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Il contratto di rete di imprese: PMI più competitive

3 Aprile 2013
Il contratto di rete di imprese: PMI più competitive

L’unione fa la forza anche per le aziende; grazie al nuovo contratto di rete di imprese, le piccole e medie imprese possono superare la crisi, riducendo i costi e diventando più competitive.

 

Il contratto di rete di imprese è una forma flessibile di associazione fra imprese. Esso è rivolto principalmente alle piccole e medie imprese per aiutarle a fronteggiare la crisi.

Possono ricorrere a tale strumento tutte le imprese, sia individuali che collettive, senza limiti di dimensioni, senza vincoli di localizzazione territoriale o di tipologia di business.

Sebbene sia stato introdotto nel nostro ordinamento in tempi molto recenti [1] sta rapidamente diffondendosi in modo davvero eccezionale.

Alla fine del 2012 erano già circa tremila le imprese italiane che lo avevano scelto.

Cosa prevede

Mediante la sottoscrizione di un atto pubblico o di una scrittura privata autenticata, due o più imprese si impegnano a perseguire uno o più obiettivi comuni di carattere strategico, in termini di innovazione o di innalzamento della capacità competitiva, secondo modalità concordate.

Solo in via del tutto facoltativa, le imprese possono decidere di comune accordo di aggiungere a detto patto anche:

a – la costituzione di un organo comune cui affidare l’esecuzione in tutto o in parte dell’accordo, ed i poteri di gestione e rappresentanza della rete;

b – l’istituzione di un fondo patrimoniale comune;

c – la possibilità da parte di ulteriori imprese di una adesione successiva rispetto alla conclusione del contratto.

Qual è il suo scopo pratico

Tale strumento consente alle imprese:

1 – di accrescere la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato;

2 – di accrescere la capacità di finanziamento;

3 – di conservare pienamente la propria individualità/autonomia (non è infatti previsto che le imprese aderenti debbano sottomettersi al controllo di un unico soggetto).

Esso, dunque, mira al superamento, da parte delle piccole e medie imprese, delle principali problematiche di questo specifico settore produttivo: bassa capacità competitiva, scarsa circolazione delle conoscenze, scarsa propensione all’internazionalizzazione, limitata capacità di finanziamento.

Ed infatti:

– la stretta collaborazione tra le imprese partecipanti alla rete determina la realizzazione di economie di scala che, come noto, si traducono in una riduzione dei costi e, quindi, in ultima istanza, in una maggiore capacità competitiva;

– tra le imprese partecipanti alla rete si crea una maggiore facilità di circolazione delle conoscenze in virtù del perseguimento di uno scopo comune;

– le reti possono costituire una alternativa competitiva rispetto alle società multinazionali, senza implicare alcuna integrazione necessaria a livello proprietario e, quindi, senza pregiudicare in alcun modo l’autonomia giuridica e patrimoniale di ciascuna impresa aderente alla rete;

– l’interdipendenza delle varie imprese fa si che gli interessi di tutti i soggetti facenti parte della rete facciano da garanzia per il credito, arrivando alla possibilità di un sistema di rating che valuti la rete nel suo insieme e non quindi, le singole imprese che la compongono.

Differenza rispetto al consorzio e all’A.T.I. (associazione temporanea di imprese)

Il consorzio è il contratto con il quale due o più imprenditori “istituiscono una organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese[2].

Il raggruppamento temporaneo di imprese è lo strumento cui le imprese ricorrono per partecipare a gare di appalto quando singolarmente non possiedono i requisiti richiesti dal bando [3].

Le differenze fondamentali tra questi strumenti ormai risalenti e ben noti e il nuovo contratto di rete sono due:

1 – i primi hanno ad oggetto un affare specifico e limitato, mentre quest’ultimo può avere ad oggetto la realizzazione di un programma ampio e duraturo;

2 – solo con i primi nasce un soggetto giuridico autonomo e distinto rispetto alle singole imprese partecipanti.

di GIACOMO GUERRINI


A mero titolo esemplificativo, imprese operanti nel medesimo settore potrebbero obbligarsi a progettare e produrre, secondo disciplinari concordati, i componenti di un medesimo prodotto e, magari, a commercializzarlo poi sotto un marchio comune registrato, e secondo linee di marketing parimenti concordate.

note

[1] Art. 3 del D.L. 10 febbraio 2009 n. 5 (successivamente modificato dall’art. 42 D.L. 31 maggio 2010 n. 78)

[2] Art. 2602 cod. civ.

[3] T.A.R. Reggio Calabria sent. n. 1197 del 10.12.2009


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