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Assegno di divorzio: spetta all’ex che ha una vita dignitosa?

17 Dicembre 2017
Assegno di divorzio: spetta all’ex che ha una vita dignitosa?

Non spetta l’assegno di divorzio alla ex che, da separata, conduce una vita dignitosa. Nessun rilievo assume il divario economico esistente tra moglie e marito

Sono sempre più frequenti i casi in cui, nelle dispute sull’assegno divorzile, ad avere la meglio sono gli ex mariti, non più costretti a versare  il relativo contributo sempre e comunque. Da ultimo, proprio alcuni giorni fa (in data 15.12.2017), la Suprema Corte [1] ha avuto modo di affermare che l’assegno divorzile non spetta all’ex che da separata conduce una vita dignitosa, chiarendo inoltre che – ai fini della corrensponsione dell’assegno di divorzio – nessuna rilevanza assume l’eventuale divario economico esistente tra moglie e marito.  Con tale pronuncia i giudici si sono uniformati ad una linea di pensiero che, in tema di assegno divorzile, è stata inaugurata alcuni mesi fa. Come noto, la famosissima sentenza della Cassazione del 10 maggio 2017 scorso [2] ha portato ad una radicale rivisitazione dei criteri per il riconoscimento ed il calcolo dell’assegno di divorzio. Se, infatti, rispetto al passato, non è mutata la situazione con riferimento all’ assegno di mantenimento dovuto  dopo la separazione (e il cui scopo resta quello di consentire al coniuge più debole la conservazione di un tenore di vita analogo a quello goduto durante la vita matrimoniale), stessa cosa non può dirsi riguardo all’assegno di divorzio. Il divorzio, infatti, recide ogni legame tra gli ex coniugi, sicché uno di loro potrà aver diritto all’assegno solo in mancanza di autonomia economica e sempre che questa non sia determinata da propria colpa (si pensi, ad esempio, alle dimissioni dal lavoro oppure all’ex che non si impegni affatto nella ricerca di un lavoro). Scopo dell’assegno di divorzio, dunque, è quello di garantire al coniuge più “debole” l’autosufficienza economica che è cosa ben diversa dall’agiatezza. 

Assegno di divorzio: quando spetta?

Ai fini del riconoscimento dell’assegno di divorzio non è sufficiente che l’ex coniuge non abbia mezzi adeguati, ma occorre anche che non possa procurarseli per ragioni oggettive. Al riguardo, negli ultimi tempi, si è registrata una maggior rigidità da parte dei giudici, i quali non solo sembrano circoscrivere il riconoscimento dell’assegno ai casi di comprovata impossibilità a procurarsi un reddito da parte del coniuge più debole, ma anche riguardo alla prova che questi dovrà fornire sul punto. Non basta, insomma, domandare l’assegno dichiarandosi, ad esempio, casalinga; bisognerà, invece, dimostrare in giudizio la propria effettiva incapacità economica.

Assegno di divorzio: cosa deve valutare il giudice?

La legge sul divorzio [3] elenca in modo più dettagliato i requisiti (corrispondenti alle “circostanze” e ai “redditi” di cui all’assegno di mantenimento) dei quali il giudice deve tener conto ai fini del riconoscimento e della quantificazione dell’assegno divorzile. Essi, tuttavia, non costituiscono un elenco tassativo, potendo il magistrato valutarne solo alcuni.

Si tratta in particolare:

  • della durata del matrimonio: la brevità dell’unione rende più debole il vincolo familiare da cui scaturisce l’obbligo di versare l’assegno; in altre parole, un matrimonio durato poco non può costituire una sorta di “assicurazione a vita” per il coniuge più debole, il quale potrà sì aspettarsi di ricevere un assegno dall’ex, ma certamente di importo ridotto rispetto a quanto previsto nel caso di unioni più durature;
  • del contributo personale fornito alla vita famigliare durante il matrimonio: si pensi alla donna che pur non avendo mai lavorato abbia comunque consentito per anni al marito un notevole risparmio in quanto si sia sempre occupata della cura della casa e dei figli. Tale contributo deve essere stato effettivo e non potrebbe certamente ritenersi sussistente nel caso in cui la donna, pur essendo sempre rimasta in casa, si sia abitualmente avvalsa dell’aiuto di colf e di baby sitter, pesando parimenti sul bilancio familiare;
  • del contributo economico fornito alla conduzione familiare durante il matrimonio: in tal caso il giudice dovrà più che altro fare riferimento alle risultanze emerse a riguardo nel giudizio di separazione;
  • delle condizioni dei coniugi, ossia della loro attuale situazione patrimoniale e personale (e i suoi riflessi sul piano economico): si pensi all’instaurazione di una nuova famiglia da parte del coniuge che dovrebbe versare l’assegno oppure al subentro di gravi problemi di salute che riducono la capacità lavorativa di uno dei due;
  • delle ragioni della decisione, cioè dei comportamenti, anche processuali, che hanno portato alla definitiva conclusione del rapporto coniugale.

Assegno di divorzio: a chi spetta fornire la prova

In passato gran parte degli assegni di mantenimento sono stati accordati a semplice richiesta: il giudice ha accordato in automatico il mantenimento, quasi si trattasse di una misura assistenziale perpetua, una sorta di assicurazione sulla vita. Sembra invece consolidarsi il principio per cui, se il richiedente (di norma la donna) non offre una valida giustificazione economica, con una prova rigorosa, della sua incapacità a procurarsi un reddito, perde ogni diritto.

Assegno di divorzio: spetta se l’ex conduce una vita dignitosa?

Tutti i principi sin qui esposti trovano ulteriore conferma in una recente pronuncia della Corte di Cassazione. Come anticipato ad incipit del presente articolo, infatti, la Suprema Corte ha avuto modo di tornare sul tema proprio alcuni giorni fa, affermando che l’assegno di divorzio non spetta all’ex che, da separata, conduce una vita libera e dignitosa, pur se non alla stessa stregua di quella del marito. Infatti, sottolineano i giudici: nessun rilievo ha il mero divario economico esistente tra le parti. L’aspetto più interessante della sentenza in commento è che la Corte rigetta la domanda della donna,  per non aver questa fornito alcuna prova in ordine al preteso diritto di ricevere l’assegno. L’assegno, insomma, non è una misura automatica, che scatta per il solo fatto del divorzio tra i due coniugi, ma è necessario dimostrare di averne diritto.


note

[1] Cass. ord. n. 30257 del 15.12.2017.

[2] Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017.

[3] Art. 5 L. n. 898/70.


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