai propri dipendenti. Ma procediamo con ordine e vediamo qual è il reato che viene in rilievo se l’imprenditore non dichiara i contributi e cosa dispone la legge al riguardo.

Mancata presentazione delle dichiarazioni contributive

La legge [2] punisce la mancata presentazione delle dichiarazioni contributive ogni qualvolta da ciò derivi un omesso versamento di contributi e premi previsti dalle norme sulla previdenza e sull’assistenza obbligatorie. Il reato che viene in rilievo in questi casi è quello di omissione o falsità in registrazione o denuncia obbligatoria da parte del datore di lavoro, punito con la reclusione fino a due anni.

Attenzione: dalla mancata presentazione delle dichiarazioni contributive deve derivare un’evasione contributiva. Il datore di lavoro, dunque, non presenta le dichiarazioni contributive al fine di non pagare i contributi obbligatori all’Inps. L’evasione contributiva deve superare un determinato importo che la legge  (che, in questo caso, non brilla per chiarezza) quantifica in «un importo mensile non inferiore al maggiore importo fra cinque milioni mensili e il cinquanta per cento dei contributi complessivamente dovuti».

Omessa dichiarazione: quali presupposti

Nella sentenza in commento, inoltre, la Suprema Corte ha avuto modo di chiarire quanto segue con riferimento ai presupposti necessari ai fini della configurazione del reato che commette chi non presenta le dichiarazioni contributive. Tale chiarimento si è reso necessario perché, nel caso in esame, l’imprenditore ha tentato di giustificarsi dicendo di aver comunque pagato gli stipendi ai propri dipendenti. Secondo la Suprema Corte, tuttavia, detta circostanza a nulla vale nelle ipotesi di omessa dichiarazione  dei dati obbligatori a fini previdenziali. A tal fine, infatti, è necessario tenere ben distinte due fattispecie, vale a dire:

  • omessa dichiarazione;
  • evasione contributiva.

Omessa dichiarazione ed evasione contributiva

Il presupposto del reato di omessa presentazione delle dichiarazioni contributive è rappresentato dalla mera costituzione del rapporto di lavoro, da cui – infatti – deriva l’obbligo contributivo.

In questi casi, dunque, a nulla vale l’effettiva corresponsione o meno della retribuzione nei confronti dei propri dipendenti. L’obbligazione contributiva, infatti, sorge con l’instaurazione del rapporto di lavoro e non con la corresponsione della retribuzione al proprio dipendente.

Il presupposto del reato di omessa dichiarazione, quindi, non è la retribuzione (pur sempre dovuta nei confronti dei lavoratori). L’imprenditore, dunque, non potrà tentare di giustificarsi dicendo di aver comunque stipendiato i propri dipendenti. La retribuzione, infatti, vale solo come imponibile (cioè come base) per quantificare l’importo dei contributi non versati (vale a dire dell’evasione contributiva), ma non anche a fondare il reato di omessa dichiarazione contributiva, per la cui sussistenza è sufficiente la mera esistenza di un rapporto di lavoro, che costituisce  – a sua volta – presupposto dell’obbligo contributivo.

È bene, inoltre, sottolineare che le prestazioni assistenziali e previdenziali sono comunque dovute ai lavoratori, anche se il datore di lavoro non ha mai versato i contributi, i quali – a loro volta – devono essere versati a prescindere dall’effettiva corresponsione della retribuzione.

 


note

[1] Cass., sent. n. 56077 del 15.12.2017.

[2] Art. 37 L. n. 689 del 1981,  rubricato: «Omissione o falsità in registrazione o denuncia obbligatoria», ai sensi del quale: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro che, al fine di non versare in tutto o in parte contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie, omette una o più registrazioni o denunce obbligatorie, ovvero esegue una o più denunce obbligatorie in tutto o in parte non conformi al vero, è punito con la reclusione fino a due anni quando dal fatto deriva l’omesso versamento di contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie per un importo mensile non inferiore al maggiore importo fra cinque milioni mensili e il cinquanta per cento dei contributi complessivamente dovuti. Fermo restando l’obbligo dell’organo di vigilanza di riferire al pubblico ministero la notizia di reato, qualora l’evasione accertata formi oggetto di ricorso amministrativo o giudiziario il procedimento penale è sospeso dal momento dell’iscrizione della notizia di reato nel registro di cui all’articolo 335 del codice di procedura penale, fino al momento della decisione dell’organo amministrativo o giudiziario di primo grado. La regolarizzazione dell’inadempienza accertata, anche attraverso dilazione, estingue il reato. Entro novanta giorni l’ente impositore è tenuto a dare comunicazione all’autorità giudiziaria dell’avvenuta regolarizzazione o dell’esito del ricorso amministrativo o giudiziario».

Autore immagine: Pixabay.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube