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Scritture contabili: sono presunzioni semplici e possono essere contestate dall’imprenditore

3 Aprile 2013 | Autore:
Scritture contabili: sono presunzioni semplici e possono essere contestate dall’imprenditore

Valore probatorio limitato se contestato

Le scritture contabili sono una serie di documenti contabili e fiscali che ogni imprenditore è tenuto per legge a conservare, registrate e annotare in specifici registri e libri sociali. Esse costituiscono uno strumento amministrativo indispensabile per l’attività di qualsiasi imprenditore; per questo il codice civile ne sancisce l’obbligatorietà.

Quali sono le scritture contabili

Le scritture contabili obbligatorie per gli imprenditori sono:

– il libro giornale, nel quale vengono registrati giorno per giorno e in modo analitico tutti i movimenti contabili riguardanti l’esercizio dell’impresa;

– il libro degli inventari, che evidenzia la situazione patrimoniale dell’impresa anno dopo anno;

– il fascicolo della corrispondenza commerciale (lettere, fatture, telegrammi);

– le altre scritture richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa (come il libro mastro tipologico e non cronologico, il libro cassa, il libro magazzino, il libro fidi ecc.).

Il valore di prova delle scritture contabili

Nei rapporti tra gli imprenditori, il codice civile [1] riconosce alle scritture contabili una presunzione di attendibilità a favore delle parte che le ha redatte.

Secondo il codice, poi, queste scritture fanno prova contro l’imprenditore: ciò però non significa che lo stesso imprenditore non possa poi contestarle. In altre parole, pur se le risultanze dei documenti fiscali sono una prova contro l’azienda che le ha redatte, questo non vuol dire che quest’ultima ne rimane completamente “inchiodata”, senza poter dimostrare il contrario.

Una recente Sentenza della Cassazione [2] ha infatti ribadito il principio secondo cui le scritture contabili rappresentano presunzione semplici e, in quanto tali:

1) ammettono sempre la prova contraria da parte dello stesso imprenditore che le ha redatte;

2) possono essere liberamente valutate dal giudice alla stregua di ogni altro elemento probatorio;

Come affermato dalla Corte nella citata sentenza, le scritture contabili non possono considerarsi come una confessione,né hanno valore di presunzione assoluta (che, cioè, non ammettono prova contraria). I dati riportati nel bilancio di una società, regolarmente approvato, possono essere valutati liberamente dal giudice di merito che, sulla base degli altri elementi probatori, può escluderne l’attendibilità.


note

[1] Artt. 2709 cod. civ., 2710 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 6547/2013.


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