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Decreto ingiuntivo: chi paga l’imposta di registro?

18 Dicembre 2017 | Autore:

> Business Pubblicato il 18 Dicembre 2017



Il decreto ingiuntivo è soggetto ad imposta di registro: vediamo da chi e in che misura deve essere pagata

Come noto, il provvedimento con cui viene definito un procedimento giudiziario è soggetto a registrazione. Pensiamo ad esempio ad un decreto ingiuntivo: a seguito della sua emanazione l’atto viene trasmesso all’Agenzia delle Entrate al fine della determinazione dell’ammontare dell’imposta di registro. Ma in cosa consiste l’imposta di registro?

Imposta di registro: cos’è?

L’imposta di registro è un tributo che si applica agli atti giuridici che devono essere registrati o che vengono volontariamente registrati. L’obbligo o meno di registrazione è determinato essenzialmente – e salvo alcune deroghe – dalla forma e dal contenuto dell’atto. L’imposta di registro, oltre che per gli atti giudiziari – esaminati in questa sede – è dovuta anche per gli atti pubblici e le scritture private autenticate e non autenticate. Va però effettuata una distinzione: per quanto riguarda gli atti pubblici, gli atti giudiziari e le scritture private autenticate si applica la legge vigente alla data di formazione di tali atti al fine della determinazione dell’imposta, mentre per quanto riguarda le scritture private non autenticate si applica il regime tributario vigente al momento della registrazione

Imposta di registro: per quali atti è dovuta?

Sono soggetti a registrazione gli atti dell’autorità giudiziaria ordinaria e speciale in materia di controversie civili che definiscono, anche parzialmente, il giudizio. Tra questi atti troviamo anche i decreti ingiuntivi esecutivi, i provvedimenti di aggiudicazione e quelli di assegnazione, le sentenze di delibazione ossia quelle pronunce che rendono efficaci nello Stato sentenze straniere e i provvedimenti che dichiarano esecutivi i lodi arbitrali.

Imposta di registro: entro che termine va versata?

Gli atti dell’autorità giudiziaria devono essere registrati in termine fisso. Ciò significa che la registrazione deve essere obbligatoriamente richiesta entro un preciso termine decorrente dalla data di formazione dell’atto. In particolare gli atti dell’autorità giudiziaria ordinaria e speciale in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio devono essere registrati decorsi 10 giorni dalla loro pubblicazione o emanazione ma al massimo entro i 30 giorni successivi. I decreti di trasferimento e gli atti nei quali il cancelliere interviene come ufficiale rogante, invece, vanno registrati entro 60 giorni. Vanno, invece, registrati entro 30 giorni da quando sono divenuti definitivi, le sentenze e gli altri atti recanti condanna al risarcimento del danno prodotto da fatti costituenti reato.

Imposta di registro: come si calcola?

In via generale l’importo dell’imposta di registro è determinato dal valore del bene o del diritto oggetto dell’atto. Se l’atto non contiene un’indicazione di valore, l’importo dell’imposta viene determinato dall’Agenzia delle Entrate. Gli atti che non hanno un contenuto patrimoniale, sono soggetti ad imposta in misura fissa. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate, in ogni caso, è presente una sezione denominata “calcolo degli importi per la tassazione degli atti giudiziari” attraverso la quale è possibile conoscere con esattezza l’importo dell’imposta di registro.

Imposta di registro di un decreto ingiuntivo: chi la paga?

La registrazione di un decreto ingiuntivo recante la condanna al pagamento di somme emesso nei confronti di debitore principale ed eventuali fideiussori, sconta l’imposta di registro in misura fissa o proporzionale a seconda del suo preciso contenuto. Debitore e creditore sono obbligati in solido al pagamento in favore dell’Erario ed anche se nei rapporti tra i due la tassa è certamente a carico del debitore, generalmente viene anticipata dal creditore che ha ottenuto il decreto ingiuntivo.

Presupposto per l’assoggettamento ad imposta di registro è l’esecutività, senza che rilevi l’esecuzione in concreto. Se il decreto ingiuntivo esecutivo reca la condanna al pagamento di una somma di denaro soggetta ad Iva, allora l’imposta di registro sarà nella misura fissa di 200 euro. Se, invece, il rapporto che ha dato origine all’emissione del decreto ingiuntivo non è soggetto ad Iva allora l’imposta di registro sarà proporzionale al 3%.

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Autore immagine: pixabay.com


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