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La banca è responsabile dell’illecito commesso dal proprio dipendente

1 Luglio 2013
La banca è responsabile dell’illecito commesso dal proprio dipendente

La banca è responsabile per la condotta illecita posta in essere dal suo dipendente e deve risarcire il danno causato al risparmiatore.

La banca è responsabile per il fatto illecito commesso dal proprio dipendente quando il danno causato al cliente è stato prodotto o anche solo facilitato da un comportamento riconducibile all’attività lavorativa affidata al lavoratore.

Lo ha stabilito la Cassazione [1] nell’ambito di un processo in cui il cliente aveva citato un istituto di credito, perché lo stesso fosse condannato alla restituzione di una somma di denaro prelevata dal conto corrente del risparmiatore da un dipendente della banca.

La Legge [2] prevede che i padroni e i committenti, cioè i soggetti che utilizzano e dispongono del lavoro altrui (o per meglio dire i datori di lavoro) sono responsabili per i danni causati dai loro dipendenti nell’esercizio dei compiti a cui sono stati destinati.

La banca è dunque responsabile per il danno commesso dal proprio dipendente tutte le volte che il fatto illecito subito dal cliente sia stato prodotto o agevolato da una condotta riferibile allo svolgimento dell’attività lavorativa.

C’è inoltre la responsabilità della banca anche quando il dipendente ha operato, superando i limiti delle proprie mansioni o ha agito di nascosto, sempre che la sua condotta sia rimasta entro i confini  dell’incarico affidato.


I risparmiatori possono agire in giudizio nei confronti della banca per chiedere il risarcimento del danno subito a causa del comportamento illecito tenuto dal dipendente nell’ambito delle mansioni affidategli dall’istituto di credito.

note

[1] Cass. sent. n. 8210/2013

[2] Art. 2049 cod. civ.


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